Nuovo statuto Cna Fita congelato

“Padroncini” divisi sulla costituzione di parte civile nei processi di mafia

di Roberto Galullo

Cinzia Franchini (Fotogramma)

4' di lettura

Sembrava un pesce d'aprile rinviato di un giorno. Invece no e sulla mancata costituzione automatica di parte civile nei processi di mafia da parte della Cna Fita, il pesce d'aprile si sta trasformando in una velenosa dialettica tra i “padroncini” dell'autotrasporto. Cinzia Franchini, presidentessa della Cna Fita - oltre 26 mila imprese associate nell'autotrasporto per conto di terzi dell'artigianato e del mondo delle pmi, consorzi e cooperative, con oltre 100mila addetti - domenica 2 aprile ha dato fuoco alla miccia con un comunicato stampa pubblicato sul sito.

Lo Statuto della discordia
Il consiglio nazionale convocato a Bologna per l'approvazione del nuovo Statuto - informa il comunicato stampa - ha bocciato l'articolo che avrebbe dovuto garantire la costituzione di parte civile dell'associazione nei processi per mafia. Su 60 componenti del consiglio nazionale erano presenti in 38. A bocciare la modifica statutaria - che nell'immediato riguarda procedimenti in corso in Emilia Romagna ma in prospettiva, ad esempio, Lombardia, Toscana e Veneto - sono stati in 19. Un’opposizione dura e pura, tanto che hanno diffidato la presidentessa Franchini dal rivelarne i nomi e ancora più complessa da capire visto che Cna Fita è stata la prima e unica associazione dell'autotrasporto a costituirsi parte civile in procedimenti di mafia, come nel caso del processo Aemilia sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nelle province di Modena e Reggio Emilia. Non solo. Cna Fita ha portato avanti e proposto una specifica norma, oggi legge, per sospendere dall'Albo dell'autotrasporto e per interrompere eventuali erogazioni di incentivi pubblici, quelle imprese o strutture di servizio interessate da interdittive antimafia. Questa legge non è però ancora operativa perché mancano i decreti attuativi e i regolamenti ministeriali.

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Azioni e reazioni della presidentessa
«Da un paio di anni ho apertamente denunciato gli attacchi striscianti che più volte ho ricevuto all'interno della mia stessa associazione - ha dichiarato a caldo Franchini - anche con l'avvallo della Confederazione. Il rilancio non può più passare per mere dichiarazioni di principio ma sempre più da un recupero di credibilità nelle scelte come nei comportamenti». La presidenza di Franchini, in questi sei anni, si è contraddistinta sul fronte della legalità., al punto da aver messo sotto la lente cinque imprese (tre nelle strutture di servizio e due nell'associazione, queste ultime non più associate). Per un caso sospetto, in Sicilia, c'è stata la richiesta di auto sospensione affinché l'impresa iscritta potesse tempestivamente fornire alla presidenza nazionale chiarimenti e informazioni di parte circa la presunta contiguità ad ambienti malavitosi. L'impresa è stata successivamente riabilitata avendo fornito i chiarimenti formali e tra questi la disponibilità a mostrarsi collaborativa con le autorità. In altri casi è stata la stessa Franchini a collaborare con due amministratori giudiziari di imprese confiscate, per preservarne l'operatività.

Un altro caso delicato è stato quello in cui la Cna Fita è venuta a conoscenza che il ministero dei Trasporti erogava finanziamenti pubblici ad un consorzio, in Campania, a cui il Ministero dell'Interno invece aveva notificato un'interdittiva antimafia. Dall'ufficio di Franchini è partita la richiesta di non concedere il patrocinio a un evento fieristico di portata nazionale organizzato dal consorzio e di non collaborare più con lo stesso nei corsi di formazione finanziati dall'Albo nazionale. «Solo recentemente - dichiara sconsolata al sole24ore.com Franchini - purtroppo sono stata informata che nonostante tutto ciò il consorzio in questione e l'associazione territoriale hanno presentato un progetto di formazione proprio in virtù dell'accredito fornito dal nostro ente di formazione nazionale accreditato presso l'Albo».

Conclusione sconsolata
Ed ecco la conclusione del ragionamento di Franchini che riporta al punto di partenza: si può prevenire solo se informati, sensibilizzando le strutture territoriali ma tutto ciò non basta. Nella costituzione di parte civile Franchini rivendica un ruolo forte della presidenza, visto che la risposta delle strutture territoriali non ha brillato, secondo il suo giudizio, in efficienza. «È per questa ragione che si è ritenuto doveroso cominciare con l'inserire quanto fatto in via accidentale con la costituzione di parte civile in due processi - chiosa il ragionamento Franchini - in modo definitivo e perentorio all'interno dello stesso Statuto associativo. Un primo passo per poi individuare ulteriori procedure magari coordinate tra l'associazione nazionale e la stessa confederazione per rendere la prevenzione non una mera dichiarazione di intenti quanto invece una attiva constatazione di fatti e comportamenti conseguenti».

Botta e risposta con i “ribelli”
La situazione però è estremamente fluida e ciascuno tira l'acqua al proprio mulino. Il sole24ore.com ha provato a contattare i presunti (o veri) oppositori alla linea dettata da Franchini. All'appello ha risposto innanzitutto Aldo Bondi, presidente di Cna Fita in Emilia Romagna. «Non è vero che abbiamo bocciato tutto lo Statuto -dichiara - ma come avviene in tutte le famiglie è la maggioranza decide. Cna ha già nel suo ordinamento la costituzione di parte civile e sarebbe stato semplicemente rimarcare nello Statuto della Cna Fita una cosa che già esiste. Estrapolare il concetto, come ha fatto Franchini, è un conto, andare a vedere invece come si sono succeduti i fatti, è un'altra cosa. La legalità si fa in tanti modi, non solo presidiando i Tribunali».

Parla anche Franco Coppelli, presidente della Cna Toscana. «Noi, così come altri - spiega Coppelli - non eravamo d'accordo a priori sulle modifiche allo Statuto, contro tutte le modifiche proposte ai vari articoli. La contestazione è nei confronti della Franchini e quindi una parte ha votato contro. Poi sono stato io a riproporre l'inserimento in Statuto della costituzione di parte civile ma la signora ha detto che la partita era chiusa. Non esistono 19 oppositori ma solo il fatto che la signora si è accorta che non aveva la maggioranza e allora ha strumentalizzato la cosa». La chiama proprio così, “la signora”, senza pronunciarne il nome e allora si capisce che lo scontro è solo all'inizio.
r.galullo@ilsole24ore.com

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