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Palazzo Chigi: partecipate disposte a incrementare piani di investimento

di Celestina Dominelli e Laura Serafini


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(Ansa)

3' di lettura

«Oggi abbiamo avuto un'anticipazione di cosa significa “fare sistema” al fine di rafforzare e incrementare il piano degli investimenti in Italia». Così da Palazzo Chigi viene commentata la riunione della cabina di regia sugli investimenti che si è tenuta oggi pomeriggio alla presenza dei manager delle principali partecipate italiane. «Tutte le principali aziende partecipate dallo Stato, alcune delle quali presenti con la holding in rappresentanza di decine di altre aziende – spiegano le fonti dell'Esecutivo - hanno esposto i rispettivi piani di investimento anticipando la disponibilità a incrementare ulteriormente i piani originari nel prossimo triennio». Il presidente Conte, viene riferito, «ha illustrato la parte della manovra economica riguardante gli investimenti e le varie riforme strutturali, soffermandosi specificamente sugli investimenti dedicati alle infrastrutture materiali e immateriali. Il presidente ha indicato che nella Legge di bilancio sono previste risorse per investimenti pari a 15 miliardi nel prossimo triennio, oltre ai 5,7 miliardi già previsti dalla manovra precedente sempre per il triennio».

«Occorre creare sistema per piano investimenti nel rispetto dei ruoli». Questo l’invito che il premier Giuseppe Conte aveva rivolto alle aziende aprendo la cabina di regia con le aziende partecipate dallo Stato riunita a Palazzo Chigi. «Stiamo varando riforme ristrutturali», ha chiarito ancora il presidente del Consiglio e sarà importante «realizzare intervento normativo che serva agli operatori a cominciare da riforma diritto contrattuale per renderlo moderno e appetibile per gli investimenti». Conte, affiancato dal vicepremier Luigi Di Maio, dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, dal titolare delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, e dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha poi parlato anche di semplificazione burocratica come uno dei tasselli su cui ci sarà intervento dell’esecutivo.

Cdp: pronti a investire fino a 35 miliardi in 5 anni
Le aziende sono decise a fare la loro parte, a cominciare da Cdp che sta lavorando al nuovo piano industriale, in arrivo a fine novembre, e che sarebbe pronta a investire 22 miliardi per i prossimi cinque anni, ma con le riforme nelle intenzioni del Governo, che vanno dalle semplificazioni alle deregolamentazioni, ha chiarito il numero uno Fabrizio Palermo, «conta di arrivare a 35 miliardi». L’ad di Cassa avrebbe poi giudicato positivamente, secondo quanto riferiscono alcuni partecipanti al tavolo, le modifiche alla riforma Fornero, l’altro tema all’ordine del giorno della riunione, «perché dovrebbe favorire l’ingresso di giovani nel mercato del lavoro ma previa formazione».

Al tavolo le grandi partecipate pubbliche
Il governo prova quindi a tirare le fila degli investimenti aggiuntivi che le partecipatepubbliche potrebbero mettere sul tavolo una volta rimossi tutti gli ostacoli, normativi e non, che si frappongono alla realizzazione di tali impegni. Ecco perché, attorno allo stesso tavolo, il presidente del Consiglio ha riunito i top manager delle principali aziende partecipate dallo Stato e della Cdp: Fabrizio Palermo (Cassa), Claudio Descalzi (Eni), ricevuto in anticipo per via di altri impegni, Francesco Starace (Enel), Giuseppe Bono (Fincantieri), Alessandro Profumo (Leonardo), Paolo Gallo (Italgas), Luigi Ferraris (Terna), Marco Alverà (Snam), Matteo Del Fante (Poste), Gianfranco Battisti (Ferrovie), Stefano Cao (Saipem), Elisabetta Ripa (Open Fiber) e, in rappresentanza di Giuseppe Zampini (Ansaldo Energia), all’estero per impegni lavorativi, Gianni Pontecorvo, senior advisor del ceo per l’internazionalizzazione e i rapporti con i ministeri.

Il punto sugli effetti della Fornero
I manager sono chiamati anche a fornire, come detto, ragguagli sugli effetti della riforma della Legge Fornero sui propri organici. In particolare, il governo vuole capire quante nuove assunzioni potranno essere messe sul piatto a fronte di ulteriori pensionamenti. Il tutto, è chiaro, con l’obiettivo di dimostrare a Bruxelles che non ci sarà alcuno scossone all’attuale sistema pensionistico da una revisione della legge.

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