Il documento

Papa Francesco, la famiglia Bergoglio e la Banca d'Italia

di Beniamino Piccone


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Jorge Mario Bergoglio con la mamma Regina Maria Sivori e il padre Mario (Afp)

3' di lettura

A Dogliani - dove Luigi Einaudi si indebitò alla fine dell'Ottocento per comprare un vigneto in frazione San Giacomo - oggi una vigna può costare anche un milione di euro. Rispetto a un secolo fa le cose sono decisamente cambiate. Negli anni '20 in tutta Italia, Piemonte compreso, le condizioni di vita della popolazione erano talmente difficili da indurre molti ad emigrare. In oltre un secolo di emigrazione, saranno circa tre milioni gli italiani che raggiungeranno l'Argentina via mare. Tra i tanti che partirono alla ricerca di fortuna ci fu la famiglia Bergoglio, i nonni di Jorge Mario, Papa Francesco.

Mario Bergoglio in Bankitalia, il documento

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Giovanni, la moglie Rosa e il figlio Mario vivevano in località Bricco Marmorito di Portacomaro Stazione, frazione di Asti. La fatica infruttuosa nei campi convince Giovanni a lanciarsi nel commercio. La piccola bottega di generi alimentari però non ha il successo auspicato, Giovanni decide di seguire i fratelli - emigrati in Argentina anni prima - stabilitisi a Paranà, dove hanno aperto una'impresa di pavimentazione. Siamo nel 1927. Per partire con qualche soldo in tasca Giovanni deve vendere il terreno a Bricco Marmorito, che domina la vallata e che un tempo veniva chiamato Bricco Bergoglio, visto che la strada che porta lassù era disseminata di case di famiglie con quel cognome. I compratori scarseggiano, Giovanni riesce a vendere solo sul finire del 1928. Solo il primo febbraio 1929 la famiglia Bergoglio si imbarca a Genova sul piroscafo Giulio Cesare verso Buenos Aires.

La famiglia Bergoglio. Il futuro papa Francesco al centro in piedi, il padre Mario terzo da destra (Afp)

Fu poi nella capitale argentina che Mario Bergoglio conobbe e sposò Regina Maria, e meno di un anno dopo nacque il primogenito Jorge Mario. La cosa singolare è che Mario, il futuro padre di Papa Francesco, un lavoro ce l'aveva. Infatti era stato assunto in Banca d'Italia, nella filiale di Asti nel dicembre 1926, appena diplomatosi ragioniere.

Dalle Carte relative al Personale presso l'Archivio Storico della Banca d'Italia (ASBI, Banca d'Italia, Personale, Pratt., N. 132, Fasc. 31) si legge che Mario Bergoglio – nato a Torino il 2 aprile 1908, «figlio di buona famiglia che commercia in generi alimentari» – fu assunto come avventizio il 3 dicembre 1926 all'ufficio Contabilità. Nelle note informative del 5 novembre 1927 della direzione di Asti viene vergato a mano che Mario Bergoglio «si è addimostrato molto diligente e laborioso e di produttività ben degna di encomio». La condotta negli uffici si segnala «ottima». Il rag. Mario dimostra orgoglio di appartenenza: dichiara, nella sezione «Viste e desideri», «di aver l'onore di appartenere come impiegato di ruolo presso la Banca d'Italia».

Mario Bergoglio... è un giovane dotato di intelligenza e molto intenzionato a fare bene. Si è addimostrato elemento capace, assiduo e galantissimo

Nella scheda di valutazione, alla voce «intelligenza, capacità, assiduità» si segnala che Mario Bergoglio «è un giovane dotato di intelligenza e molto intenzionato a fare bene. Si è addimostrato elemento capace, assiduo e galantissimo [...]. In vista del compimento del primo anno di avventiziato, si raccomanda un congruo aumento delle sue competenze attualmente di L. 300 mensili». Alla fine degli anni venti, 300 lire al mese rappresentavano uno stipendio modesto (un impiegato medio, di ruolo, guadagnava le famose mille lire al mese).

Nella scheda dell'anno successivo (1928) si segnala che lo stipendio è passato a L. 350 mensili («2.400+1.800 lire» annuali) e che il rag. Mario Bergoglio è stato riformato dal servizio militare per insufficienza toracica, anche se complessivamente di costituzione fisica robusta.

La scarsa profittabilità dell'attività commerciale di Giovanni Bergoglio in anni economicamente molto difficili (il famoso discorso di Pesaro di Benito Mussolini è del 1926, a cui segue la rivalutazione della lira - quota 90 contro la sterlina inglese - e recessione pesante), lo stipendio esiguo di Mario e l'ottimismo dei fratelli emigrati in Argentina convinsero il capofamiglia a partire per Buenos Aires.

Si fa fatica oggi a capire quanto era povero il Piemonte. Beppe Fenoglio nella “Malora”, con la nettezza che gli è propria, ci aiuta nel ricordo: «Ci andava male: lo diceva la misura del mangiare che facevamo della legna, tanto che tutte le volte che vedevo nostra madre tirar fuori dei soldi e contarli sulla mano per spenderli, io tremavo, tremavo veramente, come se m'aspettassi di veder cascare la volta dopo che le è stata tolta la pietra».

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