LA RICERCA

Pagamenti, Pa maglia nera. Un ritardo su due è intenzionale

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3' di lettura

I ritardi nei pagamenti non sono un handicap solo italiano. Su scala europea, le aziende cumulano un ritardo medio di due giorni nel saldare i propri debiti verso altre imprese, mentre l’amministrazione pubblica viola la scadenza di almeno sei giorni. Ma si raggiungono picchi di quasi un mese (28 giorni) quando si tratta di effettuare un versamento a «attività professionali, scientifiche, tecniche, amministrative e di servizio di supporto». L’unica categoria puntuale? I consumatori, in genere rispettosi delle scadenze prefissate con le imprese. È il quadro che emerge dallo European payment industry white paper di Intrum, una società di recupero crediti. L’indagine ha intervistato 9.607 imprese su scala Ue per vagliare «i comportamenti relativi ai pagamenti e la situazione finanziaria delle imprese in tutta Europa».

Fra gli impatti più immediati dei ritardi c’è un calo di liquidità per le aziende, con ricadute anche sul mercato del lavoro. Da un lato, un’azienda su cinque sostiene che pagamenti più rapidi consentirebbero di assumere un maggior numero di dipendenti. Dall’altro i ritardi favoriscono il rischio di licenziamento, con picchi nell’edilizia: tre imprese italiane del settore su 10 valutano un impatto «medio alto» del ritardo negli esuberi, sopra a una media Ue del 13%.

A 6 aziende su 10 vengono proposti «tempi più lunghi»
La dilazione dei tempi di pagamento viene accettata sotto le pressioni dei debitori, diventata una specie di routine per le imprese coinvolte dall’indagine. abituate. Il 59% delle società consultate da Intrum dice «di essere stato invitato ad accettare termini di pagamento più lunghi di quelli stabiliti», mentre il 56% ha finito per accettare la proposta. Il record negativo va al settore dell’It, dove al 72% del campione «è stato chiesto di accettare termini di pagamento spiacevolmente lunghi», poco sopra agli standard del manifatturiero: 70%. Lo scenario non sembra destinato ad evolversi, almeno in positivo. Il 78% degli intervistati prevede che il rischio-debitore resterà stabile il prossimo annno, in aumento dal 74% del 2016. Nel segmento dei servizi ricettivi l’89% delle imprese pronostica che il rischio resterà stabile nei prossimi 12 mesi, mentre un quarto degli intervistati (24%) nel settore minerario-estrattivo prevede che i rischi aumenteranno. Il doppio della media europea, pari al 12%.

Perché si paga dopo: un ritardo su due è intenzionale
Un altro capitolo si apre sulle cause del ritardo. Il 62% degli intervistati segnala le difficoltà finanziarie dei debitori come motivo per la dilazione dei tempi del versamento, ma quasi un’azienda su due (48%) chiama in causa il «ritardo intenzionale» come motivo del mancato pagamento. Le variabili, poi, emergono a seconda del segmento. Nell’It si tende a evidenziare l’inefficienza amministrativa, mentre il settore minerario ed estrattivo cita «l’intenzionalità» come primo fattore di ritardo. Ma cosa succede quando il pagamento «latita»? Anche qui, dipende dal segmento. Nella manifattura italiana, quasi il 30% del campione sostiene di sbloccare la situazione concordando uno sconto, alternativa considerata solo dal 6% delle aziende europee.

Sono molto diffusi sistemi di precauzione (assegni, riscossioni e rimborsi anticipati), mentre il 54% delle aziende intervistate auspica una nuova legislazione sui termini di pagamento (contro il 38% europeo). Quasi i due terzi (65%) vorrebbe inoltre un intervento ad hoc sui ritardi, sopra la media Ue del 42%. Nell’edilizia si rileva una minore sensibilità alle precauzioni, con un 77% del campione che dichiara di «non affidare mai le fatture scadute a un'agenzia di recupero crediti». Nel commercio all’ingrosso si soffrono soprattutto le lungaggini della Pa, nonostante la proposta di termini «generosi» per il saldo. Al settore pubblico sono offerti termini di pagamento di 64 giorni, ma sono necessari 127 giorni per passare all’incasso. Alle imprese si offrono in media 53 giorni , per poi aspettare 62 giorni di ricevere la somma. Gli unici a bruciare le tappe sono i consumatori: il pagamento arriva in 41 giorni, 10 giorni prima dei 51 che vengono offerti come scadenza massima.

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