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Papa, parte viaggio in Iraq. Messaggio a Mattarella: «Sono pellegrino di pace»

Inizia il viaggio di Francesco, il primo dal novembre 2019. Massime misure di sicurezza e forti limitazioni anti-Covid. Atteso l’incontro con il capo religioso sciita

di Carlo Marroni

Papa: "Vado in Iraq, non li deludero' una seconda volta"

3' di lettura

In Iraq, nella Terra di Abramo. Ma anche delle tragiche sofferenze delle comunità cristiane discriminate e massacrate, dei conflitti mai sopiti all'interno del mondo islamico, di un paese martoriato dal terrorismo e ora come tutto il mondo) piegato dal Covid. Parte oggi il viaggio di Papa Francesco – dal 5 all'8 marzo - dopo quindici mesi di confinamento in Vaticano, alla vigilia del compimento dell'ottavo anno di Pontificato.

Come sempre prima del decollo ha fatto arrivare al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, un telegramma: «Nel momento in cui lascio Roma per recarmi in Iraq pellegrino di pace e di fraternità tra i popoli, mi è gradito rivolgere a Lei, signor Presidente, il mio deferente saluto che accompagno con fervidi auspici di serenità e prosperità per il caro popolo Italiano». Nessun saluto in aeroporto, invece, del premier Mario Draghi. Il Papa, prima di lasciare Casa Santa Marta, poco prima delle 7 per intraprendere il 33esimo viaggio internazionale, si è intrattenuto per alcuni momenti con circa 12 persone accolte dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla Cooperativa Auxilium, rifugiatesi in anni recenti in Italia dall'Iraq.

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Nel primo giorno a Bagdhad incontri con autorità politiche e i vescovi

Un viaggio completamente diverso dagli altri. Il programma risentirà delle misure sanitarie imposte da autorità ecclesiastiche e governative, gli accessi ai vari luoghi saranno ristretti a poche centinaia di persone, alcuni eventi gli iracheni potranno viverli solo «virtualmente» tramite tv e streaming e sarà difficile vedere il Papa passare per strada. Ma Francesco vuole essere lì e dimostrare ad una popolazione che ha visto sempre e solo morte e distruzione, che il Papa è nella loro terra. Nel primo giorno gli incontri con il presidente della Repubblica, con il corpo diplomatico e a chiudere con i vescovi e si sacerdoti del paese.

Attesa per l’incontro interreligioso a Ur dei caldei

Sabato 6 marzo si terrà l'incontro interreligioso ad Ur dei caldei, la terra che lasciò Abramo verso la terra promessa, forse l'evento più simbolico del pellegrinaggio. Tra le rovine a forma di ziggurat, patrimonio dell'Unesco, il Papa pregherà con un centinaio di rappresentanti delle diverse religioni: cristiani e musulmani, sunniti e sciiti (la maggioranza in Iraq, circa il 65%), ma anche mandei, yazidi, membri della comunità zoroastriana e pochi ebrei, retaggio dell'esilio babilonese. In privato l'incontro nella città sacra di Najaf con il grande ayatollah Ali-Sistani, massimo esponente dell'islam sciita: un fatto inedito – tutti i maggiori gesti di fratellanza erano stati compiuti verso l'Islam sunnita, rappresentato dal grande Imam di Al-Azhar – «che apre di fatto un nuovo canale comunicativo con l'islam mondiale dopo la firma del Documento sulla Fratellanza ad Abu Dhabi» spiega Vatican Insider.

Domenica nelle terre della comunità cristiana e a Mosul, già roccaforte del Daesh

Domenica il Pontefice andrà a Mosul, già roccaforte delle milizie di Daesh, nel Kurdistan iracheno, fino ad Erbil per la grande messa finale nello stadio, alla quale solo 10mila persone - sui 30mila posti di capienza - potranno assistere. Solo in questa celebrazione il Papa farà il consueto giro di fedeli in papamobile, tutti gli altri spostamenti avverranno in auto blindata. Massima allerta di sicurezza: 10mila addetti iracheni schierati, più un nutrito gruppo della Gendarmeria e della Guardi Svizzere per garantire il perimetro attorno a Bergoglio. A preoccupare sono le cellule di terrorismo ancora attive in vari luoghi del Paese, le stesse che hanno fatto saltare in aria il mercato di Piazza Tayaran lo scorso 21 gennaio o che hanno colpito con razzi la Green Zone fortificata di Baghdad. Rientro lunedì 8 marzo.

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