la visita in romania

Papa chiede perdono ai Rom per le discriminazioni subite


Papa: nessuno resti indietro, basta alimentare divisioni

2' di lettura

Nel giorno in cui il presidente della Camera Roberto Fico ha dedicato la Festa della Repubblica «ai migranti, ai rom, ai sinti, che sono qui ed hanno gli stessi diritti» degli italiani, un’altra voce autorevole si è levata a favore dei rom, quella del Pontefice. Papa Francesco, nell’ultimo giorno del suo viaggio in Romania, ha fatto “mea culpa” per le «discriminazioni», «segregazioni» e «maltrattamenti» subiti dai Rom. Il Papa, incontrando la comunità Rom di Blaj, in Romania,
ha confessato di portare nel cuore «un peso». «La storia - ha affermato - ci dice che anche i cristiani, anche i cattolici, non sono estranei a tanto male. Vorrei chiedere perdono per questo. Chiedo perdono, in nome della Chiesa al Signore e a voi, per quando, nel corso della storia, vi abbiamo discriminato, maltrattato o guardato in maniera sbagliata, con lo sguardo di Caino invece che con quello
di Abele».

Papa: non siamo cristiani né umani se abbiamo pregiudizi
«Non siamo fino in fondo cristiani, e nemmeno umani, se non sappiamo vedere la persona prima delle sue azioni, prima dei nostri giudizi e pregiudizi» ha aggiunto il Papa chiedendo perdono, a nome della Chiesa, alla comunità Rom. «Sempre, nella storia dell'umanità - ha proseguito -, ci sono Abele e Caino. C'è la mano tesa e la mano che percuote. C'è l'apertura dell'incontro e la chiusura dello scontro. C'è l'accoglienza e c'è lo scarto. C'è chi vede nell'altro un fratello e chi un ostacolo sul proprio cammino. C'è la civiltà dell'amore e c'è quella dell'odio. Ogni giorno c'è da scegliere tra Abele e Caino. Come davanti a un bivio, si pone tante volte di fronte a noi una scelta decisiva: percorrere la via della riconciliazione o quella della vendetta».

Papa condanna regimi ma non pronuncia parola comunismo
Francesco, nell’omelia della celebrazione per la beatificazione di sette vescovi, incarcerati per la loro fede e morti da martiri in Romania, ha condannato i regimi e le dittature che hanno imperversato per decenni in questa area dell'Europa, ma non ha pronunciato mai la parola comunismo. La definizione usata dal pontefice è «regime dittatoriale ed ateo». Ha parlato invece esplicitamente di «martirio sofferto sotto il comunismo» dalla Chiesa locale nel materiale distribuito alla stampa al seguito del Papa in Romania.

60mila fedeli alla beatificazione dei vescovi martiri
Sono stati 60mila i fedeli che hanno partecipato, al Campo della Libertà di Blaj, in Romania, alla liturgia presieduta dal Pontefice per la beatificazione di sette vescovi greco-cattolici martiri. Tra le autorità presenti ci sono il presidente della Romania Klaus Iohannis, la premier Vasilica Viorica Dancila con alcuni
esponenti del governo e il sindaco di Blaj Gheorghe Valentin Rotar.

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