SANTA SEDE

Papa in Iraq, macchina blindata e folle limitate. L’incontro con l’ayatollah Al-Sistani

Il primo viaggio di Francesco all’estero dal novembre 2019. Il Papa vaccinato, come tutto il seguito e i giornalisti. L’attesa della comunità cristiana perseguitata

di Carlo Marroni

La preghiera musulmana per la visita del Papa in Iraq

2' di lettura

Forse (ma è molto probabile) per la prima volta nei suoi viaggi all’estero Francesco userà un’auto blindata. Il Papa da venerdì a lunedì prossimo sarà in Iraq, il primo viaggio dopo quello di novembre 2019 in Giappone. Un “pellegrinaggio” voluto da tempo e voluto a tutti i costi, nonostante il Covid e il terrorismo interno. Tutti vaccinati, dal Pontefice ai giornalisti al seguito (vaccino Pfizer, due dosi somministrate dalla direzione sanitaria vaticana), ma certamente sarà un viaggio «diverso, e per certi versi virtuale nel senso che Bergoglio non incontrerà le grandi folle dei viaggi internazionali e si sposterà in auto chiusa» ha detto il direttore della sala stampa del Vaticano Matteo Bruni presentando il viaggio del Pontefice, il primo dell’era Covid.

Gli spostamenti nel lockdown, il nunzio positivo al Covid

«Sarà rispettata ogni misura anti Covid, il viaggio si farà con la difficoltà dovuta ma il Papa vuole che gli iracheni, anche in tivù, lo possano vedere sapendo che è nella loro terra». Quanto alla sicurezza, Bruni ha spiegato che Bergoglio si sposterà nelle città irachene in auto chiusa. «In ogni viaggio - ha detto - il Papa ha a disposizione sempre una auto blindata. Ad ogni modo si sposterà sempre in auto chiusa ad eccezione di una auto aperta limitata all’interno dello stadio di Erbil». Il tema della pandemia è altrettanto preoccupante. Il Paese ha dichiarato il lockdown nazionale due settimane fa e fino all’8 marzo, giorno della fine del viaggio, e il nunzio apostolico, Mitja Leskovar, è risultato positivo sabato scorso e sarà in isolamento.

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L’attesa della piccola (e perseguitata) comunità cristiana

L’attesa dei cristiani iracheni - l’1,5% dei circa 39 milioni di abitanti, una minoranza perseguitata e che ha subito massacri dell’Isis - è altissima, ma anche forte è l’aspettativa sui rivolti nel dialogo interreligioso con i musulmani. Sabato il Papa si trasferirà prima a Najaf, la città santa dei mussulmani sciiti, per l’incontro con il grande ayatollah Sayyid Ali Al-Husaymi Al-Sistani e quindi volerà a Nassiriya, per l’incontro interreligioso presso la Piana di Ur dei caldei, luogo simbolo delle religioni monoteiste, da dove secondo la tradizione partì Abramo verso la terra promessa. Domenica a Mosul, per la preghiera di suffragio per le vittime della guerra. Il Papa partirà quindi in elicottero per Qaraqosh, per la visita alla comunità cristiana locale. Nel pomeriggio ancora trasferimento a Erbil, dove il Pontefice celebrerà la messa: lo stadio ha una capienza di 30mila persone e i biglietti dati per i partecipanti sono 10mila.

Parolin: l’attenzione del Papa per un paese sofferente

«Il Papa - ha dichiarato il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, in un’intervista a Vatican News - riprende i suoi pellegrinaggi apostolici dopo questo periodo abbastanza lungo di sospensione dovuto all’emergenza sanitaria per il Covid. Li riprende volgendo l’attenzione verso un Paese particolarmente sofferente, un Paese che porta nel suo corpo le ferite della guerra, del terrorismo, della violenza, degli scontri. Quindi il Papa vuole manifestare una particolare attenzione, una particolare vicinanza, a questo Paese, all’Iraq. E lanciare un messaggio importante: che si deve collaborare, ci si deve mettere insieme per ricostruire il Paese, per sanare tutte queste piaghe, e per ricominciare una nuova tappa».

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