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Paolo Rossi, quando un calciatore “normale” fa storia

Il calciatore eroe del Mundial 82 è scomparso a 64 anni

di Maria Luisa Colledani

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2' di lettura

Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dai particolari. È un fuoriclasse l'atleta che, in un Mondiale segna sei gol, e riesce a dire “io non ero un fenomeno. Non ero nemmeno un fuoriclasse. Misi le mie qualità al servizio della volontà. Ero un calciatore normale ma sono riuscito a far piangere il Brasile”. Paolo Rossi come Ghiggia che nel 1950 mise in ginocchio il Brasile. E dopo quei sei gol al Mundial 82, Paolo Rossi divenne per sempre Pablito, un sogno azzurro a braccia levate incontro alla gioia.

Ora è buio profondo: Pablito se ne è andato a 64 anni il 9 dicembre 2020 per un male incurabile.

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Juventus

Nato a Prato nel 1956, inizia alla Juventus e al Como, ma è il Lanerossi Vicenza di Giovan Battista Fabbri a farlo decollare. Resta impigliato nelle maglie del calcioscommesse e sconta due anni di squalifica. Dopo, dall'aprile 1982 sarà vita nuova e gloriosa, tutto d'improvviso e tutto subito. Con la Juventus, certo, ma con soprattutto con quell'Italia di Enzo Bearzot, partita per la Spagna fra mille polemiche, silenzi e incertezze, che ci fece credere di essere per sempre giovani, dopo gli anni del terrorismo e dei morti ammazzati in strada.

Fu gioia e leggerezza, fu forza e determinazione, un ballerino sull'orlo dell'abisso che si prese tutta la scena e le nostre bandiere tricolori. Pablito segnò sei gol, tre al Brasile, due alla Polonia e uno in finale, a Madrid, contro la Germania con Pertini esultante sul palco d'onore: per quell'uragano di gol, da capocannoniere del Mundial, vinse anche il Pallone d'oro.Fa in tempo a vincere la Coppa dei Campione con la Juventus nella notte drammatica di Bruxelles, per poi passare al Milan e al Verona.

Chiusa la carriera calcistica, fa il dirigente sportivo, il commentatore tv e trova spazio per il volontariato.Dopo Maradona, ora Paolo Rossi in questo sciagurato 2020: el hombre del partido si porta via un po' della nostra innocenza ma ci lascia la certezza che tutto è possibile, anche contro i più forti, soprattutto contro i più forti. Di che cos'altro son fatti i sogni se non di quei tre gol contro il Brasile?

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