Due storie italiane

Paradossi e sorprese degli aiuti tarati sul calo del fatturato

In fase applicativa, i criteri adottati dalle norme sui Ristori economici accordati agli operatori penalizzati dalla crisi del Coronavirus portano a indennizzi molto diversi che rispecchiano la situazione affrontata dagli imprenditori

(ANSA)

3' di lettura

In fase applicativa, i criteri adottati dalle norme sui Ristori economici accordati agli operatori penalizzati dalla crisi del Coronavirus portano a indennizzi molto diversi che rispecchiano la situazione affrontata dagli imprenditori. Qui raccontiamo due casi reali.

La Srl che affitta immobili commerciali

La crisi collegata al Covid ha colpito quasi tutti i settori. La locazione di immobili dedicati alle attività produttive ha risentito degli effetti della pandemia. Le chiusure e le restrizioni decise per arginare il diffondersi della pandemia hanno messo in difficoltà gli inquilini che non hanno avuto le disponibilità finanziarie per pagare i canoni ai proprietari degli immobili.

Loading...

L'effetto della vendita
È quanto accaduto anche a una società di Padova. Si tratta di una Srl che opera appunto nella locazione di immobili commerciali. Originariamente aveva tre fabbricati, di cui due affittati e uno a disposizione. Quest'ultimo è stato venduto nel 2019 generando una plusvalenza di 52mila euro. Poiché nel calcolo del calo del fatturato contano anche le cessioni dei beni strumentali, questa vendita ha contribuito a rendere (di gran lunga) il valore del fatturato 2019 superiore a quello dell'anno successivo.Poi nel 2020 proprio a causa delle difficoltà della pandemia, la società è dovuta anche venire incontro alle esigenze dell'inquilino accordando una riduzione del canone di locazione.

I dati a confronto
La situazione che si è prospettata al momento della richiesta del fondo perduto previsto dal decreto Sostegni era la seguente:

Oricavi del 2019 sono pari a 223.503 euro

O fatturato 2019 pari a 2.338.268,06 euro (quindi con un fatturato medio mensile di 194.856 euro)

O Il fatturato 2020 è pari a 192.346,77 euro (quindi con un fatturato medio mensile di 16.029 euro)

L'aiuto ottenuto
Alla luce di questi dati la società ha ottenuto un contributo a fondo perduto di 89.414 euro che è superiore alla riduzione accordata agli inquilini, perché nel calcolo del calo prevale il concetto di fatturato dove vanno ricomprese anche le vendite dei cespiti. Questo fa schizzare il fatturato 2019 in confronto al 2020, generando a favore del contribuente un contributo a fondo perduto che non ne rispecchia il reale andamento economico aziendale.

Il bar aperto nel 2019

Alberto Rossi (il nome è di fantasia ma la storia è reale) nel 2019 ha deciso di aprire un bar a Verona. La partita Iva è stata aperta il 1° marzo ma l'inizio dell'attività, comunicato in Camera di commercio, è avvenuto solo dal 1° settembre 2019. Nei mesi trascorsi fra l'apertura della partita Iva e l'effettivo inizio dell'attività il contribuente, la ditta individuale creata da Alberto Rossi ha dovuto affrontare le spese e i lavori (compresi quello dell'allestimento locali) per riuscire a far aprire i battenti al suo bar. Nonostante la pandemia, quindi, Rossi si è trovato nella situazione (paradossale) di aver riportato un valore medio di fatturato/corrispettivi nel 2020 più alto rispetto a quello del 2019.

I dati a confronto
La situazione è la seguente:

O i ricavi del 2019 sono pari a 46.800 euro;

O il dato relativo a fatturato/corrispettivi 2019 è stato pari a 46.800 euro (importo medio mensile di 5.850 euro spalmato negli 8 mesi, ossia quelli successivi al mese di apertura della partita Iva ma maturato in effettivi 4 mesi di attività);

O il dato relativo a fatturato/corrispettivi 2020 è stato pari a 78.156 (importo medio mensile di 6.513 spalmato nei 12 mesi).

Solo il contributo minimo
Se avesse potuto considerare i quattro mesi effettivi di attività, il calo tra il dato medio di fatturato/corrispettivi 2020 rispetto a quello 2019 sarebbe stato di oltre il 55 per cento. In questo modo, invece, le regole di accesso al fondo perduto consentono sì l'accesso all'aiuto, ma solo perché, eccezionalmente per chi ha aperto partita Iva dopo il 31 dicembre 2018, per l'importo minimo non è richiesto anche il requisito del calo del fatturato. Al barista di Verona spetta, quindi, solo l'importo di 1.000 euro.


Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti