crediti incagliati

Pagamenti oltre i 60 giorni, scure sui manager delle Asl

Tempi ridotti rispetto al passato, ma non abbastanza per evitare i tagli dei premi dei direttori generali e amministrativi. I ritardi più pesanti al Sud

di Marzio Bartoloni


Pagamenti PA alle imprese: tempi ancora inadeguati

3' di lettura

Le lunghe attese delle imprese si sono dimezzate nel giro di qualche anno. I pagherò per il settore biomedicale oggi superano di poco i 110 giorni, mentre per i farmaci scendono addirittura a 66 giorni avvicinandosi alla fatidica soglia, quella massima, prevista per legge per saldare le fatture (nella Sanità è di 60 giorni, invece che 30 del resto della Pa). Restano le difficoltà di diverse Regioni, soprattutto del Centro Sud - Calabria e Molise tra tutti - con crediti incagliati che raggiungono complessivamente ancora i 4 miliardi (2 per il biomedicale e circa 1,9 nella farmaceutica).

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Ma la riduzione dei tempi di pagamento - che sta beneficiando dell’introduzione massiccia della fatturazione elettronica - per le aziende sanitarie e i loro manager potrebbe non bastare. Sui loro stipendi è infatti pronta a scattare la scure dei tagli. La scorsa legge di bilancio non lascia spazio a dubbi: il 30% dei “premi”, cioè della «retribuzione di risultato», riconosciuti a direttori generali e amministrativi di Asl e ospedali va collegato alle performance nei tempi di pagamento. Una somma che potrà evaporare quando i ritardi superano i 60 giorni, oppure quando non si è riusciti a smaltire almeno il 10% del debito residuo, con tagli più ridotti sul bonus se i ritardi sono minori di due mesi (dal 15 al 5%). Un’asticella, quella dei 60 giorni, che oggi molte Asl e ospedali non rispettano, mentre un drappello di aziende sanitarie supera abbondantemente i 100 giorni. Con strutture come l’azienda ospedaliera Mater Domini che per gli acquisti nel biomedicale ci mette addirittura 553 giorni per pagare una fattura mentre l’Asl di Crotone ne impiega 401 e quella di Catanzaro 371.

Il giro di vite dovrebbe scattare sui premi legati al 2019 e quindi con effetti dal prossimo anno. «È una misura punitiva che non ci piace, per diversi motivi», avverte il presidente di Fiaso (la Federazione che riunisce Asl e ospedali), Francesco Ripa Di Meana. Che spiega: «Se oggi abbiamo tempi di pagamento molto ridotti rispetto al passato è anche grazie al nostro sforzo. E poi credo che questo intervento calato dall’alto depauperi il rapporto di fiducia tra manager e Regione. La questione dei tempi di pagamento - continua Ripa di Meana - andrebbe contestualizzata sui territori e dovrebbe tener conto di tante situazioni: dalle fatture sbagliate ai pagamenti ritardati, come nella ricerca, perché mancano i fondi». Ma il presidente Fiaso che come dg dell’Ifo di Roma conferma che il Lazio ha messo tra gli obiettivi di risultato anche i tempi di pagamento, sottolinea un altro paradosso: «In diverse Regioni neanche sono stati fissati gli obiettivi per i premi, altro che tagli al bonus, senza contare che gli stipendi dei manager del Ssn sono quelli fissati da Amato nel 1996, con alcune Regioni che hanno anche decurtato quelle somme».

A segnalare comunque le migliorate performance sui tempi di pagamento è il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi: «I dati mi sembrano complessivamente positivi. Rispetto a solo 3-4 anni fa c’è stato un netto miglioramento. Ovviamente ci sono ancora alti e bassi e persistono situazioni più difficili in alcune Regioni, ma se penso che la Campania ha performance migliori della Toscana ci vedo un grande risultato». «Certo - aggiunge Scaccabarozzi - c’è ancora da fare, ma quando vado all’estero finalmente posso fare confronti positivi con altri Paesi, perché non siamo più la maglia nera d’Europa. Va dunque riconosciuto che uno sforzo positivo in questi anni è stato fatto e che ora va percorso l’ultimo miglio».

Confindustria dispositivi medici segnala invece ancora qualche ritardo di troppo: i pagamenti avvengono con una media di 113 giorni e non accennano a diminuire. Se rispetto ai 300 giorni del 2012 i tempi si sono dimezzati, c’è ancora molto da recuperare soprattutto al Sud. «Sarebbe bene - avverte il presidente Massimiliano Boggetti - che il Governo sbloccasse il pregresso rimasto insoluto prima che diventi di nuovo un’emergenza e si aggiunga un ulteriore disincentivo a investire in questo Paese. Infatti, alle regioni con ritardi cronici si aggiungono molte altre regioni che pagano in media tra gli 80 e i 120 giorni. Si tratta di un problema che ci portiamo dietro da quasi 30 anni e che si somma alle tante altre situazioni che scoraggiano gli investimenti in Italia: dal cuneo fiscale ai pochi incentivi per creare nuove imprese, dalla scarsa valorizzazione della ricerca al difficile ingresso dell'innovazione nelle strutture sanitarie».

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