Santa Sede - Italia

Il Papa riceve Mattarella: visita di congedo di un presidente cattolico difensore della laicità dello Stato

Sette anni di incontri, scambi pubblici e messaggi discreti.Tre incontri faccia a faccia, molte occasioni pubbliche

di Carlo Marroni

Mattarella alla Scala, 4 minuti di applausi e grida "Bis" in sala

4' di lettura

Era il 1 febbraio 2015: nella prima domenica da presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al mattino, si reca alla messa, nella chiesa di Santi Apostoli. Passano poche settimane e il 18 aprile viene ricevuto in udienza da Papa Francesco. É il loro primo incontro ufficiale, anche se Mattarella - credente praticante senza militanza in movimenti e guardiano della Costituzione e della laicità dello Stato, nella migliore tradizione dei cattolici democratici italiani - conosceva bene i gesuiti, da assiduo lettore di Civiltà Cattolica, che visiterà. Il settennato sta per terminare e il capo dello Stato torna in Vaticano per una visita di congedo da Bergoglio. Fissata da tempo, certamente assume anche un significato per l’arena italiana, come ennesima conferma della volontà di terminare il suo incarico. L’incontro il giorno prima del compleanno di Papa Francesco, che il 17 dicembre compie 85 anni.

Le udienze private e gli incontri pubblici, da Sant’Egidio alla Cei

Quello di giovedì 16 dicembre tra Francesco e Mattarella è il terzo incontro a quattr'occhi - il Papa ha reso la visita al Quirinale nel giugno 2017 - ma i due si sono incontrati altre volte: il presidente della Repubblica italiana ha partecipato a molti appuntamenti pubblici presieduti da Francesco, sia in Vaticano che a Roma. Tra questi, l’incontro internazionale di preghiera per la pace tra le grandi religioni mondiali, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio in piazza del Campidoglio il 20 ottobre 2020. Il capo dello Stato aveva presenziato anche all'incontro organizzato dalla Cei “Mediterraneo frontiera di pace”, il 23 febbraio del 2020, giorno in cui il Papa aveva presieduto la celebrazione eucaristica conclusiva.

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La prima udienza nel 2015: colloquio su sviluppo e disoccupazione

Nell’udienza del 2015 il Papa nel discorso aveva detto che «lo sviluppo ordinato di una civile società pluralistica postula che non si pretenda di confinare l’autentico spirito religioso nella sola intimità della coscienza, ma che si riconosca anche il suo ruolo significativo nella costruzione della società, legittimando il valido apporto che esso può offrire». E aveva affrontato il dramma della disoccupazione: «La carenza di lavoro per i giovani diventa un grido di dolore che interpella i pubblici poteri, le organizzazioni intermedie, gli imprenditori privati e la comunità ecclesiale, perché si compia ogni sforzo per porvi rimedio, dando alla soluzione di questo problema la giusta priorità». Mattarella aveva risposto citando lo stesso Francesco e la sua visita a Scampia: «Il dramma della disoccupazione e delle nuove povertà - che affliggono le periferie della vita, raffigurate nelle periferie urbane, condizione emblematicamente da lei toccata a Scampìa - rischia di inghiottire il futuro di intere generazioni. Si impone una visione dello sviluppo economico e sociale che sappia rimettere al centro la persona e la famiglia».

La visita nel 2017 al Quirinale: terrorismo, migranti, ambiente, giovani

Nella visita al Quirinale del 2017 – in cui aveva spiccato tra l’altro l’incontro del Pontefice e del capo dello Stato nel cortile con un gruppo di ragazzi di scuole delle zone colpite dal terremoto dell’anno prima - i temi toccati furono terrorismo, migranti, ambiente, giovani. «L’Italia e l’insieme dell’Europa - aveva rilevato il Papa nel suo discorso - sono chiamate a confrontarsi con problemi e rischi di varia natura, quali il terrorismo internazionale, che trova alimento nel fondamentalismo; il fenomeno migratorio, accresciuto dalle guerre e dai gravi e persistenti squilibri sociali ed economici di molte aree del mondo; e la difficoltà delle giovani generazioni di accedere a un lavoro stabile e dignitoso, ciò che contribuisce ad aumentare la sfiducia nel futuro e non favorisce la nascita di nuove famiglie e di figli». Non solo: era stata ribadito l’urgenza di una «cooperazione internazionale sui migranti».

La centralità della Costituzione e la «peculiare forma di laicità, non ostile»

Ma un altro tema molto sensibile nei rapporti Stato-Chiesa (da ricordare il caso della nota della Segreteria di Stato dello scorso luglio sul ddl Zan e la risposta in Parlamento di Mario Draghi, ndr): la Costituzione italiana – aveva detto Bergoglio - ha promosso «una peculiare forma di laicità, non ostile e conflittuale, ma amichevole e collaborativa, seppure nella rigorosa distinzione delle competenze proprie delle istituzioni politiche da un lato e di quelle religiose dall’altro», ricordando come grazie a questo «sia eccellente lo stato dei rapporti nella collaborazione tra Chiesa e Stato in Italia, con vantaggio per i singoli e l’intera comunità nazionale».

Il messaggio di Mattarella per gli otto anni di pontificato

Mattarella aveva toccato i temi del clima («Non abdichiamo all’accordo di Parigi») e dei migranti, concordando sulla necessità di un impegno comune. «I giovani ci interpellano e ci richiamano alla responsabilità di elaborare politiche di crescita al passo con i tempi». Su tutto un forte ringraziamento al Papa per la costante presenza della Chiesa al fianco delle istituzioni italiane. Ma tra i due molti sono stati anche i messaggi (a parte quelli di protocollo alla partenza e al rientro da ogni viaggio papale) e le telefonate, specie in momenti di difficoltà. Nello scorso marzo, in occasione dell’anniversario dell'elezione, Mattarella aveva inviato al Papa un lungo messaggio: «Operare con spirito di fraternità per superare le difficili circostanze dell’oggi, come Ella ci invita a fare è un forte richiamo all'esercizio di una cittadinanza responsabile e una guida sicura per quanti svolgono incarichi istituzionali e politici», aveva scritto il capo dello Stato, secondo cui «tale altissimo appello dischiude e abbraccia orizzonti che superano le contingenti condizioni sanitarie e le pur gravi difficoltà sociali che ne conseguono».


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