arte

Paolo Scheggi, l’arte in profondità

La mostra dedicata all’artista fiorentino “In Depth” è fino al 15 settembre alla Estorick Collection of Modern Italian Art

di Nicol Degli Innocenti


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3' di lettura

Dieci anni vissuti intesamente sono bastati a Paolo Scheggi per lasciare il suo indelebile segno sull'arte italiana. L'artista, morto a trent'anni, ha esplorato pittura, scultura, architettura, teatro, poesia, performance e anche moda nel corso di un “lungo decennio”.
La Estorick Collection di Londra ha appena inaugurato la prima personale mai dedicata a questo protagonista della neo-avanguardia italiana degli anni Sessanta in Gran Bretagna, organizzata in collaborazione con l'Associazione Paolo Scheggi di Milano.

Scheggi viene associato allo Spazialismo e Lucio Fontana è stato il suo riconosciuto e ammirato padre spirituale. Fontana, a sua volta, ha lodato la profondità concettuale delle opere di Scheggi. La mostra presenta i quadri della serie Zone riflesse e Intersuperfici, formati da tre e a volte quattro tele monocrome in colori brillanti – blu, arancio, verde, rosso, celeste - sovrapposte e solcate da aperture ellittiche di forma organica o perfettamente geometriche e circolari.
La sovrapposizione delle tele crea giochi continui di luce e ombra e un dialogo/contrasto tra superficie e profondità, metafore della superficialità dell'aspetto e della visione e della profondità del pensiero e della riflessione. Sono opere che invitano ad andare oltre il superficiale scavando nel profondo. Chi le osserva diventa parte attiva, non solo spettatore.

La mostra, dal titolo “In depth”, scava appunto in profondità, andando oltre le opere più note per seguire l'intero percorso dell'artista rivelando aspetti meno conosciuti della sua instancabile attività. Fiorentino di nascita, Scheggi ha vissuto a Milano ed è morto a Roma nel 1971 ma il suo “risveglio” artistico è avvenuto proprio a Londra, città dove si era trasferito a vent'anni per seguire corsi di disegno grafico e dove aveva studiato le opere di artisti inglesi contemporanei.
Le prime opere sono lamiere monocrome o policrome realizzate alla fine degli anni Cinquanta con una tecnica definita con il neologismo saldage. Seguono gli Inter-ena-cubi, creati con moduli di cartone colorato e plexiglass e disegnati per essere interattivi e offrire diverse prospettive a chi li osserva.
In mostra anche abiti di alta moda di Germana Marucelli, per la quale Scheggi disegnò i tessuti – uno decorato da forme ellittiche che ricordano le sue Zone Riflesse, un altro arricchiato da citazioni di poesie di TS Eliot e Ungaretti – e creò anche una serie di gioielli coordinati.
L'amore per le parole lo ha anche portato a collaborare con il teatro sperimentale. I suoi Interventi plastico-visuali sono gigantesche parole fluorescenti a lettere maiuscole che ricordano gli slogan chiari e diretti dei Futuristi e che gli attori spostavano sul palcoscenico. (SOLE, GIOIA, SPLENDIDA UTOPIA, LUCIDITA').
Un altro dei molteplici interessi dell'artista era l'architettura. In mostra la Maquette della Intercamera Plastica, un'installazione ante litteram, e i modelli delle Unità di Abitazione, potenziali mai realizzati palazzi di appartamenti. Il percorso, corredato da materiali originali d'archivio, foto, documenti e cataloghi dell'epoca, finisce con alcuni lavori concettuali del 1971, le ultime opere dell'artista prima della morte prematura.
La curiosità intellettuale di Scheggi e il suo desiderio di sperimentare costantemente lo hanno portato a essere un “artista totale, in grado di abbracciare tutte le forme di attività creativa con una impressionante coerenza stilistica,” spiega Ilaria Bignotti, curator della mostra.

Paolo Scheggi: In Depth
Fino al 15 settembre 2019
Estorick Collection of Modern Italian Art, Londra
www.estorickcollection.com @Estorick

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