Studio Cribis

Pagamenti puntuali al top da 10 anni, continua la flessione dei ritardi gravi

I tassi di puntualità migliori si trovano come sempre tra le aziende “bonsai”, quelle dotate giocoforza di un potere negoziale ridotto, con percentuali che sfiorano il 40%

di Luca Orlando

Young Finance: come stanno cambiando i pagamenti digitali

2' di lettura

«Lo scoperto dei clienti? Proprio ora abbiamo terminato la riunione mensile e le evidenze sono chiare: anche quei pochi che in passato allungavano un poco le scadenze ora stanno pagando regolarmente». Punto di osservazione interessante quello di Marco Valli, Ceo dell’omonimo mollificio novarese. Con 400 clienti diversi di minuteria metallica che spaziano tra più settori, dalla componentistica auto alle valvole ai piccoli elettrodomestici, presenta una platea che offre una buona sintesi di quanto si rileva in termini aggregati. Che evidenziano in questo momento pagamenti in regola in Italia per quasi quattro aziende su dieci. E se in valore assoluto, ragionando di saldi puntuali, a prima vista non pare esattamente il massimo, la sensazione va però ampiamente rivista osservando il trend, che vede questo come il miglior valore di sistema da dieci anni a questa parte.

Sistema economico in via di recupero

Le rilevazioni di Cribis relative al terzo trimestre 2021 aggiungono un altro tassello coerente con il quadro d’insieme, quello di un sistema che rialza la testa, in grado di recuperare e in molti casi anche di andare oltre i livelli pre-pandemici. Percorso di risalita che nell’ultimo trimestre per i saldi puntuali compie un passo in avanti deciso, con un miglioramento di un punto e mezzo rispetto al periodo precedente. Per converso, tra le imprese scendono i ritardi lievi, quelli inferiori ai 30 giorni rispetto alla scadenza (dal 50,7 al 50,2%), anche se il cambiamento più evidente è nei ritardi gravi, in discesa di un punto percentuale all’11,8%, secondo arretramento consecutivo (ma primo davvero rilevante) dall’inizio della pandemia.

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LO SCENARIO
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Gap sfavorevole ancora da ricucire

Prendendo in esame i ritardi gravi e mettendoli a confronto con la fine del 2019, si osserva comunque un gap ancora sfavorevole da ricucire. «Rispetto a fine 2019 - evidenzia l’ad di Cribis Marco Preti - c’è una crescita del 12,4%: l’impatto dell’emergenza Covid-19 non si è ancora del tutto esaurito». Il miglioramento globale del trend ad ogni modo non va a sanare le ampie spaccature esistenti, con medie che risentono di valori diversi anzitutto sotto il punto di vista dimensionale. I tassi di puntualità migliori si trovano come sempre tra le aziende “bonsai”, quelle dotate giocoforza di un potere negoziale ridotto, con percentuali che sfiorano il 40 per cento. Livello che scende progressivamente passando a stazze maggiori, con i gruppi più robusti a presentare saldi puntuali solo nel 12% dei casi. A onor del vero, tuttavia, le grandi aziende sono però le migliori in termini di ritardi gravi, contenendoli al 5,7%, la metà della media.

Ancora forti differenze Nord-Sud

In termini settoriali, guardando alle aree manifatturiere, le più virtuose sono gomma-plastica, macchinari e componentistica, carta e metalli. All’estremo opposto è invece ancora evidente l’effetto di trascinamento negativo del Covid sul settore dei servizi, ponendo al vertice tra i cattivi pagatori ristorazione e attività ricreative, i cinema e più in generale le vendite al dettaglio. Ancora ampie le differenze Nord-Sud: in Lombardia, la regione migliore, i pagatori puntuali sono il 47,4%, in Sicilia (la peggiore) solo il 15,2 per cento.

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