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Panda bond, la Cina ha fame. Pronta la prima emissione

di Rita Fatiguso


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(Imagoeconomica)

2' di lettura

Una dichiarazione congiunta siglata dai ministri delle Finanze di Italia e Cina, Giovanni Tria e Liu Kun, sigilla la nuova fase aperta dal Primo dialogo finanziario Italia-Cina che, non a caso, si è svolto a Palazzo Marino, simbolo di Milano, centro della finanza.

I massimi rappresentanti delle realtà finanziarie e dei sistemi bancari dei due Paesi, controparti istituzionali e operatori economici, si sono confrontati per l’intera giornata su cooperazione finanziaria e regolamentazione politica fiscale e nei Paesi terzi, su riforme finanziarie e sostegno alle Pmi, nonchè sulla global governance e dialogo Italia-Cina.

Anni di prove generali e di momenti chiave, come il G20 di Buenos Aires, dove i ministri Giovanni Tria e Liu Kun hanno mosso le prime pedine della cooperazione, hanno portato già a primi risultati. Fabrizio Palermo, l’amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti che ha supportato l’evento, ha ricordato che il piano di emissioni di Panda Bond realizzato insieme a Bank of China per 650 milioni di euro (pari a 5 miliardi di Renminbi) e destinato a finanziare le imprese italiane, specie Pmi attive in Cina, ha già riscosso interesse per 100 milioni di euro di finanziamenti e sta per ottenere il disco verde delle autorità cinesi.

Con la dichiarazione congiunta saranno creati fondi misti per finanziare l’economia reale in un’ottica di reciproca collaborazione. In questa direzione va, decisamente, la sigla dell’accordo sottoscritto tra gli enti regolatori Crbic e Ivass, sulla cooperazione nelle assicurazioni, mentre sul versante finanziario Import export Bank of China ha siglato due accordi con UniCredit e Sace.

Per il presidente Fabrizio Saccomanni, «una banca paneuropea come Unicredit, è partner ideale per la Cina, perchè opera in 14 Paesi e ha interesse a essere un canale per i progetti della Belt & Road Initiative nei Paesi in cui siamo presenti, come la Russia e l’Europa centrale». Alessandro Decio, amministratore delegato di Sace, precisa che l’accordo siglato con Import export Bank of China «ha l’obiettivo di esplorare nuove opportunità e di rafforzare la collaborazione tra i due Paesi. Sulla BRI siamo pronti a lavorare al fianco delle imprese cinesi anche in Paesi terzi».

Anche Intesa Sanpaolo è testimone attiva di questo nuovo corso. È la banca che ha già agguantato la liberalizzazione del mercato cinese con la creazione di una NewCo, “Yi Tsai”, Wealth Management Company interamente posseduta da Banca Intesa, ovvero da una istituzione finanziaria straniera . «È un obiettivo strategico che perseguiamo in accordo con le autorità locali dello Shandong .- dice il presidente Gian Maria Gros-Pietro. Siamo nella fase conclusiva di ottenimento della licenza di Fund Distribution».

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