Interrogatorio a Perugia

Palamara ai pm: «Sono estraneo alle accuse». Bonafede incarica gli ispettori

di Ivan Cimmarusti


Corsa per la Procura di Roma, indagato ex presidente Anm Palamara

3' di lettura

«Mi sono dichiarato totalmente estraneo alla infamante accusa di aver ricevuto 40mila euro, si tratta di una ipotesi che la Procura di Perugia ha voluto contestarmi in relazione alla quale ho totalmente fornito ogni elemento per dimostrare di non aver mai ricevuto somme di denaro, di non aver mai avuto rapporti con gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore». Così il pm Luca Palamara al termine dell’interrogatorio a Perugia, dove è indagato per corruzione. Il magistrato, ex consigliere del Csm, è ritenuto legato ad Amara, Colafiore e Fabrizio Centofanti, già accusati di corruzione in atti giudiziari.

L’accusa della Procura di Perugia
Stando all’accusa, Palamara avrebbe percepito una tangente da 40mila euro per agevolare la nomina del pm Giancarlo Longo - già coinvolto in inchieste per corruzione in atti giudiziari con Amara -, avrebbe cercato di «danneggiare» la credibilità del pm di Siracusa Marco Bisogni, “colpevole” di essersi messo contro gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, e voluto «screditare» il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, utilizzando un esposto al Csm a firma del pm di Roma Stefano Fava (anche lui indagato). Nell’indagine è indagato anche il consigliere del Csm Luigi Spina.

«Mai perorato la nomina di Longo»
Il magistrato con accanto i suoi difensori, gli avvocati Benedetto e Mariano Marzocchi Buratti e Michele Di Lembo, ha aggiunto: «Non ho mai perorato il nominativo di Giancarlo Longo per la Procura di Gela, anche perché non solo non ero nella competente commissione quell’anno come è facilmente riscontrabile ma soprattutto perché a nessuno ho mai indicato tale nominativo». Aggiunge: «Oggi, nell’interesse della magistratura tutta voglio mandare un segnale distensivo poiché non mi riconosco in quanto pubblicato sui giornali, non avendo avuto mai l’intenzione di danneggiare nessun collega del mio ufficio e tantomento l’aggiunto Paolo Ielo e di aver espresso giudizi e opinioni che sono stati captati nell’ambito di un attività di intercettazione e che rappresentano esclusivamente momenti di tensione interna all’ufficio per la nomina dei vertici di Roma con la convinzione e la consapevolezza che ogni scelta avverrà senza alcuna interferenza da parte del Csm».

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«Su di me una montagna di fango»
«Non mi riconosco - ha detto - su questa valanga di fango caduta sulla mia persona e sulla magistratura intera». «Non avrei mai inteso danneggiare alcuno - ha sottolineato Palamara -, tanto meno i colleghi del mio Ufficio verso i quali ho sempre manifestato stima, disponibilità e attenzione». Spiega che «non rinnego» il rapporto di amicizia con l’imprenditore Fabrizio Centofanti. «I rapporti di amicizia con Centofanti - ha spiegato Palamara - sono risalenti nel tempo, al 2008, circa dieci anni prima al suo coinvolgimento in fatti e vicende che non mi appartengono».

Rapporti con i deputati Lotti e Ferri
«Nell’attività che ho svolto non posso negare di avere conosciuto esponenti del mondo politico-istituzionale». Il magistrato Luca Palamara ha risposto così sugli incontri con «due parlamentari» di cui si legge nelle carte dell’inchiesta e che vengono individuati nei Pd Cosimo Maria Ferri e Luca Lotti. «Sono dieci anni - ha ricordato Palamara - che sono a vario titolo coinvolto, sia come presidente Anm sia come consigliere del Csm. E quindi risponde al vero che ho avuto in più occasioni incontri con i più svariati appartenenti al mondo politico di qualsiasi parte. Ciò non significa che minimamente in qualche modo le discussioni che ci sono state potessero interferire in qualche modo nella scelta dei capi degli Uffici giudiziari. Ci sono stati momenti di confronto - ha concluso Palamara - solo per questioni attinenti all'interesse della giustizia».

Anm: chiesti atti a Perugia
L’Associazione nazionale magistrati chiederà alla Procura di Perugia, che sta indagando su diversi magistrati romani, a partire dall’ex presidente del sindacato delle toghe Luca Palamara, «gli atti ostensibili per poter avere una diretta conoscenza dei fatti e consentire una preliminare istruzione dei probiviri sulle condotte di tutti i colleghi, iscritti alla Anm, che risultassero in essi coinvolti».

Banafede: incaricati ispettori
Le vicende che stanno investendo i giudici Palamara e Fava sono all’attenzione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che, già nei primi giorni di maggio, ha investito l’ispettorato del Ministero del compito di svolgere «accertamenti, valutazioni e proposte». Lo si apprende da fonti di via Arenula.

Il consigliere Luigi Spina si sospende dal Csm
Il Consiglio superiore della magistratura fa sapere, con una nota, che «in data odierna il consigliere Luigi Spina, in considerazione degli eventi che recentemente lo hanno coinvolto, ha dichiarato che non parteciperà all’attività delle Commissioni e del Plenum del Consiglio superiore della magistratura e ha chiesto di essere sostituito dalle funzioni di componente delle Commissioni.
Tale comunicazione rende allo stato non necessaria una ulteriore iniziativa del Comitato dovendosi considerare equivalente a una sospensione da tutte le attività consiliari».

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