la LETTERA A BRUXELLES

Padoan chiede alla Ue uno sconto di 9 miliardi sulla manovra d’autunno

di Dino Pesole


Il Pil cresce a sorpresa

2' di lettura

Se accettata da Bruxelles, la richiesta inviata dal ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan (che punta a ridurre dallo 0,8 allo 0,3% l'aggiustamento strutturale per il 2018), equivale a uno “sconto” che varia tra 8,5 e 10 miliardi. Si tratta per intenderci del parametro chiave cui guardano le regole europee (il deficit depurato dalle variazioni del ciclo economico e dalle una tantum). Il deficit nominale (quello che vale ai fini del rispetto del tetto massimo del 3% del Pil) passerebbe dall'1,2% previsto dal Documento di economia e finanza di aprile nei dintorni dell'1,7/1,8%, aprendo in tal modo lo spazio per disattivare (appunto attraverso il ricorso al maggior deficit) le clausole di salvaguardia del 2018.

Ma la Commissione deve dire si
In poche parole, Padoan gioca d'anticipo e prova a blindare fin d'ora parte della manovra, “prenotando” le risorse per evitare che dal prossimo anno scatti l'aumento di Iva e accise, così come previsto dalle clausole già incorporate nei saldi di finanza pubblica. A questo punto, e ammesso naturalmente che dalla Commissione Ue giunga il via libera alla richiesta del Governo, la manovra del 2018 vedrebbe scendere da 15,7 a 6/7 miliardi l'ammontare delle risorse per evitare l'aumento dell'Iva, cui andrebbero aggiunti i circa 5 miliardi della correzione strutturale indicata da Padoan.

La lettera al vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis

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Verso il voto d’autunno
In totale 11-12 miliardi, che naturalmente non prevedono alcuna risorsa aggiuntiva per gli interventi di politica economica. La lettura politica di questo passaggio pare chiara: in previsione del voto anticipato in autunno, Padoan prova a confezionare fin d'ora una manovra che (Bruxelles permettendo) rispetti un sia pur ridotto timing di riduzione del deficit strutturale, individuando al tempo stesso la strada (attraverso l'incremento del deficit nominale) per evitare l'aumento dell'Iva. Tutto il resto lo deciderà il nuovo Governo e il nuovo Parlamento. In tal modo si eviterà anche la drammatizzazione dell'appuntamento autunnale con i conti pubblici. Sarà sufficiente a sottrarlo al tritacarne della campagna elettorale?

Moscovici: non vogliamo ostacolare la crescita
Le prime reazioni del commissario Moscovici non appaiono di chiusura: «Le discussioni con il governo italiano continuano - ha dichiarato - ora abbiamo ricevuto questa lettera: abbiamo detto durante la presentazione delle raccomandazioni specifiche paese che noi faremo una valutazione effettiva della situazione degli uni e degli altri alla luce dei dati di bilancio reali e anche a riguardo alla nostra di volontà di non fare nulla che possa costituire un ostacolo alla crescita».

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