lettera al risparmiatore

Panaria amplia le fabbriche: più produzione in Portogallo. Focus sul capitale circolante

di Vittorio Carlini


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5' di lettura

Ampliare la produzione in Portogallo. Poi: sfruttare gli investimenti già realizzati negli impianti Usa. Ancora: proseguire nell’efficientamento della gestione del capitale circolante netto. Sono tra le priorità di Panaria Group a sostegno del suo business nelle ceramiche.

L’attività, a ben vedere, è stata contraddistinta nel primo semestre da ricavi e redditività in rialzo. Il fatturato si è assestato a quota 206,8 milioni, in aumento del 6,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso esercizio. Il valore della produzione, che comprende rimanenze e altri ricavi, è invece salito a 222,54 milioni (erano stati 199,56 milioni un anno prima). I

l Margine operativo lordo (Mol), dal canto suo, è cresciuto a 27,88 milioni (+30,4%) mentre l’utile netto consolidato ha raggiunto 9,58 milioni. Insomma: i dati contabili descrivono una dinamica in miglioramento.

SEMESTRI DEL GRUPPO A CONFRONTO

Dati in milioni di euro

Al di là, però, dei numeri di conto economico il risparmiatore è interessato a conoscere le strategie di sviluppo aziendale. Tra i focus, per l’appunto, c’è quello sull’ampliamento della base produttiva. Lo scorso anno, va ricordato, Panaria ha investito diversi milioni per innovare e aumentare l’ output della fabbriche statunitensi. Un nuovo forno è entrato in funzione e attualmente è saturo al 60-70%.

Adesso si guarda al Portogallo. Anche qui l’obiettivo è incrementare la capacità produttiva. Lo stabilimento di Aveiro, entro la fine del 2017, vedrà la realizzazione di una nuova linea completa per il gres porcellanato. In questo modo l’azienda disporrà di un polo più efficiente costituito da due stabilimenti e 6 linee. Una struttura finalizzata sia alla produzione per il mercato locale che all’export. L’investimento? Intorno a 9 milioni. Vale a dire: una parte consistente dei Capex complessivi i quali sono stimati, sull’interno 2017, tra 26 e 27 milioni.

RICAVI PER AREE GEOGRAFIE

Dati in %

Ciò detto, rispetto al 2018, Panaria valuta l’ipotesi di altri rilevanti investimenti sugli impianti. Questa volta, però, l’area coinvolta è quella italiana. Il ragionamento è il seguente: il gruppo nel Belpaese, anche sfruttando la normativa dell’ «Industry 4.0», deve proseguire nella strategia di realizzare prodotti innovativi. Come, ad esempio, il più ampio laminato (1mt x 3mt per circa 3,5 mm di spessore) già «made in Italy». Una piastrella con maggiori flessibilità (può essere tagliata dal semplice cutter da vetro) e che consente più risparmi (pesa di meno). Tutte caratteristiche le quali, ovviamente, ne agevolano la commercializzazione.

CAPITALE CIRCOLANTE NETTO SUI RICAVI

Valori in %

Già, la commercializzazione dei prodotti. Questa ha contribuito, nel primo semestre del 2017, alla crescita dei ricavi in Europa(+11%). A ben vedere nel vecchio Continente, oltre alla spinta del mercato portoghese, una mano l’hanno data la Spagna, la Germania e la Gran Bretagna. Un po’ più stabile, al contrario, la Francia. E l’Italia? Il mercato domestico delle ceramiche, lo scorso anno, ha preso un po’ l’abbrivio. Nella prima metà di quest’anno poi ha fatto registrare una crescita del 4,2%. Panaria, che al 30/6/2017 aveva generato nel Belpaese il 18% del suo complessivo giro d’affari, ha visto le vendite salire del 5%. Si tratta di un risultato che è anche conseguenza della riorganizzazione realizzata nel recente passato. Una razionalizzazione che, tra le altre cose, ha comportato la centralizzazione del marketing. Oltre poi la riduzione delle reti commerciali: per i 5 marchi ne sono state definite tre (il brand Lea Ceramiche ha mantenuto il suo network; uniti invece quello di Panaria con Fiordo e quello di Cotto d’Este con Blustyle).

DEBITO NETTO SU EBITDA A FINE I° TRIM

Valori in %

Tutto rose e e fiori, quindi? La situazione è ovviamente più complicata. Il risparmiatore, riguardo all’Europa, esprime un dubbio. Il timore è che l’onda lunga della Brexit, soprattutto con la svalutazione della sterlina, possa costituire un limite allo sviluppo del business aziendale. Panaria rigetta la preoccupazione. In primis, è l’indicazione, a tutt’oggi c’è stato nessun impatto: i ricavi sono saliti. Inoltre, dice la società, in Gran Bretagna non esiste un’industria rilevante della ceramica. La partita, quindi, si gioca tra gli esportatori verso l’Inghilterra i quali, ovviamente, affrontano le stesse variabili geo-politiche. Infine, viene sottolineato, il peso del mercato britannico sul fatturato del gruppo è molto limitato. Di conseguenza, conclude Panaria, sul tema non c’è alcun particolare problema.

Dall’Europa agli Stati Uniti. Gli Usa sono il singolo mercato più rilevante per il Gruppo: alla fine del giugno scorso valevano il 35% dei ricavi totali. Nella prima prima metà dell’anno il business in loco della società è salito del 4% rispetto allo stesso periodo del 2016. Il Paese a stelle e strisce, giocoforza, resta un focus per l’impresa italiana. Qui, al di là degli investimenti già descritti sulla base produttiva, c’è lo sforzo sul fronte del canale distributivo. L’azienda, in tal senso, da una parte ha raggiunto la quota di 24 negozi a gestione diretta. Ma dall’altra fa rotta sui cosiddetti home center. Cioè: le grandi catene di negozi di prodotti per la casa e fai da te. Allo stato attuale il gruppo ha iniziato a collaborare con alcuni di essi. Il loro nome, però, non viene svelato. Al di là di ciò il risparmiatore esprime una perplessità. Il timore, a maggiore ragione in funzione dell’importanza del mercato in oggetto, è che la Casa Bianca decida di introdurre i «noti» dazi all’importazione. Il che, ovviamente, sarebbe d’ostacolo al business. Panaria non condivide il dubbio. In primis, viene sottolineato, bisogna vedere se e come le indicazioni di programma verranno concretizzate. Finora, è l’indicazione, non si è passati dalla teoria alla pratica. Inoltre, afferma sempre Panaria, la sua presenza produttiva negli Usa consente di limitare l’eventuale politica protezionistica. Quindi, dice l’azienda, non c’è alcuna particolare problematica rispetto al tema. Così come il gruppo vede nessuna preoccupazione sui cosiddetti «Altri mercati» (Asia, Canada, Sudamerica, Oceania ed Africa). In queste aree, nella prima metà del 2017, l’incremento del volume d’affari è stato dell’8%. Le migliori performance? In Asia e Oceania. Si tratta di risultati conseguenti anche, e soprattutto, all’organizzazione ad hoc per i suddetti mercati denominata «Trade». Una divisione, la cui direzione è presso la casa madre a Fiorano (Modena), che ha l’obiettivo d’individuare le opportunità di business e, quindi, offrire l’intera gamma di marchi e prodotti a disposizione del gruppo.

Già, il gruppo. Quest’ultimo è stato contraddistinto, al 30 giugno del 2017, da un capitale circolante netto in crescita, rispetto ad un anno prima, del 5,2%. La dinamica, conseguente anche all’incremento delle rimanenze, fa storcere il naso al risparmiatore che può ipotizzare delle problematiche nella gestione del magazzino. La società non condivide il dubbio ed invita ad un’analisi più articolata. Dapprima spiega Panaria la variazione delle scorte, conseguente alla crescita del business, è comunque allineata alla variazione dei ricavi. Tanto che l’indice di rotazione è rimasto inalterato. Inoltre l’incremento dei crediti verso clienti è meno marcato di quello del fatturato. Un trend, afferma l’azienda, dovuto da un lato al miglioramento del contesto economico; ma, dall’altro, anche alla sua più efficace gestione degli incassi. Infine, ricorda sempre Panaria, il rapporto tra Capitale circolante netto e ricavi, a fine semestre, si è assestato al 35,6% rispetto al 36,4% del 30/6/2016. La dinamica di miglioramento, peraltro, dovrebbe proseguire. Panaria, infatti, conferma l’obiettivo del rapporto in oggetto intorno al 30% nel medio periodo. In conclusione: la gestione del «Net working capital» è tra i focus aziendali ma non costituisce un problema.

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