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Packaging, arriva l’obbligo delle istruzioni di smaltimento

Da gennaio 2023 sull’etichetta dei cibi dovrà essere indicato il tipo di riciclo dell’involucro. Federdistribuzione, Comieco e Ace Italia siglano un accordo per ecocompattatori nei supermercati

di Maria Teresa Manuelli

 La grande distribuzione si sta mobilitando per promuovere sistemi di raccolta differenziata e di avvio al riciclo degli imballaggi compositi a prevalenza carta per liquidi alimentari

3' di lettura

Per l’84% degli italiani la sostenibilità passa dalle scelte di acquisto alimentari. E, secondo l’Osservatorio Packaging del Largo Consumo di Nomisma che ha presentato i dati annuali, la sostenibilità alimentare dipende anche dal packaging, che contribuisce a definire un prodotto sostenibile soprattutto quando è riciclabile (62%), realizzato con materiali sostenibili (59%), senza overpackaging (46%) e plastic free (41%).

Del resto, l’importanza dei materiali di una confezione, la sua riciclabilità e come comunicare tutto questo ai consumatori è uno dei nodi cruciali nella progettazione di un packaging. E lo sarà sempre più, perché dal 1° gennaio 2023, con l’entrata in vigore dell’etichettatura ambientale, diventerà un obbligo in Italia proprio comunicare ai consumatori la destinazione finale di una confezione e i materiali di cui è composta. Tra le proposte di soluzione l’etichetta ambientale digitale (Ead), sviluppata da Junker app, consente di adeguarsi alla normativa, senza stravolgere il packaging design: personalizzabile in base alle esigenze dei clienti, l’opzione digitale proposta può essere attivata inserendo un QR-Code dinamico oppure sfruttando un elemento già presente sul packaging, il codice a barre.

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E sempre in vista di questa importante scadenza Ace Italia (The Alliance for beverage cartons and the environment), Federdistribuzione e Comieco hanno da poco siglato un accordo triennale, finalizzato a promuovere un nuovo sistema di raccolta differenziata e di avvio al riciclo degli imballaggi compositi a prevalenza carta per liquidi alimentari (utilizzati per contenere il latte, l’acqua, succhi di frutta e bevande non gasate, ma anche altri alimenti), attraverso il posizionamento di ecocompattatori automatizzati presso punti vendita della distribuzione moderna. In questo modo si introduce un nuovo canale di raccolta vicino al consumatore, garantendo la tracciabilità dei materiali raccolti.

«L’accordo – dichiara Michele Mastrobuono, direttore Public Affairs Ace Italia – rappresenta un fondamentale tassello per il raggiungimento dell’obiettivo di raccolta dei cartoni per bevande al 90% entro il 2030, target fissato dalle aziende associate ad Ace nella loro Roadmap al 2030, come contributo dell’industria dei cartoni per bevande al Green Deal europeo». Nel nostro Paese, secondo Comieco, gli imballaggi di poliaccoppiato a base carta raggiungono annualmente un immesso al consumo di 90mila tonnellate.

Riciclabili, sostenibili e biodegradabili sono anche i nuovi packaging premiati ai Best Packaging awards 2022, organizzati dall’Istituto italiano imballaggio. Un premio storico per il segmento del packaging in Italia, il cui valore nel 2020 si è assestato sui 7,81 miliardi, di cui il 78% va in fatturato estero (pari a 6,8 miliardi). Tra le soluzioni più interessanti presentate, le vaschette per carne e ortofrutta realizzate con plastica riciclata post consumo di Coop Italia. Ma anche confezioni in monomateriale, soprattutto in carta, più facilmente riciclabili e smaltibili.

La carta, infatti, per le sue doti di riciclabilità e sostenibilità è tra i materiali preferiti dai nuovi pack. «È biodegradabile, riciclabile, compostabile e rinnovabile, in grado di sostituire la plastica in numerosi utilizzi, riducendo in questo modo considerevolmente il ricorso a fonti fossili», commenta Francesco Zago, amministratore delegato di Gruppo Pro-Gest, tra i principali player italiani nel settore dell’industria cartaria, con 26 siti produttivi e un fatturato annuo di oltre 700 milioni di euro.

Un esempio sono le confezioni in carta di fibra cellulosica 100% vergine, certificata Fsc e riciclabile utilizzate da Sgambaro, storico pastificio veneto, per dire definitivamente addio alla plastica per la sua linea di pasta biologica. L’intento è diventare entro il 2030 “organizzazione climate positive” attraverso l’introduzione della confezione monomateriale, valutata da Aticelca con il massimo livello di riciclabilità per la carta stampata.

Ma valide alternative alla plastica si cercano anche nel campo dei materiali biodegradabili. Come ha fatto Pastificio Fontaneto, leader nella produzione di pasta fresca artigianale, con i suoi pack interamente compostabili. Un’innovazione frutto della collaborazione tra Novamont, Gualapack, Ilip e Gruppo Poligrafico Tiberino che prevede la sostituzione dell'imballo multistrato in plastica tradizionale con uno certificato compostabile industrialmente.

Tuttavia la plastica non è da demonizzare, considerando che oggi la tecnologia permette di riciclarla per ottenere validi contenitori sicuri anche per l’uso alimentare. Da tempo soprattutto le aziende di acqua minerale stanno puntando su questa soluzione. Tra i pionieri di questa strada, Levissima – che nel 2021 ha introdotto la prima gamma in Italia in 100% plastica riciclata – ha da poco annunciato l’ingresso anche nel canale horeca di nuove referenze in 100% R-Pet. Mentre Tetra Pak, insieme ad alcuni dei principali produttori mondiali di bevande, sta lavorando al lancio di tappi uniti alle confezioni in carta, come parte di un programma più ampio europeo, anche in relazione alla direttiva sulle materie plastiche monouso (Sup) che entrerà in vigore entro il 2024.

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