ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùla denuncia all’antitrust dell’unc

Palestre, voucher per recuperare i mesi persi solo con nuovo abbonamento

L’Unione nazionale consumatori ha presentato all’Autorità garante della concorrenza e del mercato un dossier per «segnalare diverse irregolarità».

di Andrea Gagliardi

Fase 2, riaprono le palestre: "Ripartiamo con regole nuove"

L’Unione nazionale consumatori ha presentato all’Autorità garante della concorrenza e del mercato un dossier per «segnalare diverse irregolarità».


2' di lettura

Le palestre hanno riaperto lo scorso 25 maggio, dopo la chiusura forzata per l'emergenza sanitaria causata dalla diffusione del COVID-19. Ma le attività non sembrano ripartite dappertutto nel rispetto della normativa. L’Unione nazionale consumatori ha presentato all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) una dossier per «segnalare diverse irregolarità nella gestione degli abbonamenti». In particolare sui voucher previsti dal decreto Rilancio per indennizzare chi nel periodo di lockdown non ha potuto utilizzare il suo abbonamento per frequentare la palestra.

Voucher per legge «utilizzabile incondizionatamente»

La norma contenuta nell'art. 216, comma 4 del Decreto Rilancio, prevede quanto segue: «A seguito della sospensione delle attività sportive (...), ricorre la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta in relazione ai contratti di abbonamento per l'accesso ai servizi offerti da palestre, piscine e impianti sportivi di ogni tipo, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 1463 del codice civile. I soggetti acquirenti possono presentare, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, istanza di rimborso del corrispettivo già versato per tali periodi di sospensione dell'attività sportiva, allegando il relativo titolo di acquisto o la prova del versamento effettuato. Il gestore dell'impianto sportivo, entro trenta giorni dalla presentazione dell'istanza di cui al periodo precedente, in alternativa al rimborso del corrispettivo, può rilasciare un voucher di pari valore incondizionatamente utilizzabile presso la stessa struttura entro un anno dalla cessazione delle predette misure di sospensione dell'attività sportiva»

Voucher spendibile solo con un nuovo abbonamento

In pratica, nel momento in cui il legislatore esplicita che il voucher dev'essere «incondizionatamente utilizzabile» è evidente, spiega il presidente dell’Unione nazionale consumatori Massimiliano Dona, che «concedere al consumatore l'utilizzo del voucher in un periodo determinato oppure (come molti operatori stanno facendo) condizionarne la spendibilità all'attivazione di un nuovo abbonamento» rappresenta «una pratica, a nostro avviso, scorretta». Eppure varie segnalazioni pervenute all’Unc denunciano soprattutto il fatto che chi non vuole sottoscrivere un nuovo abbonamento, perde il diritto di fruire del voucher.

Giorni di chiusura aggiunti in coda
L’Unione nazionale consumatori segnala inoltre che alcuni club non riconoscono alcun voucher, ma «dopo aver congelato l'abbonamento hanno cominciato a farlo decorrere già dai giorni di riapertura pur senza un esplicito consenso del consumatore che, invece, avrebbe diritto ad un voucher da attivare secondo il suo interesse nell'arco di un anno, come previsto dalla normativa». Oppure che viene concesso al consumatore l'utilizzo del voucher solo in coda alla scadenza dell’abbonamento.

Diritto di recesso negato

L’Unc stigmatizza infine, nella segnalazione all’Antitrust, gli ostacoli posti «al legittimo diritto del consumatore di recedere dal contratto di abbonamento per la parte residua» in quanto gli operatori pretendono «che il consumatore prosegua nella fruizione (nel pagamento) dei mesi mancanti allo spirare del suo abbonamento. Cosa che il consumatore potrebbe non essere interessato a fare tanto per ragioni di tutela della propria salute, tanto per l'appariscente riduzione dei servizi offerti» da molti club. E che «nessun operatore consente al consumatore di considerare le mutate condizioni di fruizione del servizio come giusta causa di recesso».

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