La visita

Papa Francesco in viaggio in Ungheria e Slovacchia, “cuore sovranista” dell'Europa. L'incontro con Orban

Parte domenica il 34mo viaggio internazionale di Bergoglio. «Un pellegrinaggio» ribadisce il Vaticano, che vuole evitare speculazioni politiche

di Carlo Marroni

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2' di lettura

Viaggio (breve) nel cuore dell'Europa dell'ex est, che da anni viaggia a destra. Papa Francesco domenica parte per il suo 34mo viaggio internazionale in Ungheria e Slovacchia, paesi a maggioranza cattolica guidati da governi che aderiscono al cosiddetto “gruppo di Visegrad”, nucleo duro della contro-Europa sovranista. Ma per Bergoglio è sempre anzitutto “un viaggio spirituale”. Quattro giorni che Francesco vivrà dal 12 al 15 settembre prossimi prima a Budapest, per celebrare la chiusura del Congresso Eucaristico internazionale, poi in Slovacchia con tappa nella capitale Bratislava e in altre tre città: Prešov, Košice e Šaštin.

Orban incontrato in passato ma non in udienze private

Durante la sua presenza di poche ore a Budapest è previsto che domenica Francesco veda il primo ministro ungherese Viktor Orban, capofila del sovranismo – agli antipodi con la visione del Papa sull’accoglienza degli immigrati - che ha fatto proseliti anche in Italia. I precedenti incontri di papa Francesco con Orban non sono stati udienze private e risalgono in Vaticano al 2016, in un incontro con la delegazione dei parlamentari cristiani, e al 2017, con altri capi di Stato e di governo in occasione dell’anniversario dei Trattati di Roma.

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Vaticano: «Non mischiare letture diverse da quella del pellegrinaggio»

«Un viaggio, quindi, dalla forte connotazione spirituale. Per cui è bene «evitare di mischiare letture di altro genere a quella più spirituale», ha detto Matteo Bruni, direttore della sala stampa vaticana. «Il Papa visita popoli che hanno sofferto un regime repressivo della fede e della libertà religiosa», con vescovi, preti, suore, laici incarcerati, torturati, martirizzati, sacerdoti ordinati di nascosto nelle fabbriche in cui erano impiegati, ma anche «cristiani fieri di aver resistito, a volte fino al sangue, al male e alle persecuzioni». Altrettanto importante in questa trasferta papale - ha evidenziato il portavoce - l'incontro con le comunità ebraiche, eredi anch'esse di una lunga storia di sofferenze aggravate dalle deportazioni del regime nazista che hanno ridotto a 20 mila membri, dopo la guerra, una comunità che prima ne contava 136 mila.

Misure sanitarie dopo l’operazione del Papa a luglio

Oltre agli eventi e ai temi del viaggio, Matteo Bruni ha risposto anche alle domande dei giornalisti su eventuali misure sanitarie speciali previste durante il viaggio, a seguito della recente operazione del Papa al colon del 4 luglio scorso: «Non ci sono misure particolari, ma la solita cautela. Come sempre c'è un medico e alcuni infermieri a bordo», ha detto. E a bordo, nel seguito papale, saranno presenti i vertici della Segreteria di Stato: il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, il sostituto monsignor Edgar Peña Parra e il segretario per i Rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher (che venerdì ha incontrato Matteo Salvini, molto vicino a Orban). Presenti poi cardinali Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese orientali, e Miguel Ángel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso. Come tradizione, sarà nel seguito anche un dipendente vaticano, questa volta un impiegato del Governatorato.


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