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Pandemia, clima, guerra, economia: le quattro crisi dell’età postglobale

Nel 2022 il mondo è cambiato e (forse) non tornerà più come prima. Momenti decisivi di questo passaggio epocale: la pandemia non ancora conclusa, l'emergenza climatica, la guerra in Ucraina e la conseguente crisi economico-sociale

di Piero Fornara

Passaggio campanella Draghi-Meloni, si insedia la prima Presidente donna

4' di lettura

«Il mondo postglobale» in cui oggi ci troviamo a vivere – scelto come titolo per l'annuale Rapporto del Centro Einaudi di Torino, prodotto in collaborazione con Intesa San Paolo – «non offre interpretazioni inoppugnabili, né evoluzioni ben definite; l'incertezza si sta sostituendo sempre più alla probabilità e al rischio misurabile». Il volume, curato da Mario Deaglio professore emerito di economia internazionale all'università di Torino, si avvale dei contributi di Giovanni B. Andornino, Giorgio Arfaras, Angela De Martiis, Giuseppina De Santis, Gabriele Guggiola, Paolo Migliavacca, Giuseppe Russo, Giorgio Vernoni. Pubblicato dall'editore Guerini, il libro (pagg. 170, euro 19,00) è disponibile anche in versione e-book.

Martedì 25 ottobre, ore 11, nella sala convegni di Intesa Sanpaolo in piazza Belgioioso a Milano, la presentazione (anche in “live streaming”): dopo l'apertura lavori del presidente del Centro Einaudi Beppe Facchetti e del presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro, è previsto l'intervento del professor Deaglio, cui seguirà un dibattito moderato dalla giornalista di Sky Tg24 Mariangela Pira. E ci sarà anche spazio per commentare la nascita del governo Meloni, giusto 48 ore dopo il “passaggio delle consegne” con Draghi, rientrato dal Consiglio europeo di Bruxelles del 20-21 ottobre con l'accordo (pur imperfetto) sul piano per il gas, insieme con il via libera alle altre misure energetiche. «Grazie all'intesa, il costo delle bollette presto scenderà», ha dichiarato Draghi nella sua ultima conferenza stampa da presidente in carica.

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L'eredità di Draghi e le prime mosse del governo Meloni

Nel 2022 il mondo è cambiato e, quasi certamente, non tornerà più come prima. Il Rapporto del Centro Einaudi individua quattro “crisi” (nel senso greco del termine, che si può rendere nell'italiano di oggi con “momento decisivo”, quindi non necessariamente negativo): quella pandemica, non ancora conclusa e che ha fatto emergere evoluzioni già in corso; l'emergenza climatico-ambientale, che in estate ha colpito molte aree del pianeta; la crisi geopolitica, con una guerra che si prolunga nel cuore del Vecchio continente; infine, la crisi economico-sociale, in parte innescata dall'innovazione tecnologica e complicata dalle altre tre. Di conseguenza l'economia mondiale va perdendo i suoi caratteri di globalità e riducendo le proprie capacità di crescita.

In questo quadro generale l'Italia può contare sulle risorse europee del Pnrr, ma ciò non basta. Sulla prossima manovra finanziaria grava il peso del nostro debito pubblico, mentre si profilano nuovi rialzi dei tassi sia nella riunione della Bce giovedì 27 ottobre, che nel meeting della Fed dell'1-2 novembre. «Il massimo storico dell'industria delle costruzioni, sostenuta da incentivi di grande portata – scrive il Rapporto – ha innescato una ripresa, che non può essere sostenuta nel lungo periodo»; per fronteggiare la debolezza della domanda interna, le imprese italiane hanno cercato sbocchi all'estero, «ma i ragguardevoli risultati delle nostre esportazioni hanno in realtà poco più che compensato, in termini di crescita del Pil, la debolezza strutturale degli investimenti netti».

Nel 2022 l'Italia, trainata anche dal turismo, crescerà del 3,2% secondo l'Outlook d'autunno del Fmi, mentre l'anno prossimo sarà in recessione: -0,2 per cento, un decimale meglio della Germania (-0,3%), essendo noi e i tedeschi i due peggiori paesi dell'area euro. Se vogliamo aggiungere una simulazione di “scenario avverso”, contenuta dell'ultimo Bollettino mensile della Banca d'Italia – la citiamo qui per esorcizzarne l'avverarsi! – con uno stop alle forniture del gas russo, nel 2023 avremmo una caduta del Pil dell'1,5% e un'inflazione del 9% ancora per un anno.

Tre uomini (soli) al comando: Biden, Putin e Xi Jinping

Sono passati otto mesi dalla decisione scellerata di Putin di passare alle armi, invadendo l'Ucraina e facendo saltare ogni ipotesi di soluzione diplomatica (per la quale il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov stava ancora trattando con le cancellerie europee). Considerando i riferimenti, più o meno espliciti, fatti da Mosca sul possibile uso di armi atomiche e sui rischi di un conflitto Nato-Russia, per gli aiuti militari dell'Occidente a Kiev, dal 24 febbraio a oggi, c'è stato un inasprimento della guerra, anche se tutti auspicano la pace. Ma per arrivare alla pace servono una trattativa diplomatica e il cessate-il-fuoco.

Finora l'unico accordo fra le parti rimane quello firmato in luglio a Istanbul per l'esportazione del grano dai porti dell'Ucraina, raggiunto con la mediazione Onu e del presidente turco Erdogan. È invece rimasta aperta una linea diretta di comunicazione fra Washington e Mosca e venerdì scorso il capo del Pentagono Lloyd Austin ha chiamato il ministro della Difesa russo Sergej Shoigu: scarni i dettagli della telefonata, ma - come riporta la Tass - domenica c’è stata un’altra conversazione telefonica fra i due e l’argomento era l’Ucraina.

A metà novembre è in agenda il vertice G20 in Indonesia, ma pare sfumata l'ipotesi di un incontro bilaterale fra Biden e Putin, anche perché il presidente americano ha davanti a sé la delicata scadenza delle elezioni di “mezzo termine” martedì 8 novembre, mentre Putin non ha finora confermato la sua presenza. Al G20 parteciperà il presidente cinese Xi Jinping, che arriverà a Bali fresco di nomina per l'inedito terzo mandato quinquennale da parte del XX Congresso del Partito comunista. Il suo intervento al Congresso sulla riunificazione di Taiwan alla Cina, da perseguire in modo pacifico «senza mai rinunciare all'uso della forza» non si discosta molto dai discorsi pronunciati in passato, ma intanto a Taiwan cresce l'ansia per un attacco cinese non troppo lontano nel tempo. Al G20 potrebbe comunque esserci l'auspicato faccia-a-faccia Xi-Biden, parlando magari anche di Russia e di Ucraina.

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