Furbetti del cartellino

Palermo, 8 dipendenti del Comune arrestati per assenteismo. 28 misure cautelari

Oltre alle otto misure di custodia cautelare agli arresti domiciliari, il gip ha disposto per altri 14 dipendenti la misura dell’obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria

(shocky - stock.adobe.com)

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Timbravano il cartellino ma poco dopo uscivano a fare shopping, andavano in palestra oppure a correre sul lungomare, sbrigavano commissioni per i familiari, portavano i figli a scuola o andavano dal parrucchiere. Otto dipendenti del comune di Palermo e delle aziende partecipate Reset e Coime sono stati arrestati questa mattina dai militari del nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Palermo guidati dal colonnello Gianluca Angelini e messi agli arresti domiciliari in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Palermo Rosario Di Gioia su richiesta del sostituto procuratore Maria Pia Ticino e del procuratore aggiunto Sergio Demontis.

Oltre alle otto misure di custodia cautelare agli arresti domiciliari, il gip ha disposto per altri 14 dipendenti la misura dell’obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria. Infine per altri sei è scattato solo l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. I 28 furbetti del cartellino destinatari di misura cautelare devono rispondere a vario titolo di truffa in danno di un ente pubblico e falsa attestazione della presenza in servizio.

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Undici di loro sono dipendenti del comune di Palermo, 14 sono dipendenti della Reset, l’azienda partecipata del Comune che si occupa della manutenzione strade e del verde pubblico a Palermo, e tre lavorano per il Coime, un’altra partecipata che si occupa della piccola manutenzione cittadina. Tutti lavoravano nei cantieri culturali della Zisa a Palermo.

Le indagini sono iniziate nel 2018 da alcune segnalazioni confidenziali sulle continue assenze del personale nel sito culturale del Comune. Gli investigatori, attraverso videoriprese, appostamenti, pedinamenti ed esami documentali, hanno fatto emergere come per i 28 dipendenti comunali e delle partecipate Reset e Coime l’assenteismo fosse diventata una prassi consolidata. La telecamera nascosta piazzata dai finanzieri proprio a ridosso dell’apparecchio per la rilevazione elettronica delle presenze ha consentito, in un lasso temporale di poco più di tre mesi, di registrare oltre mille casi di infedeltà nell’attestazione degli orari, che hanno determinato la falsa rendicontazione di circa 2.500 ore di servizio in realtà non prestate a favore del Comune di Palermo.

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