Competitività

Pagamenti B2B: l’Italia migliora, ma tempi ancora superiori alla media mondiale

di Enrico Netti

2' di lettura

Economia mondiale in ripresa ma tempi d’incasso dei crediti commerciali fermi anzi inchiodati a 64 giorni. È questa la particolarità che ha caratterizzato il 2016: da un lato una crescita del Pil globale del 3,1%, come ha certificato il Fmi, dall’altro il saldo nei pagamenti B2B che per il quinto anno consecutivo arriva in media dopo 64 giorni. In altre parole quando si tratta di liquidare i fornitori le aziende sono estremamente caute nell’accorciare i tempi.

È quanto rivela un report di Euler Hermes, società di assicurazione del credito del gruppo Allianz, che ha analizzato i tempi di incasso di un campione di 27mila grandi società quotate nel mondo. Non manca poi chi se la prende particolarmente comoda perché un quarto dei partner commerciali in media salda dopo 88 giorni con un piccolo progresso rispetto ai 90 giorni del 2015. Un altro quarto invece è rappresentato dai velocisti dei pagamenti in grado di saldare in circa un mese.

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Queste sono le evidenze a livello macro ma osservando le abitudini dei singoli sistemi paese spicca la terna dei più lenti.

NOI E GLI ALTRI / LA CLASSIFICA

I tempi medi di incassi nel mondo, per Paese. (Fonte: Euler Hermes/Bloomberg)

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La maglia nera, con 89 giorni, va alle imprese cinesi che precedono di un giorno le società greche mentre le italiane segnano una media di “solo” 85 giorni e un miglioramento di tre giorni. All’estremo opposto il trittico dei migliori pagatori vede Nuova Zelanda, Austria e Olanda dove il saldo viene liquidato entro sei settimane o poco più. «La situazione delle imprese cinesi richiede un attento monitoraggio perché i ritardi hanno toccato il massimo negli ultimi nove anni e il clima si sta deteriorando - avverte Ludovic Subran, Chief economist di Euler Hermes -. Esiste il rischio di un effetto domino innescato da una stretta della liquidità delle società statali». Secondo Subran bisogna anche prestare una attenzione nei rapporti con i paesi come, per esempio, Turchia, Arabia Saudita, Polonia e Russia.

Chimica, farmaceutica, elettronica, costruzioni, Ict per finire con i beni strumentali sono i settori in cui si registrano tempi sopra la media globale. Incassi al di sotto dei 64 giorni invece per le aziende di comparti come l’alimentare, il retail, trasporti, beni di largo consumo e il tempo libero. Discorso a parte per l’industria aerospaziale che nell’arco di un anno ha visto accumulare altri 8 giorni. «In questo caso, spiega Subran, è una conseguenza dell’elevato capitale circolante richiesto da questa industry e dal ritmo frenetico con cui si sta sviluppando».

NOI E GLI ALTRI / I SETTORI

I tempi medi di incassi nel mondo, per settore. (Fonte: Euler Hermes/Bloomberg)

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In questo scenario il team di economisti di Euler Hermes prevede per quest’anno un calo dell’1% delle involvenze e un forte aumento dei fallimenti delle grandi società (con fatturati superiori a 50 milioni). Nel primo trimestre sono già stati registrati 74 casi, con un aumento di oltre il 60% rispetto al primo trimestre 2016. Finora i settori più colpiti sono quelli dei servizi e del retail e potrebbero causare effetti collaterali sulle filiere planetarie dei fornitori dei settori tessile, elettronica e manifatturiero.

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