parola ai designer

Paola Navone: «Le idee non bastano. Mi affascinano i giovani che si auto producono»

di Marta Casadei

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2' di lettura

«La figura del designer come era una volta non esiste più. Per lavorare in questo mondo, tuttavia, continuano a essere necessari intraprendenza, curiosità, impegno». Seduta su uno dei divani che ha progettato per Gervasoni, azienda della quale è direttore artistico da più di vent'anni, Paola Navone parla indirettamente alle nuove leve del settore: «Sono molto affascinata dai giovani designer che si auto producono. Ci vuole un grande investimento, in termini di tempo, impegno, anche denaro. E penso vadano premiati. Perché le idee non bastano e non è detto che, avendone di buone, si riesca a trovare subito un’azienda in grado di capirle e disposta a renderle reali».

Paola Navone alla Design week 2017

Paola Navone alla Design week 2017

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Lei, di intraprendenza, ne ha sempre avuta moltissima. E oggi, con 40 anni di carriera alle spalle, non si ferma: in occasione del Salone del Mobile e del Fuorisalone 2017 presenta numerosi progetti tra cui una collezione di divani in pelle trattata in modo da essere impermeabile e lavabile per Baxter; la capsule di biancheria da letto B&W Signs per Frette; l’allestimento della mostra per i 60 anni di Abet Laminati, azienda con la quale collabora fin da giovanissima – «la fattura numero uno della mia vita», dice – e l’orologio limited edition Swatch Art Special Thammada, prodotto in 888 pezzi. «Cerco sempre di valorizzare il dna di un’azienda, ma anche la componente artigianale del lavoro – spiega Navone, raccontando il suo approccio – e mi soffermo sulle lavorazioni, anche le più tecniche, che trovo molto affascinanti. Per Gervasoni, per esempio, ho voluto recuperare un motivo intrecciato che riprende l’origine dell’azienda, un’eccellenza nel rattan». Il suo percorso creativo parte sempre dalla materia: «Non disegno una cosa se non ho un collegamento con i materiali e il savoir faire. Faccio così da sempre».

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Con alle spalle un passato nel gruppo Alchimia, con Alessandro Mendini, Ettore Sottsass Jr. e Andrea Branzi, premi e collaborazioni con le aziende più prestigiose in Italia e all’estero, Navone è una donna e professionista eclettica (è architetto, designer, art director, saggista) e un vulcano, sempre intenta a creare connubi inediti, come quello tra la tecnologia e l'heritage, tra i materiali costosi e quelli economici, a supervisionare progetti interessanti, in Italia e all'estero.
«Mi piace molto l’architettura d' interni, dà molta più possibilità di dare sfogo alla creatività: mi piace dare vita sempre a una storia diversa. È come scrivere una sceneggiatura per un film: ogni progetto nasce da un incontro e poi si sviluppa a sé».

Dagli anni ’70 ad oggi Navone ha potuto sperimentare da vicino l’evoluzione tecnologica che ha influenzato il design: «La stampa digitale ha davvero rivoluzionato il modo di lavorare delle aziende, accorciando i tempi di realizzazione e produzione, moltiplicando le possibili personalizzazioni. Trovo questo fenomeno molto interessante perché ha cambiato tutta la filiera produttiva e commerciale e di comunicazione».

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