il ritratto/2

Paolo Savona, l’economista contrario all’Europa di Maastricht che la Lega vorrebbe al Tesoro

di Marzio Bartoloni


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2' di lettura

«Cari amici italiani, temo non vi rendiate conto della gravità della situazione che spinge giorno dopo giorno l’Italia sul sentiero del sottosviluppo economico e della crisi sociale. Al contesto mondiale di crescente concorrenza, si aggiungono gli effetti della natura monetaria non ottimale dell’euro e di una ancor più rigida politica fiscale impostaci dall’Ue e da noi accettata sotto l’assillo dell’emergenza». Così scriveva nel 2012 Paolo Savona nella sua «prima lettera agli amici tedeschi» (un libro poi replicato l’anno scorso con una «seconda lettera»). Perché Savona, economista e politico nel Governo Ciampi e in quello Berlusconi di metà anni duemila, è tra i critici più radicali dell’architettura delle attuali regole europee.

Savona non può essere considerato un euroscettico, ma di fronte a chi chiede «più Europa» risponde che l’Europa così com’è congegnata oggi non va. «Passo per uno dei pochi economisti istituzionali anti-europeisti ma non è così - spiegava in una recente intervista -. Io sarei per l’Europa unita, per questo non posso che dire peste e corna di quello che vedo a Bruxelles». Nei suoi scritti degli ultimi anni ha innanzitutto sottolineato i vantaggi competitivi ottenuti dalla Germania con l’avvento dell’euro a scapito di troppi altri Paesi, innanzitutto l’Italia. La sua ricetta punta in particolare su due fronti - come scriveva giù 6 anni fa-: «Cambiare attitudine accondiscendente nei confronti della politica europea errata e prepararsi a un'operazione straordinaria congiunta sul debito pubblico e sul patrimonio dello Stato». Da qui innanzitutto la necessità di rivedere meccanismi e parametri rigidi nati con il Trattato di Maastricht con nuove regole più flessibili. Tanto da suggerire l’uscita dall’euro per l’Italia «se non cambiamo Maastricht, se non cambiamo l' Unione e se Bruxelles non fa le correzioni richieste».

Dopo la laurea in Economia e commercio nel 1961 Savona inizia la sua carriera presso il Servizio Studi della Banca d’Italia, dove raggiunge il grado di direttore.Nel 1976 vince il concorso a cattedra e lascia la Banca d’Italia per insegnare Politica economica prima all’università di Cagliari e subito dopo alla Pro Deo, che contribuì a rifondare come Luiss. Lo stesso anno Guido Carli diventa Presidente di Confindustria e Savona ne diventa Direttore generale. é stato ministro dell’Industria con delega al riordinamento delle partecipazioni statali nel Governo Ciampi (aprile 1993-aprile 1994) e poi nel biennio 2005-2006, durante il governo Berlusconi III, ha guidato il Dipartimento per le Politiche comunitarie di Palazzo Chigi. È presidente della Fondazione Ugo La Malfa e vice presidente vicario dell’Aspen Institute Italia .

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