L’omelia di Capodanno in Vaticano

Papa: «Basta violenze sulle donne. Troppi fili spinati, tessere fili di comunione»

Il tweet del Pontefice: «Perché la pace sia duratura serve lavoro che dà dignità»

di Nicoletta Cottone

Papa Francesco (Ansa/Riccardo Antimiani)

3' di lettura

«C’è bisogno di gente in grado di tessere fili di comunione, che contrastino i troppi fili spinati delle divisioni». Lo ha detto il Papa nell’omelia della Messa del 1° gennaio 2022 dedicata a Maria, madre di Dio. «Le madri - ha proseguito Papa Francesco - sanno superare ostacoli e conflitti, sanno infondere pace. Così riescono a trasformare le avversità in opportunità di rinascita e in opportunità di crescita. Lo fanno perché sanno custodire, sanno tenere insieme i fili della vita».

Basta violenza sulle donne, è oltraggio a Dio

«Quanta violenza c’è nei confronti delle donne, basta. Ferire una donna è oltraggiare Dio, che da una donna ha preso l’umanità, non da un angelo», ha osservato Papa Francesco, nel corso dell’omelia della messa dalla Basilica Vaticana di San Pietro. «Mentre le madri donano la vita e le donne custodiscono il mondo, diamoci da fare tutti per promuovere le madri e proteggere le donne», ha affermato il Pontefice. «Le madri, le donne, guardano il mondo non per sfruttarlo, ma perché abbia vita, guardando con il cuore, riescono a tenere insieme i sogni e la concretezza, evitando le derive del pragmatismo asettico e dell’astrattezza». La Chiesa «è madre, la Chiesa è donna», ha sottolineato Papa Francesco nell’omelia. Il 2022, ha detto Papa Francesco, «deve essere nel segno della madre».

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Per Gesù nessuna corsia preferenziale

La povertà di Gesù, ha detto il Pontefice nell’omelia, è «una bella notizia per tutti, specialmente per chi è ai margini, per i rifiutati, per chi al mondo non conta. Dio viene lì: nessuna corsia preferenziale, nemmeno una culla! Ecco la bellezza di vederlo adagiato in una mangiatoia». Per «la Madre di Dio, non è stato così. Lei ha dovuto sostenere ’lo scandalo della mangiatoia’», ha aggiunto Bergoglio, spiegando: «Anche lei, ben prima dei pastori, aveva ricevuto l'annuncio di un angelo, che le aveva detto parole solenni, parlandole del trono di Davide: ’Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre’. E ora lo deve deporre in una mangiatoia per animali. Come tenere insieme il trono del re e la povera mangiatoia? Come conciliare la gloria dell'Altissimo e la miseria di una stalla? Pensiamo al disagio della Madre di Dio. Che cosa c'è di più duro per una madre che vedere il proprio figlio soffrire la miseria? C'è da sentirsi sconfortati».

Come Maria, affrontiamo ’scandali della mangiatoia’

«Impariamo dalla Madre di Dio questo atteggiamento: custodire meditando. Perché anche a noi capita di dover sostenere certi ’scandali della mangiatoia’», ha detto Papa Francesco. «Non si potrebbe rimproverare Maria se si fosse lamentata di tutta quella inattesa desolazione. Ma lei - ha detto ancora - non si perde d'animo. Non si sfoga, ma sta in silenzio. Sceglie una parte diversa rispetto alla lamentela». Un modo di fare diverso da quello dei pastori e della gente, osserva Papa Bergoglio. «Loro raccontano a tutti ciò che hanno visto: l'angelo apparso nel cuore della notte, le sue parole intorno al Bambino. E la gente, all'udire queste cose, è presa da stupore: parole e meraviglia. Maria, invece, appare pensosa. Custodisce e medita nel cuore. Sono due atteggiamenti diversi che possiamo riscontrare anche in noi». E, ancora : «Vengono in mente i volti delle madri che assistono un figlio malato o in difficoltà. Quanto amore c'è nei loro occhi, che mentre piangono sanno infondere motivi per sperare! Il loro è uno sguardo consapevole, senza illusioni, eppure al di là del dolore e dei problemi offre una prospettiva più ampia, quella della cura, dell'amore che rigenera speranza. Questo fanno le madri: sanno superare ostacoli e conflitti, sanno infondere pace. Così riescono a trasformare le avversità in opportunità di rinascita e di crescita. Lo fanno perché sanno custodire, sanno tenere insieme i fili della vita».

Perché la pace sia duratura serve lavoro che dà dignità

Poi il tweet del Pontefice: «Vorrei proporre tre vie per la costruzione di una pace duratura: il dialogo tra le generazioni, base per progetti condivisi; l'educazione, fattore di libertà, responsabilità e sviluppo; e il lavoro, per la realizzazione della dignità umana».

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