Riassetto

Palladio holding si riorganizza: soci più forti

La finanziaria vicentina studia l'accorciamento della catena Sparta holding ha rilevato quote di fondi esteri e di Veneto Banca

di Marigia Mangano

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Una veduta di Villa Bonolli, sede vicentina di Pfh

La finanziaria vicentina studia l'accorciamento della catena Sparta holding ha rilevato quote di fondi esteri e di Veneto Banca


3' di lettura

Dopo un riassetto azionario completato negli ultimi dodici mesi, Palladio holding, la finanziaria vicentina fondata da Roberto Meneguzzo - le cui azioni sono oggi detenute dal figlio Jacopo in forza di un patto di famiglia - si prepara a snellire la struttura societaria del gruppo e guarda a nuovi investimenti forte di mezzi propri nell’ordine dei 400 milioni. La società di partecipazioni indipendente, una storia lunga 40 anni nel corso dei quali ha investito prevalentemente in piccole e medie aziende italiane, ha varato nel corso del 2019 una importante riorganizzazione che coinvolge da un lato la governance del gruppo e dall’altro gli assetti di business in cui opera. L’intero riassetto è avvenuto parallelamente a un rafforzamento del socio di maggioranza, Sparta holding, che fa capo al socio fondatore Meneguzzo e Giorgio Drago entrato nel 1998.

Catena più corta
In particolare la cassaforte Sparta Holding che in principio controllava il 65% di Pfh1, un veicolo che a sua volta deteneva il 50,4% di Palladio holding, ha rilevato negli scorsi mesi quote di fondi esteri e la partecipazione storica detenuta da Veneto Banca, finita nel frattempo in liquidazione coatta amministrativa. Il risultato finale vede così una struttura più lineare con il veicolo delle famiglie Meneguzzo e Drago proprietario del 100% di Pfh1 che a sua volta si è rafforzata nel capitale di Palladio fino al 56%. Contestualmente sono stati rilevati anche gli strumenti finanziari partecipativi in capo alle banche venete che hanno permesso di stringere la presa sui fondi che fanno capo alla stessa Palladio, partendo da Vei.

IL NETWORK

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In questo quadro, indiscrezioni riferiscono che a Vicenza si starebbe ragionando su una nuova revisione della struttura. Il progetto, ancora in fase di valutazione e che potrebbe essere discusso nei prossimi mesi, punta a un accorciamento della catena di controllo. L’obiettivo sarebbe quello di eliminare il veicolo Pfh1, oramai di proprietà piena della cassaforte Sparta Holding. In questo modo il socio di controllo avrebbe una presa diretta in Palladio Holding, nel cui capitale figurano anche Intesa Sanpaolo (9%), Bpm (8,6%) e Mps (0,5%).

La riorganizzazione
Contestualmente alla definizione dei nuovi equilibri societari, la finanziaria guidata da Giorgio Drago, banker di lunga esperienza cresciuto in Mediobanca, ha avviato una riorganizzazione del business dando vita a due piattaforme di riferimento. La prima, che rappresenta la storica attività di Palladio holding, è focalizzata sul private equity. Con una dotazione di circa 300 milioni in parte investiti direttamente e per il resto attraverso Vei capital, questa divisione è guidata da Nicola Iorio e concentra partecipazioni in piccole medie aziende con un target di investimento compreso tra i 15 e i 50 milioni. Ad oggi conta un portafoglio di 10 partecipazioni dove spiccano Fila, il gruppo leader negli articoli da disegno e Rina attiva nel settore dei servizi di certificazione.

Tra le partecipazioni dirette, l’ultimo investimento ha coinvolto il gruppo Santi, leader italiano nella produzione di cisterne per il trasporto di liquidi alimentari. La finanziaria è entrata con una quota di maggioranza nel gruppo che ha sede a Brescia. Lo ha fatto con l’intenzione precisa di sostenere lo sviluppo dell’azienda che, sulla carta, ha grandi potenzialità di crescita specie nei mercati internazionali. Una filosofia, quest’ultima, che più in generale guida la scelta dei target di Palladio holding, alla ricerca di realtà da accompagnare nella fase di crescita e sviluppo come successo anche nel caso del gruppo Rcf, il polo dell’audio professionale che vede Palladio Holding insieme alla francese Amundi Private equity Funds al fianco delle famiglie degli imprenditori. Una alleanza, quella tra Amundi e Palladio, partita nel 2017, quando la società di private equity del gruppo d’Oltralpe rilevò una quota di minoranza della newco costituita da Palladio Holding per acquisire una quota del 30% del capitale nella società emiliana. La società guidata da Giorgio Drago, qualche mese prima, aveva messo sul piatto più o meno 55 milioni di euro per diventare un azionista chiave della società di Reggio Emilia. L’obiettivo dell’investimento è stato chiaro fin dall’inizio: realizzare un asse funzionale a consolidare e accelerare gli obiettivi di crescita della società Rcf che, dopo due importanti acquisizioni internazionali negli Stati Uniti e in Danimarca, nel 2019 ha esplorato l’opzione della quotazione, salvo poi congelarla per le condizioni difficili dei mercati azionari in quel periodo.

La seconda piattaforma di riferimento creata da Palladio Holding raccoglie invece tutti gli investimenti fatti da Veigreen e quelli nelle infrastrutture ed è dedicata al mondo delle energie rinnovabili. L’approccio però è imprenditoriale e l'obiettivo è quello di creare e sviluppare piattaforme di coinvestimento. La responsabilità di questo settore è affidata a Enrico Orsenigo. In questo caso la dotazione è nell’ordine dei 100 milioni attraverso VEI Green II a cui si aggiungono mezzi di terzi co-investitori italiani ed esteri.

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