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Panetta (Bce): «No a rialzi prestabiliti dei tassi dopo febbraio»

Intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt: «Probabile che gli shock di offerta che hanno colpito l’economia negli ultimi mesi stiano iniziando a invertirsi»

di Gianluca Di Donfrancesco

La sede della Banca centrale europea

3' di lettura

La Banca centrale europea non dovrebbe impegnarsi su alcun rialzo dei tassi specifico oltre febbraio, soprattutto perché c’è motivo di cauto ottimismo sull’inflazione: lo ha detto il membro del consiglio direttivo della Bce, Fabio Panetta, in un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, il 24 gennaio (pubblicata sul sito della Bce). «C’è troppa incertezza nell’economia per impegnarsi preventivamente e incondizionatamente su una linea specifica», ha affermato Panetta. «Oltre febbraio qualsiasi guidance incondizionata, ovvero non correlata alle prospettive economiche, si discosterà dal nostro approccio basato sui dati».

Panetta ha affermato che le decisioni devono essere basate sull’evoluzione dell’inflazione, dei salari, dei prezzi dell’energia, degli sviluppi della guerra della in Ucraina, dell’economia globale e di quella dell’Eurozona: «Ci sarà una recessione?».

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«Le nostre proiezioni di dicembre - ha spiegato - prevedevano un’inflazione superiore al nostro obiettivo del 2% fino alla metà del 2025. Era ragionevole aumentare i tassi a dicembre e segnalare un passo simile a febbraio». A marzo ci saranno nuove proiezioni «e dovremmo rivalutare la situazione».

Falchi e colombe

La Bce si è sostanzialmente impegnata ad aumentare il tasso di riferimento di mezzo punto percentuale il 2 febbraio, portandolo al 2,5%, ma stanno emergendo orientamenti diversi per marzo, suggerendo che il dibattito è aperto, nonostante l’indicazione per un significativo inasprimento della politica monetaria a ritmo costante. Alcuni membri del board, inclusi i governatori delle Banche centrali olandese e slovacca, hanno chiesto specificamente un aumento di 50 punti base a marzo. Altri, inclusi i governatori delle Banche centrali greca e italiana, preferiscono maggiore cautela e gradualità.

Ribadito l’impegno a «fare tutto il necessario per ridurre l’inflazione al 2% senza indebiti ritardi, al minimo costo per l’economia», secondo Panetta, «una discussione pubblica e dettagliata delle effettive misure politiche, sui punti base, sarebbe inappropriata. Tale discussione dovrebbe svolgersi all’interno del consiglio direttivo della Bce».

L’inflazione scende, ma non tutta

L’inflazione della zona euro è scesa al 9,2% a dicembre, dal 10,1% di novembre, ma la componente core, depurata da energia e alimentari (l’osservata speciale della Bce) è salita dal 6,6 al 6,9%.

Panetta ha ricordato che «le proiezioni degli esperti dell’Eurosistema di dicembre 2022 prevedono che l’inflazione scenderà drasticamente, dall’8,4% nel 2022 al 3,6% entro la fine del 2023, riflettendo soprattutto il calo dei prezzi dell’energia. Ma resterà poi intorno al 3,4% nel 2024 e raggiungerà il 2% solo nel terzo trimestre del 2025».

«Abbiamo avuto buone notizie sul fronte dell’inflazione, poiché è probabile che gli shock di offerta che hanno colpito l’economia negli ultimi mesi stiano iniziando a invertirsi», ha detto Panetta nell’intervista. Per poi aggiungere: «Possiamo permetterci di essere “ansiosamente ottimisti”, ma dovremmo essere prudenti e restare vigili. L’inflazione è ancora troppo alta, ma i recenti sviluppi suggeriscono che possiamo respingere i rischi di effetti di secondo impatto e abbatterla continuando ad aggiustare i nostri tassi ufficiali in modo ben calibrato e non meccanico».

L’Italia non è a rischio

Panetta non vede rischi particolari per l’Italia, con il suo elevato debito pubblico: «La politica fiscale italiana è rimasta prudente. La scadenza media del debito pubblico italiano è pari a 7,8 anni. Ciò significa che un aumento inaspettato dei rendimenti avrebbe un impatto molto limitato sugli interessi dell’Italia nel 2023. E non dimentichiamo che la crescita è il principale motore della riduzione del debito. L’Italia è cresciuta più del previsto nel 2022, e sopra la media della zona euro. In prospettiva, può ancora investire risorse significative – circa il 9% del Pil – grazie a Next Generation EU. Ciò rende difficile immaginare un rischio Paese».

Panetta ha sottolineato che «i Paesi con un debito più elevato beneficiano maggiormente da una credibile lotta all’inflazione».

Lagarde: tenere la rotta

Il 23 gennaio, la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha ricordato che «in meno di sei mesi, abbiamo aumentato i tassi di interesse della Bce di 250 punti base, l’aumento più rapido della nostra storia. E abbiamo chiarito che i tassi di interesse della Bce dovranno ancora aumentare in modo significativo a un ritmo costante per raggiungere livelli sufficientemente restrittivi e rimanere a quei livelli per tutto il tempo necessario. In altre parole, manterremo la rotta per garantire il tempestivo ritorno dell’inflazione al nostro obiettivo».

Nagel: il lavoro contro l’inflazione non è finito

Il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, il 24 gennaio ha ribadito che «il lavoro contro l’inflazione non è ancora finito», per questo, sarà necessario «continuare a inasprire la politica monetaria per raffreddare le pressioni sui prezzi».

Villeroy: picco dei tassi entro l’estate

Il governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau, ha affermato che la Bce «probabilmente avrà raggiunto il picco dei tassi di interesse entro l’estate», prevedendo che l’inflazione scenderà verso il 2% entro la fine del 2024 o all’inizio del 2025.

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