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«Parasite» e gli altri: i migliori film dell’anno

Ecco i lungometraggi più importanti usciti nelle sale italiane nel corso del 2019: in testa il vincitore della Palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes

di Andrea Chimento

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Parasite

Ecco i lungometraggi più importanti usciti nelle sale italiane nel corso del 2019: in testa il vincitore della Palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes


4' di lettura

Il 2019 volge al termine e, come da tradizione, è tempo di stilare le classifiche dei migliori film visti nel corso dell'anno.
Partiamo dicendo che è stata un'annata davvero speciale per il mondo del cinema, ricchissima di titoli importanti e di grandi sorprese.
Ecco una lista di 10 preferenze, tra tutti i lungometraggi usciti nelle sale italiane da gennaio a giugno.
Parasite – Un grande successo di critica e pubblico, oltre alla vittoria della Palma d'oro al Festival di Cannes, hanno reso l'ultima fatica del regista sudcoreano Bong Joon-ho uno dei lavori più chiacchierati e osannati degli ultimi anni. Meritatamente, perché il film è un autentico capolavoro, scritto con tempi narrativi perfetti e capace di regalare una riflessione sulle differenze di classe da far rabbrividire per la potenza emotiva messa in campo. Bong alterna i generi (dalla commedia nera al thriller, ma non solo) per dare vita a un'opera appassionante, capace di scuotere per la sua originalità e per i messaggi proposti. Ogni sequenza è una piccola lezione di cinema. Un film incredibile.

The Irishman– In molti l'hanno definito il “canto del cigno dei mafia-movie”, ma questo film strepitoso è soprattutto un'opera testamentaria del cinema di Martin Scorsese, regista che, all'età di 77 anni, si conferma uno dei più grandi autori della storia. Con il personaggio di Frank Sheeran (sindacalista e mafioso americano realmente esistito), si attraversano cinquant'anni di storia americana. Lo stile magistrale e le interpretazioni di un terzetto di attori tornati ai fasti di un tempo (Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci) sono soltanto alcuni degli ingredienti di un'opera di cui si parlerà a lungo in futuro. L'ultima mezz'ora è tra le cose più grandi che siano state fatte nel cinema del nuovo millennio.

Dolor y gloria – Tra i migliori film della carriera di un grande autore come Pedro Almodóvar, «Dolor y gloria» è l'opera più personale del regista spagnolo. Tra dramma e commedia, dolori e glorie, Almodóvar racconta la (sua) vita di un regista in crisi, che troverà nei ricordi del suo passato la forza per tornare dietro la macchina da presa. Confezione magnifica e memorabile performance di Antonio Banderas per una pellicola che entra sottopelle e non ci lascia davvero più.

Burning – Un altro film coreano che non poteva mancare nella nostra classifica. Presentato al Festival di Cannes 2018 e arrivato quest'anno nelle nostre sale, «Burning» è l'ennesima conferma dell'enorme talento di Lee Chang-dong, regista capace di regalare sequenze che si imprimono a lungo nella mente dello spettatore. Il risultato è un grande film in cui la messinscena dell'autore è la vera protagonista dell'opera.

C’era una volta a Hollywood – Il nono film di Quentin Tarantino è una notevole riflessione su un periodo di transizione per il cinema americano, quando alla fine degli anni Sessanta (come l'avvento della New Hollywood insegna) era necessario cercare nuove strade perché l'industria a stelle e strisce stava cambiando completamente. Attraverso uno stile magistrale e una serie di citazioni memorabili, Tarantino firma un'opera dal sapore epico, in cui Leonardo DiCaprio e Brad Pitt danno vita a duetti già memorabili.

L’ufficiale e la spia – Roman Polanski torna a firmare un grandissimo film, incentrato sul celebre Affare Dreyfus, ma con tanti riferimenti anche alla sua storia personale. Una lezione di cinema da parte di uno dei registi che ha fatto la storia della settima arte, valorizzata dall'ottima prova di un cast in piena forma e da un ritmo narrativo invidiabile.

Storia di un matrimonio – Noah Baumbach firma quello che fino a oggi è il suo film migliore. Più che la “storia di un matrimonio” è la “storia di un divorzio” tra un uomo e una donna pronti a combattere per il figlio e per il proprio onore. Prodotto da Netflix, «Storia di un matrimonio» è anche la sfida tra due metropoli come New York e Los Angeles e ha l'incipit migliore dell'anno. Straordinari i due protagonisti Adam Driver e Scarlett Johansson.

La vita invisibile di Euridice Gusmao – La grande sorpresa dell'anno è questo splendido film brasiliano incentrato sul complesso rapporto tra due sorelle, divise dal padre e portate a cercarsi per tutta la vita. Praticamente impossibile trattenere le lacrime di fronte a quest'opera sincera e commovente, dotata di una delicatezza narrativa e di una raffinatezza registica decisamente rare.

Toy Story 4 – Il quarto capitolo della saga di «Toy Story» è l'ennesimo miracolo della Pixar Animation. Un film capace di coinvolgere, divertire e farci commuovere per la sua grande profondità. Woody compie un nuovo viaggio per salvare i suoi amici e scoprire qualcosa in più di se stesso e, ancora una volta, è un piacere vivere una nuova avventura insieme a lui e agli altri giocattoli.

Noi – Al decimo posto potevano essere inseriti numerosi film che avrebbero meritato di entrare nella classifica (da «Joker» a «Ritratto della giovane in fiamme», solo per citarne un paio), ma l'annata è stata talmente ricca che vanno fatte diverse esclusioni eccellenti. La scelta così ricade su un film da riscoprire come «Noi», una vera e propria sorpresa firmata da Jordan Peele, che ragiona in maniera originale e potente sulle differenze di classe (tanto da poter collegare alcuni spunti a «Parasite»), raccontando attraverso una serie di importanti allegorie gli Stati Uniti di ieri e di oggi (non a caso il titolo originale «Us» è sia la traduzione di “noi” che l'acronimo di United States). Un film che ci fa ricordare quanto l'horror sia il genere perfetto per fare del cinema puramente politico.

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