A «Che tempo che fa»

Papa Francesco, storica intervista in diretta tv: in Libia ci sono lager, l’Ue trovi un accordo sui migranti. «Clericalismo perversione della Chiesa»

Bergoglio intervistato da Fazio a “Che tempo che fa”: toccare è farsi carico degli altri, così fanno i medici

Le parole di Papa Francesco al talk di Fazio: figli, donne, migranti, politica e tv

4' di lettura

«Ci sono lager nella Libia», «dobbiamo pensare alla politica migratoria» e l’Europa deve farlo insieme, «l’Unione europea deve mettersi d’accordo» evitando che l’onere ricada solo su alcuni Paesi come «l’Italia e la Spagna». A dirlo è papa Bergoglio rispondendo alle domande di Fabio Fazio alla trasmissione “Che tempo che fa” su Raitre. Un’intervista storica, la prima concessa in diretta dal Pontefice a una televisione.

«Al primo posto ci sono guerre, la gente al secondo posto» ha detto Francesco, collegato dalla sua residenza in Vaticano durante l’intervista durata poco meno di un’ora. «Sopporto i problemi come tutti, non sono un campione di pesi». E ancora: «Se lei va e vede tanta gente che sopporta cose brutte o cose quotidiane, tanta gente che sopportano difficoltà familiari, economiche, padri di famiglia che vedono che il salario non arriva a fine mese, e poi con la pandemia di troppo, non sarei onesto se dicessi che sopporto tanto. Io sopporto come tutti gli altri» ha aggiunto.

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«Toccare è farsi carico degli altri, così fanno i medici»

«Ci manca il toccare le miserie e il toccarle ci porta all’eroicità, penso a medici e infermieri hanno toccato il male durante la pandemia e hanno scelto di stare lì. Il tatto è il senso più pieno» ha detto Il Papa. «Toccare è farsi carico dell’altro».

«Crescono i suicidi tra giovani, aggressività va educata»

«Il problema dell’aggressività sociale - ha detto Francesco - lo hanno studiato psicologi e sociologi bene. Sottolineo che è cresciuto il numero dei suicidi giovanili: c’è una aggressività che scoppia, basta pensare nella scuola al bullismo, è una aggressività nascosta, è un problema sociale. L’aggressività va educata, di per sè non è negativa, può essere positiva ma può essere distruttiva e inizia con la lingua, il chiacchiericcio: nelle famiglie e nei quartieri distrugge l’identità. Se hai una cosa contro l’altro o te la tieni o meglio dirla in faccia ed essere coraggiosi».

«I genitori siano vicini ai figli, siano complici»

«Serve vicinanza con i figli: quando si confessano coppie giovani o parlo con loro chiedo sempre: “Tu giochi con i tuoi figli?” A volte sento risposte dolorose: “Padre, quando esco dormono e quando torno pure”. Questa è la società crudele che allontana genitori dai figli. Anche quando i figli fanno qualche scivolata, anche da grandi, bisogna essere loro vicini, bisogna parlare ai figli. I genitori che non sono vicini non operano bene, devono essere quasi complici dei figli, quella complicità che permette di crescere insieme padri e figli».

«Perché soffrono i bambini? Non so rispondere»

«Una domanda a cui mai sono riuscito a rispondere è “perché soffrono i bambini?” Non ho risposte a questo. Non c’è risposta. Lui è forte nell’amore, l’odio, la distruzione è nelle mani di un altro. Nel rapporto di Dio col Figlio potremmo vedere cosa c’è nel cuore di Dio quando accadono queste cose» ha detto il papa. «Gesù mai ha dialogato col diavolo: o lo caccia o gli risponde con la Bibbia, questo vale per tutte le tentazioni. Alla domanda perchè soffrono i bambini trovo solo la risposta: soffrire con loro. In questo ha ragione Dostoevskij».

Il male della Chiesa è la mondanità spirituale

Francesco è anche tornato sul tema della Chiesa cattolica oggi, con tutti i suoi problemi. «Oggi il male della Chiesa più grande è la mondanità spirituale, è una chiesa mondana. Questa mondanità spirituale fa crescere il clericalismo, una cosa brutta, una perversione della Chiesa, che porta a posizioni ideologicamente rigide. Così l’ideologia prende il posto del Vangelo». Dobbiamo tornare al centro: «Il Verbo si è fatto Carne: lì c’è il futuro della Chiesa».

Il Papa e la musica: «Mi piacciono i classici e il tango»

A una domanda di Fazio sulla sua recente visita a un negozio di dischi a Roma il Papa ha parlato di musica: «Mi piacciono i classici, tanto. E mi piace il tango». Alla domanda se sia vero che in passato lo abbia ballato, Bergoglio ha risposto: «Un porteño che non balla il tango non è un porteño», riferendosi alla sua vita a Buenos Aires. Tuttavia ha precisato che al negozio di dischi è andato, qualche settimana fa, per benedire il locale gestito da amici.

All’Angelus: «Ogni vita va custodita sempre»

In mattinata Papa Francesco al termine della recita dell’Angelus ha lanciato un appello. «Oggi si celebra si celebra la Giornata della vita, sul tema “Custodire ogni vita”. Questo appello vale per tutti, soprattutto per le categorie più deboli, gli anziani, i malati, i bambini a cui si impedisce di nascere. Mi unisco ai vescovi italiani per promuovere la cultura della vita contro la logica dello scarto e il calo demografico. Ogni vita va custodita sempre». Papa Francesco ha detto anche «basta alle ragazze schiave» e ha ringraziato il popolo del Marocco «per l’opera per salvare il piccolo Rayan, purtroppo non ce l’hanno fatta».

Stop alle ragazze schiave su strade delle nostre città

Il Santo Padre ha ricordato che «martedì prossimo, memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, si celebrerà la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Questa è una ferita profonda - ha denunciato - inferta dalla ricerca vergognosa di interessi economici senza alcun rispetto per la persona umana».

No a nave da crociera, a Dio basta una barca “sgangherata”

Poi, il Papa ha sottolineato che «Dio non vuole una nave da crociera, gli basta una povera barca “sgangherata”, purché lo accogliamo»; e ha evidenziato che «oggi nel mezzo di tante brutte notizie ci sono cose belle, tanti santi della porta accanto, che portano testimonianze che ci portano bene».

Possiamo rimetterci in gioco, via pessimismo e sfiducia

Papa Francesco ha chiosato ridordando come possiamo sempre rialzarci e rimetterci in gioco. «Sempre, nella vita personale come in quella della Chiesa e della società, c’è qualcosa di bello e di coraggioso che si può fare - ha detto -. Sempre possiamo ricominciare, sempre il Signore ci invita a rimetterci in gioco perché Lui apre nuove possibilità. E allora accogliamo l'invito: scacciamo il pessimismo e la sfiducia e prendiamo il largo con Gesù!».

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