STRATEGIE

Pallini (Federvini): ecco come risollevare il mercato dei liquori dopo dazi e pandemia

Micaela Pallini, presidente del Gruppo Spiriti di Federvini, avanza alcune ipotesi sulle azioni da intraprendere per salvare il settore dei distillati

di Maurizio Maestrelli

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Micaela Pallini presidente del gruppo Spiriti di Federvini

Micaela Pallini, presidente del Gruppo Spiriti di Federvini, avanza alcune ipotesi sulle azioni da intraprendere per salvare il settore dei distillati


2' di lettura

Alla guida dal 2013 come presidente e amministratore delegato della Pallini Spa, l'azienda familiare romana leader nella produzione di liquori italiani (il loro limoncello è al secondo posto nella classifica delle vendite mondiali e al primo per quello che riguarda il canale dutyfree e retail), Micaela Pallini riveste anche il ruolo di presidente del Gruppo Spiriti di Federvini. E se la sua società festeggia il traguardo dei 145 anni di storia con il rilancio del Mistrà, liquore secco all'anice molto noto nel Centro Italia, e il nuovo packaging del No.3, uno dei migliori London Dry Gin in circolazione, la presidente non nasconde la preoccupazione per l'impatto del Coronavirus sul mercato dei liquori e dei distillati.

Presidente, come vanno le cose?
Se pensa che il canale horeca, ovvero i bar e i ristoranti, è fermo da quasi un mese e che questo canale rappresenta mediamente il 50% del fatturato di un'azienda come la nostra, ovviamente le cose vanno male. Soprattutto siamo preoccupati di quello che troveremo dopo, all'indomani di una situazione come l'attuale che prima o poi comunque finirà.

Nel senso che prevede la chiusura di molte attività?
È difficile in questa fase fare delle previsioni. Di certo molti locali sono in sofferenza perché hanno comunque delle spese fisse da sostenere e non tutte sono dilazionabili. Noi dalla nostra parte cerchiamo di dare una mano come possiamo ma nessuno poteva prevedere questa epidemia e l'impatto conseguente. Ergo abbiamo ad esempio già sostenuto le spese accise su prodotti oggi fermi in magazzino.

Come si potrebbe aiutare il vostro settore?
Come Federvini avevamo già previsto un 2020 difficile con un calo dell'export anche del 35% per via dei nuovi dazi doganali imposta dagli Stati Uniti, il coronavirus complica ulteriormente le cose. Ma questa potrebbe anche essere l'occasione giusta per compiere qualche piccola riforma: ovvero in primo luogo semplificare la parte burocratica del nostro lavoro, poi nel concreto eliminare il sigillo di Stato così come è ancora fatto oggi e sostituirlo con un modello telematico, compensare una parte, il 20%, delle accise attuali e infine defiscalizzare alcuni fatturati, magari quelli extra-Europei, per sostenere l'export. Erano richiesta già avanzate al Governo che ci aveva dimostrato attenzione ma, oggi come oggi, tutto sembra essersi fermato.

Il 2020 ricorre per la Pallini un anniversario importante. Come è cambiata l'azienda in questi ultimi anni?
La Pallini ha iniziato a esportare negli Stati Uniti già negli anni Sessanta e per lungo tempo l'export è stato il nostro core business. Negli ultimi tempi abbiamo puntato a riposizionarci più efficacemente sul mercato nazionale “delocalizzando” ad esempio il Mistrà al di fuori dell'area dove è più conosciuto e con prodotti consolidati come il rum Gosling's, che identifica un cocktail di successo come il Dark ‘n' Stormy, e il gin No. 3 che si colloca nella fascia alta dei gin ossia dei distillati in questo momento più di tendenza sul mercato. Quando il mercato ripartirà, riprenderemo il lavoro con ancora più impegno di prima.

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