Evasione

Pandora Papers, nuova inchiesta svela i miliardi nascosti da politici, industriali e star

Il lavoro di 600 giornalisti da 117 paesi scoperchia il sistema di conti offshore che coinvolge leader globali, imprenditori, banchieri e celebrità

Evasione fiscale in Europa: ogni giorno sottratti 2,25 miliardi di euro

3' di lettura

Una mole di quasi 12 milioni di documenti analizzati, 600 giornalisti al lavoro in 117 paesi, almeno 300 politici coinvolti insieme a manager, banchieri, industriali e star. Sono i numeri dei Pandora Papers, la maxi-inchiesta giornalistica costruita con i dati in possesso del Consorzio Internazionale di Giornalisti Investigativi (Icij) e pubblicata il 3 ottobre su un network di 140 testate internazionali. Per l’Italia se ne è occupato il settimanale Espresso.

L’inchiesta scoperchia una trama di ricchezze nascoste, meccanismi di evasione fiscale e riciclaggio che ruotava intorno a 14 società capaci di far sparire il denaro dei propri clienti in conti offshore.

Loading...

Le 14 società che «fabbricavano» conti offshore

Le società internazionali hanno sedi che vanno da Dubai a Singapore, dalle Isole Vergnini alla stessa Panama City che venne travolta dall’inchiesta omonima nel 2016. I documenti nelle mani del consorzio Icij, a quanto scrive l’Espresso, coprono un periodo di 25 anni di operazioni offshore (1996-2020, anche se i primi documenti risalgono agli anni ’70). Le varie società si reggevano su un circuito di uffici e filiali in giurisdizioni classificare come paradisi fiscali, utilizzati come «incubatori» per società anonime.

Nascosti fino a 32mila miliardi. Fra i clienti anche Tony Blair

Una stima diffusa dall’Icij rileva che la cifra nascosta potrebbe aggirarsi fra i 5.600 e i 32mila miliardi di dollari. Il Fondo monetario internazionale ha dichiarato che il ricorso a paradisi fiscali costa ai governo l’equivalente di 600 miliardi di dollari in tasse perse ogni anno.

A quanto anticipa il settimanale l’Espresso, la lista include 29mila beneficiari, con 25 leader mondiali e 300 politici da 90 paesi diversi. Fra i nomi “celebri” per la politica internazionale spuntano il premier della Repubblica Ceca Andrej Babis, il ministro olandese dell'Economia Wopke Hoekstra, l'ex capo del governo britannico Tony Blair, il Re di Giordania e presidenti in carica di Paesi come Ucraina, Kenya, Cile, Ecuador.

Tutte le smentita, dalla casa reale Giordania a Johnson

Nel frattempo, arrivano le prime smentite. La Casa reale giordana ha respinto le informazioni contenute nei Pandora Papers definendole «inaccurate, distorte e che esagerano i fatti». In una nota ufficiale diffusa dalla agenzia Petra si afferma che «non è un segreto che sua Maestà Abdallah II possieda una serie di appartamenti e di residenze negli Usa e in Gran Bretagna. Questo non è nè inusuale nè improprio». Secondo la stessa nota quelle proprietà «non sono state pubblicizzate per motivi di sicurezza e di privacy. Non è stato per segretezza nè per tentare di nascondere le cose, come sostenuto in quelle informazioni». si accusa il monarca di aver segretamente acquistato case di lusso del valore di 106 milioni di dollari negli ultimi dieci anni utilizzando società offshore.

Anche da Londra, il premier britannico Boris Johnson nega qualsiasi coinvolgimento del partito nella questione. Johnson ha assicurato che tutte le donazioni fatte al partito conservatore britannico sono state esaminate, dopo che è emerso che Mohammed Amersi, donatore della sua campagna, era rimasto coinvolto in uno dei maggiori scandali di corruzione in Europa. «Ho visto oggi la notizia. Ma tutto ciò che posso dire in proposito è che tutte queste donazioni vengono controllate normalmente in linea con le norme stabilite da un governo laburista. Quindi le esaminiamo sempre», ha aggiunto.

Un altro big nel mirino, il primo ministro ceco Andrej Babis, ha respinto le accuse emerse nei suoi confronti dai Pandora Papers dicendo di non aver fatto «niente di illegale». E che si tratta solo di un tentativo di screditarlo in vista delle elezioni dell’8 e 9 ottobre. «Non ho mai fatto nulla di illegale o sbagliato, ma ciò non impedisce loro di provare a denigrarmi di nuovo e a influenzare le elezioni parlamentari ceche», ha scritto Babis su Twitter. In base a quanto emerso dai Pandora Papers, Babis non ha dichiarato una società di investimento offshore, fondata nelle Isole Vergini britanniche nel 2009, utilizzata per acquistare due lussuose ville per 15 milioni di euro nel sud della Francia. E anche per prestare denaro ad altre società fittizie di sua proprietà negli Stati Uniti e a Monaco.

Pandora Papers, l'Ue prepara la stretta sull'evasione

Commissione Ue: entro l’anno proposta contro società di comodo

L’eco della inchiesta si è allargata pure a Bruxelles, dove la Commissione europea starebbe pensando a provvedimento legislativo per contrastare meccanismi come quelli svelati dai Pandora Papers. A rivelarlo è Paolo Gentiloni, commissario all’Economia. «Come tante altre inchieste di giornalismo investigativo - ha detto Gentiloni - anche questa dei Pandora Papers darà un impulso molto positivo ai decisori politici» e da parte della Commissione europea «ci sarà prima della fine dell’anno una proposta» nel suo piano per la lotta all’evasione fiscale «contro l’abuso delle società di comodo, che è una delle questioni fondamentali che emergono» anche da questa inchiesta.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti