interventi

Pagare tutti il bene di tutti: lo Stato.

di Eugenio Mazzarella

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(Conway Alec RF / AGF)


3' di lettura

Frigido pacatoque animo, con animo freddo e pacato, è tempo – mentre l'Italia si prepara alla fase 2 dopo il lockdown – di pensare all'Italia che verrà, dove niente potrà essere come prima, quali che siano le illusioni che vogliamo coltivare in proposito. Da questa drammatica fase uno, il governo, dopo qualche esitazione e qualche errore, qualche impreparazione, ci sta portando fuori con dignità, e con eguale dignità sta trattando in Europa, provando a far sì che un'enorme difficoltà si trasformi per tutti i suoi paesi e per la stessa Ue in un'opportunità di crescita del suo progetto; del progetto, unito e solidale, che pensarono i suoi padri fondatori.

È poderoso lo sforzo di rilancio del sistema Italia, che il governo sta mettendo in campo e gli va augurato il miglior successo. E però è tempo di dirci che non poche delle difficoltà che lo stesso governo ha affrontato – come mezzi a disposizione per gestire l'emergenza sanitaria innanzi tutto, e come credibilità finanziaria nell'accesso al credito europeo quanto ai mezzi finanziari necessari a reggere uno shock sistemico e simmetrico della zona Europa – sono frutto dell'impreparazione del Paese tutto. Tra i fattori di questa impreparazione, al netto di tante cose, tra cui il rapporto Stato-regioni da riarticolare dalle fondamenta, come è del tutto evidente – c'è uno in assoluto il più rilevante.

Il dissesto fiscale pluridecennale del Paese. È questo dissesto fiscale – al netto di ogni concomitante spreco ed inefficienza politica, amministrativa, gestionale; e persino dell'endemica pura e semplice corruttela pro quota – che ha tagliato le gambe al welfare italiano, a cominciare dalla Sanità, dove le risorse disponibili in calo si sono concentrate in alcune regioni, risultando del tutto insufficienti alla prova dell'emergenza. Per inefficienza della medicina territoriale, per sottodimensionamento del numero delle strutture di rianimazione necessarie, per mancanza di personale medico e sanitario. La domanda è: sarebbe stato così se il bilancio dello Stato avesse potuto permettersi di non fare tagli, per altro spesso in modo sbagliato? Dove sono andate le risorse necessarie di un Paese fondamentalmente ricco, al di là delle sperequazioni sociali pur massicce? Sono le montagne russe dell'evasione fiscale che hanno contribuito a creare la roulette russa di chi poteva avere il tampone o la rianimazione per tempo.

E va da sé che il sistema sanitario che ha nonostante tutto retto grazie all'eroismo delle persone che vi lavorano, per quanto malmesso, per quello che c'è e c'è rimasto, è fondamentalmente pagato da chi le tasse le paga. È questa sanità pagata da una parte della popolazione, neanche in ampia parte la più ricca, che sta curando tutti, anche chi, potendo, non l'ha pagata con le sue tasse, o l'ha pagata molo di meno del dovuto. In limine mortis del sistema è tempo di dirci la verità. Ora, lo Stato, il Pubblico, cioè chi lo finanzia con le sue tasse, si appresta a pagare la tenuta e il rilancio dell'intero sistema Paese. Va benissimo, è giusto, altrimenti non si può fare. Però ora basta.

La bolletta trentennale sul debito pubblico a venire la devono pagare tutti, non potrà più essere scaricata, beffandoli, sui ceti, i soggetti, le persone che onorando la propria cittadinanza pagando le tasse, hanno consentito il tenersi in piedi dello Stato, che oggi tutti invocano (e non tutti meritano). I 400 miliardi di euro messi in campo dallo Stato equivalgono a un terzo dell'evasione fiscale annua stimata negli ultimi dieci anni. L'avessimo avuta nelle casse avremmo avuto una Sanità più attrezzata alla bisogna dell'emergenza e più credibilità nelle trattative finanziarie in corso in Europa. Questo è quanto. Ci vuole la patrimoniale? Personalmente credo di sì, a parziale recupero di ciò che è venuto meno allo Stato nei decenni passati. Ma più ancora ci vuole che nei prossimi trent'anni, in cui gli italiani pagheranno la necessaria ripartenza del Paese, nessun euro vada evaso, e che lo Stato su questo sia draconiano.

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