Santa Sede

Papa: «Basta fabbricare armi. Serve promuovere l’accesso al credito»

Conversazione con Francesco del giornalista Domenico Agasso in un libro: la finanza segua principi etici, scandaloso finanziare ancora industrie che non contribuiscono all'inclusione degli esclusi

di Carlo Marroni

Papa Francesco (foto Ansa)

2' di lettura

«Non è più sopportabile che si continuino a fabbricare e trafficare armi, spendendo ingenti capitali che dovrebbero essere usati per curare le persone, salvare vite. Non si può più far finta che non si sia insinuato un circolo drammaticamente vizioso tra violenze armate, povertà e sfruttamento dissennato e indifferente dell'ambiente. È un ciclo che impedisce la riconciliazione, alimenta le violazioni dei diritti umani e ostacola lo sviluppo sostenibile».

È un appello forte contenuto nella conversazione di Papa Francesco con il giornalista Domenico Agasso, vaticanista de “La Stampa” e coordinatore del giornale digitale Vatican Insider, contenuta nel libro «Dio e il mondo che verrà» (Piemme-Libreria Editrice Vaticana), appena pubblicato. Il pontefice sulle armi parla di una «zizzania planetaria che sta soffocando sul nascere il futuro dell'umanità», contro cui «serve un'azione politica frutto di concordia internazionale. Fraternamente uniti, gli esseri umani sono in grado di affrontare le minacce comuni, senza più controproducenti recriminazioni reciproche, strumentalizzazioni di problemi, nazionalismi miopi, propagande di chiusure, isolazionismi e altre forme di egoismo politico».

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Finanziare imprese che mirino al bene comune e alla tutela dell’ambiente

Poi il tema della finanza, sempre centrale nella pastorale del Papa: «Credo che se si riuscirà a sanarla dalla mentalità speculativa dominante e ristabilirla con un'”anima”, secondo criteri di equità, si potrà intanto puntare all'obiettivo di ridurre il divario tra chi ha accesso al credito e chi no. E se un giorno non troppo lontano ci saranno i presupposti per cui ogni operatore investirà seguendo principi etici e responsabili, si otterrà il risultato di limitare il supporto a imprese dannose per l'ambiente e per la pace». Nella conversazione con Agasso - che ha dedicato il libro al nonno Domenico Agasso sr., storico vaticanista da poco scomparso, «che viaggiò con Paolo VI»- Francesco torna sul un tema-chiave del clima e della sostenibilità: «Nello stato in cui versa l'umanità, diventa scandaloso finanziare ancora industrie che non contribuiscono all'inclusione degli esclusi e alla promozione degli ultimi, e che penalizzano il bene comune inquinando il Creato. Sono i quattro criteri per scegliere quali imprese sostenere: inclusione degli esclusi, promozione degli ultimi, bene comune e cura del Creato.»

Dopo la pandemia «il mondo non sarà più come prima»

«Nella vita ci sono momenti di buio» dice il Papa sul tema della pandemia. «Troppo spesso pensiamo che possano capitare non a noi, ma solo a qualcun altro, in un altro paese, magari di un continente lontano. Invece, nel tunnel della pandemia ci siamo finiti tutti. Dolore e ombre hanno sfondato le porte delle nostre case, hanno invaso i nostri pensieri, aggredito i nostri sogni e programmi. E così nessuno oggi può permettersi di stare tranquillo. Il mondo non sarà più come prima. Ma proprio dentro questa calamità vanno colti quei segni che possono rivelarsi cardini della ricostruzione. Non bastano gli interventi per risolvere le emergenze. La pandemia è un segnale di allarme su cui l'uomo è costretto a riflettere. Questo tempo di prova può così diventare tempo di scelte sagge e lungimiranti per il bene dell'umanità. Di tutta l'umanità.»


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