riciclo e riuso

Packaging, alleanza tra industria e grandi marchi per la rivoluzione green

A Bologna il primo Forum internazionale “Packaging speaks green”, dedicato alla sostenibilità di materiali e processi

di Ilaria Vesentini

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A Bologna il primo Forum internazionale “Packaging speaks green”, dedicato alla sostenibilità di materiali e processi


3' di lettura


Ilaria Vesentini
«All’Italia serve un piano “Industria Green”, sulla falsa riga di quanto realizzato per “Industry 4.0”, e la filiera del packaging Made in Italy, in quanto leader mondiale e antesignana nello sviluppo di soluzioni sostenibili, ha tutte le caratteristiche per ambire a essere il motore e la guida di una trasformazione verde di materiali e tecnologie di confezionamento su scala internazionale». Le parole di Enrico Aureli, presidente di Ucima (l’unione confindustriale dei costruttori di macchine automatiche per il confezionamento e l'imballaggio) sono la sintesi del traguardo cui mira la manifattura tricolore e che ha spinto la stessa Ucima a organizzare assieme a Fico il primo Forum internazionale dedicato alla sostenibilità nella produzione industriale: “Packging speaks green”.

L’evento a Bologna
Una due giorni, il 20 e 21 febbraio nella Sala Congressi di Fico Eataly World a Bologna, in cui i costruttori di tecnologie, Fondazione Fico, Wwf, Fao dialogheranno con i brand leader mondiali, da Amazon a Coop, da Coca Cola a Fater (JV P&G e Angelini), da Massimo Zanetti Beverages a Barilla per capire come virare le filiere produttive verso modelli di sviluppo rispettosi dell’ambiente, per rispondere a un’istanza planetaria sempre più sentita anche dai singoli cittadini e consumatori, non solo i giovanissimi mobilitati da Greta Thunberg e dai Friday for future: l’ambiente è diventato la prima preoccupazione per gli italiani.

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L’Osservatorio packaging
I dati 2020 dell'Osservatorio packaging del largo consumo attivato da Nomisma assieme a Spinlife – che saranno presentati in occasione del Forum - confermano infatti l’attenzione senza precedenti che anche gli italiani hanno verso l’imballaggio in fase di acquisto, per contro senza alcuna elasticità nei confronti del prezzo: il 41% dei consumatori non è disposto a pagare in più per l’eco-pack, perché per il 99% degli intervistati è compito dell'industria e dei retailer produrre packaging a minor impatto ambientale, senza scaricare gli oneri a valle. Oggi l’eco-impronta del pack influenza il 46% dei consumatori nella scelta dei prodotti per la persona, il 43% nella scelta dei prodotti alimentari. E quasi un italiano su due (il 48%) ha smesso di acquistare prodotti che presentano un eccesso di imballaggio.

L’attenzione verso la sostenibilità del packaging si inserisce in un quadro generale di mutata sensibilità nei confronti dell’ambiente, per cui si abbina al concetto di sostenibilità quello di prodotto biologico (42% del campione), di confezione fatta con materiali riciclati o a basso impatto ambientale (37%), di processi produttivi che utilizzano fonti rinnovabili (31%) o con basso consumo di energia/acqua (18%), che garantisce il giusto reddito a chi lo produce (24%).

«La sostenibilità è un obiettivo che viaggia su filiera lunga, dalla produzione agroalimentare alle nostre case – conclude il presidente di Fondazione Fico, l’agroeconomista Andrea Segrè -. Alla luce dei dati Nomisma il 98% dei cittadini sa che i piccoli gesti quotidiani di ciascuno possono incidere sulla salute del pianeta, così come il Rapporto Waste Watcher 2020 ci conferma che cibo e salute (dell’ambiente e dell’uomo) sono un binomio strettissimo per gli italiani e due su tre ritengono ci sia una connessione precisa fra spreco alimentare, sostenibilità e benessere».

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