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Papa Francesco all’Onu: abolire i paradisi fiscali e ridurre debito ai paesi poveri

Il premier Giuseppe Conte: «Il G 20 a guida italiana sarà un momento di rinascita collettiva per la comunità internazionale» 

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam

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L’intervento di Papa Francesco alla 75esima Assemblea Generale dell’Onu (Reuters)

Il premier Giuseppe Conte: «Il G 20 a guida italiana sarà un momento di rinascita collettiva per la comunità internazionale» 


4' di lettura

NEW YORK - La pandemia occasione per ripartire. L’emergenza globale del coronavirus è stata al centro degli interventi di Papa Francesco e del premier italiano Giuseppe Conte nella giornata di venerdì 25 settembre alla 75esima Assemblea Generale dell’Onu. Interventi, come tutti quelli che si sono succeduti in questi giorni nella sala per larga parte vuota, video registrati, per una sessione annuale dell’Assemblea delle Nazioni Unite che nell’anno del coronavirus si svolge in maniera virtuale. Un intervento quello del papa rivoluzionario per certi versi per i continui richiami ai temi economici e sociali della ripartenza e della sfida della comunità internazionale, in un momento di crisi profonda del multilateralismo, per creare una società più equa. Bergoglio ha parlato in spagnolo, la sua lingua madre, a cinque anni di distanza dalla sua visita al Palazzo di Vetro del settembre 2015.

Il mondo prima
«La crisi attuale è un'opportunità: è un'opportunità per l'Onu, è un'opportunità per generare una società più fraterna e compassionevole - ha detto Papa Francesco. Ci troviamo di fronte ad una scelta tra una delle due vie possibili: una porta al rafforzamento del multilateralismo, espressione di una rinnovata corresponsabilità mondiale, di una solidarietà fondata sulla giustizia e nel compimento della pace e l'unità della famiglia umana». L'altra strada, ha spiegato il papa, «dà preferenza ad atteggiamenti di autosufficienza, nazionalismo, protezionismo, individualismo e isolamento, tralasciando i più poveri, i più vulnerabili, gli abitanti delle periferie esistenziali. E certamente sarà dannoso per l'intera comunità, causando autolesionismo verso tutti».

Ridurre il debito ai paesi poveri
Il Papa ha rinnovato la sua richiesta di ridurre o condonare il debito che pesa nei bilanci dei Paesi in via di sviluppo più poveri.La crisi del Covid ha generato un aumento del debito pubblico in tutto il mondo. Il Fondo Monetario Internazionale stima che i governi in tutto il mondo abbiano deciso piani di aiuti straordinari per sostenere l’economia per 18mila miliardi di dollari. La morsa del debito pubblico pesa ancora di più nei paesi del sud del mondo, con un incremento in questi mesi della povertà estrema nel mondo del 7%, secondo le stime della fondazione Gates. Per questo Papa Francesco ha esortato la comunità internazionale a creare una società più giusta, è il momento per farlo.

Abolire i paradisi fiscali
Bergoglio ha anche esortato i paesi più ricchi a impegnarsi per l’abolizione dei paradisi fiscali, per prevenire l’evasione da parte delle grandi società e il riciclaggio di denaro: «Questo è il momento propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale», ha detto. «Il momento per riconsiderare il ruolo delle istituzioni economiche e finanziarie, come quelle nate negli incontri di Bretton Woods dopo la Seconda Guerra Mondiale, «per rispondere al rapido aumento delle diseguaglianze tra i super ricchi e i poveri permanenti».

L’accesso ai vaccini
Francesco ha fatto appello anche a smantellare la logica della «deterrenza nucleare», mentre il progresso tecnologico, con le frontiere avanzate dell'intelligenza artificiale e della robotizzazione generalizzata, «è utile e necessario purché serva a far sì che il lavoro delle persone sia più dignitoso, più sicuro, meno gravoso e spossante». Ribadito anche il richiamo alla politica e al settore privato «ad adottare le misure adeguate a garantire l'accesso ai vaccini contro il Covid-19 e alle tecnologie essenziali necessarie per assistere i malati». Anche qui, per il Papa, «che sia il più povero, il più vulnerabile« privilegiato nell’accesso ai vaccini. Il tutto nella prospettiva di andare oltre la «cultura dello scarto» che alla fine si traduce in «un attentato contro l'umanità».

Crisi umanitarie status quo
Il Papa ha parlato dei migranti: «Le crisi umanitarie sono diventate lo 'status quo'. I migranti in migliaia vengono intercettati in mare e rispediti con la forza in campi di detenzione dove sopportano torture e abusi. Molti sono vittime della tratta, della schiavitù sessuale o del lavoro forzato, sfruttati in compiti umilianti, senza un salario equo. Tutto ciò è intollerabile, ma oggi è una realtà che molti ignorano intenzionalmente!». Sui cambiamenti climatici Bergoglio ha rilevato «che, sebbene siano stati compiuti alcuni progressi, la scarsa capacità della comunità internazionale a mantenere le promesse fatte cinque anni fa mi porta a ribadire che 'dobbiamo evitare qualsiasi tentazione di cadere in un nominalismo declamatorio con effetto tranquillizzante sulle coscienze. Dobbiamo aver cura che le nostre istituzioni siano realmente efficaci nella lotta contro tutti questi flagelli».

Conte: G 20 momento di rinascita
Sulla stessa linea l’intervento del premier italiano Giuseppe Conte: La pandemia deve essere «l'opportunità per un nuovo inizio». Questo l'appello e l'auspicio che il presidente del consiglio ha rivolto all'Assemblea Generale, con un intervento in cui ha esortato con forza la comunità internazionale a lavorare insieme per «voltare questa pagina buia della storia». L'Italia è pronta a fare la sua parte, ha assicurato il premier, a partire dalla prossima presidenza italiana del G 20 a partire da dicembre e per tutto il 2021, la prima volta che accade nella storia per il nostro Paese. Roma farà di tutto perché questa occasione diventi «un momento di rinascita collettiva”, recuperando «quelle sinergie e quella fratellanza necessarie per trasformare la tragedia in opportunità di riscatto e di rilancio». Nella convinzione assoluta, ha ribadito Conte, che serva «un'alleanza internazionale» per la lotta al virus, a partire da “un accesso equo e globale al vaccino, alla diagnostica e alle terapie”. Tutti “beni pubblici globali, non beni di lusso”.

Italia diventata simbolo
Conte ha ricordato come l’Italia sia stata al centro della pandemia e per il suo comportamento virtuoso è diventata nel mondo «il simbolo di uno sforzo collettivo, umano ancor prima che sanitario e politico, portato poi in dote all'intera comunità internazionale». Il premier ha detto che il vaccino italiano «sarà a disposizione di tutti i popoli»: «Il nostro contributo sarà patrimonio collettivo», ha garantito il premier, parlando di «etica della vulnerabilità» e lodando l'Unione europea che ha già raccolto 40 miliardi di euro per la risposta globale alla crisi economica generata dalla pandemia. L’Europa ha capito, ha spiegato Conte, «la vera portata della sfida», che è quella di lavorare insieme per superare l'emergenza sanitaria ma che è anche «ripensare un mondo più verde, più digitale, più inclusivo».

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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