innovazione

Pagamenti digitali, incassi a 190 miliardi

di Enrico Netti

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(Fotolia)


3' di lettura

La scossa è arrivata grazie al successo riscosso dai nuovi strumenti digitali. Nel 2016 sono riusciti a mettere a segno un balzo record: oltre 30,4 miliardi di transato e un +46% sull’anno precedente. Non male per le new entry della moneta dematerializzata, che in un decennio sono riuscite a conquistare un sesto della spesa saldata con carte di pagamento. Complessivamente i pagamenti digitali segnano un +9% a quota 190 miliardi, quasi un quarto della spesa delle famiglie italiane. È quanto emerge dall’edizione 2017 dell’Osservatorio «Il mobile payment & commerce alla conquista del mondo» realizzato dal Politecnico di Milano e che sarà presentato giovedì.

«Nel 2016 si è vista un’accelerazione nell’uso della nuova moneta al traino delle carte contactless e grazie alla maggiore propensione degli esercenti ad accettarle», commenta Valeria Portale, direttore dell’Osservatorio. Di fatto è un primo passo di educazione finanziaria nella lotta al contante. «Non sono stati conclusi solo micropagamenti e dai dati raccolti emerge una spesa media in modalità contactless di poco inferiore ai 50 euro, mentre con le carte di pagamento si arriva a 63,50 euro - continua Portale -. Resta da colmare il gap nel numero delle transazioni, che resta la metà della media Ue». Secondo l’Osservatorio, l’anno scorso c’è stato un balzo delle operazioni contactless con oltre 140 milioni di transazioni e un valore di oltre 7 miliardi.

I pagamenti in mobilità e legati all’e-com da smartphone nel 2016 raggiungono i 3,9 miliardi (+63%), mentre i più tradizionali e-commerce ed e-payment valgono poco meno di 19 miliardi (+14 per cento). Con i mobile Pos, quelli utilizzati da professionisti, artigiani e nel commercio ambulante con un parco installato di circa 85mila terminali, sono stati incassati altri 800 milioni (+75%). Uno dei segmenti più promettenti sembra il «Mobile remote commerce», il saldo per l’acquisto di un bene effettuato via app o sito mobile. Negli ultimi dodici mesi sono stati raggiunti i 3,3 miliardi (+67%). Nel prossimo trienno, secondo i ricercatori del Politecnico, avverrà il raddoppio. «Nei pagamenti di prossimità si poteva fare di più - osserva Portale -. È mancata l’offerta dei borsellini elettronici, che purtroppo non vengono promossi nel mass market».

L’ANDAMENTO IN ITALIA

Transato con i nuovi strumenti di pagamento digitale, in miliardi (Fonte: Politecnico di Milano)

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La scossa arriverà anche dai colossi dell’hi-tech. Dovrebbe passare ancora qualche mese prima dell’arrivo di piattaforme come Apple Pay, Android Pay e Samsung Pay, che dovrebbero conquistare le fasce degli under 30. In molti paesi d’Europa sono già presenti ed entro l’anno arriveranno in un’altra dozzina di paesi, tra cui l’Italia, il “Visa token service” per i pagamenti in mobilità e online, che sostituisce i dati della carta di pagamento con un identificativo digitale unico. Un’architettura di sistema che costituisce la base dei principali servizi di pagamento in mobilità, come Apple Pay e Android Pay, servizi che consentono anche di accedere e ricaricare il conto dallo smartphone. C’è, poi, chi gioca la carta dei servizi per i propri clienti. È il caso di Alipay, piattaforma lanciata da Jack Ma, fondatore del gruppo Alibaba, e leader in Cina con 400 milioni di clienti. In Italia vuole essere d’aiuto per i turisti cinesi che dedicano buona parte del loro tempo allo shopping.

Gli italiani, intanto, stanno iniziando a fare conoscenza con le casse 4.0. Un’evoluzione verso le casse automatiche e i pagamenti contactless trainata dalle insegne dei fast food, che stanno installando totem per poter ordinare e pagare, e della ristorazione, soluzione proposta, tra gli altri, da RossoPomodoro e Roadhouse. Quest’ultima, da qualche settimana, ha lanciato una nuova app per smartphone che permette di pagare il conto stando seduti al tavolo, senza fare coda alla cassa. «È l’obiettivo che ci siamo dati nel breve periodo - spiega Nicolas Bigard, ad di Roadhouse -, mentre nel lungo termine immagino che le casse diventeranno inutili». Quella delle casse self è una via che stanno testando anche alcuni bar e gelaterie Iper (Gruppo Finiper), che per il momento le affiancano alle casse tradizionali. Si studiano così comportamenti, abitudini e tempi d’utilizzo dei consumatori delle diverse fasce d’età. E quella che era la simpatica e rassicurante figura della cassiera sembra avviarsi lungo il viale del tramonto

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