mephisto waltz

Panta rei


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 Nell’antichità profonda il tempo scorreva lentissimo, un po’ come ci sembrava da bambini. La Chiesa poi, ne approfittò per adottare la regola del “vedere e prevedere”, prima di “provvedere”. Galileo (1564-1642) ne sa qualcosa. Solo il Diavolo, dovendo fare di necessità virtù, è stato costretto da subito a scatti fulminei, tagliando le curve per impasticciare i disegni degli antagonisti. Più vicina al nostro tempo, la Campagna di Russia suicida di Napoleone (1812) fu imitata dopo poco più di un secolo da Hitler e Mussolini con l’Armir, altrettanto suicidi nel non tener conto neppure della storia. “Tel quel”, nei nostri dì, il supplizio dei due Matteo, dal Referendum dell’uno (2016) al Papete dell’altro inchiodato a una propaganda volgare e  perdente, ormai strutturale, al punto da ripetersi dopo poche ore nella Campagna d’Emilia. Non bastasse, col vanto, l’indomani: «rifarei la stessa cosa». Errare humanum, perseverare diabolicum, secondo Cicerone, Seneca e Sant’Agostino. Dal panta rei all’intuizione di Lavoisier: nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Dei quattro elementi - acqua, aria, terra e fuoco - che secondo Tacito, Eraclito e Euripide garantivano la sopravvivenza del cosmo (come in allegoria nel «Concerto campestre» del Tiziano giorgionesco al Louvre, 1509) solo il “fuoco” è rimasto com’era, quando fu creato. Belzebù appena può, ne rimira nel suo antro guizzi e crepitii, ridendosela delle fiamme tremende che l’oleografia dantesca descriveva nell’Inferno. A proposito: che follia nel 700esimo della morte (1321) chiamare la giornata, finalmente a lui dedicata, DanteDì! Neologismo orrendo, quasi fosse un Buondì (Motta). Il fuoco odierno è lo stesso che incantava l’uomo di Cro-Magnon, l’Homo sapiens di 16mila anni fa, quello dei capolavori pittorici delle grotte di Lascaux in Dordogna, la Cappella Sistina del Paleolitico, in gara con l’altra di Santillana, in Cantabria, coi grandi bisonti e le cacce. Acqua, aria e terra in pochi anni sono state trasformate da concimi o rifiuti. Miracolosamente sopravvissuto, il fuoco è rimasto sempre uguale, dalla preistoria al caminetto di casa, tanto da stregare Belzebù che, grattandosi barba e corna, si chiede scaldandosi se non sia Lui, quel Fuoco, il vero Padreterno. Semel in seculis licet insanire.

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