Cassazione

Palestre, non è ingannevole l’offerta di abbonamento valida per un solo giorno

Il falso messaggio non basta, il consumatore deve provare che se avesse avuto più tempo a disposizione avrebbe fatto una scelta diversa

di Patrizia Maciocchi

Con la pandemia il consumatore diventa sempre più digitale

2' di lettura

Non può essere considerata di per sé ingannevole, e dunque illecita, l’offerta della palestra relativa alla possibilità di iscriversi a condizioni vantaggiose purché l’occasione venga colta al volo il giorno stesso. Il cliente dovrebbe dimostrare che la fretta è stata cattiva consigliera perché, se avesse avuto più tempo, si sarebbe orientato diversamente. Una prova “diabolica” senza la quale non si può pretendere un risarcimento nè imporre alla palestra di fermare il comportamento che si presumeva scorretto. La Corte di cassazione (sentenza 29011) respinge il ricorso del Codacons, che aveva promosso un’azione in nome collettivo contro la società che gestiva il centro sportivo, riuscendo però a far passare la tesi sulla pubblicità ingannevole solo in primo grado.

La falsa promozione

Nel mirino dell’associazione dei consumatori erano finiti i cartelloni pubblicitari con i quali la palestra cercava di attrarre potenziali clienti attraverso un messaggio che non era però completo. Per saperne di più c'era un passaggio obbligato proprio presso il centro, dove veniva prospettata una promozione valida per un solo giorno. Ad avviso del Tribunale la falsa prospettazione della scadenza imminente della promozione costituiva una dichiarazione ingannevole da parte del professionista, idonea a condizionare la scelta del consumatore medio.

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Al consumatore l'onere della prova

Si poteva infatti presumere che i tempi stretti aumentassero la sua propensione a concludere il contratto e dunque a falsare il suo comportamento economico: con più tempo a disposizione la scelta avrebbe potuto essere diversa.

Un’ipotesi che Corte d’Appello e Cassazione non danno per scontata. I giudici di secondo grado, infatti, con una sentenza che la Cassazione avalla, respingono il ricorso addossando al consumatore l’onere di provare che la sua libertà era stata condizionata dall’offerta ingannevole. E che senza la pressione della scadenza si sarebbe magari iscritto in un’altra palestra o in nessuna. Una prova che non era stata fornita.

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