turismo

Parchi di divertimento in crisi Rinviate tutte le inaugurazioni

L’industria dei parchi a tema conta in Italia, secondo i dati dell’associazione, 230 parchi e su base annua genera un giro d’affari, compreso l’indotto, di un miliardo di euro.

di Enrico Netti

3' di lettura

Il mondo dei parchi a tema di fronte all’emergenza coronavirus non riesce a vedere un piano B e rischia il tracollo. «Siamo estremamente preoccupati perché non pensiamo che si possa affrontare e risolvere la pandemia in breve tempo - premette Giuseppe Ira, presidente dell’Associazione parchi permanenti italiani -. In ogni caso il Covid-19 è arrivato al momento della riapertura della stagione dopo la pausa invernale in cui le imprese hanno investito oltre cento milioni. Le inaugurazioni sono rinviate».

A rischio non ci solo gli investimenti in conto capitale, negli ultimi anni il valore degli asset secondo l’associazione ha beneficiato di investimenti per circa dieci miliardi, oltre soprattutto a migliaia di posti di lavoro in quella che è pur sempre una industria del divertimento estremamente labour intensive. Secondo il presidente i primi a rischiare il posto saranno, per il momento, saranno i circa 15mila lavoratori stagionali perché al momento i parchi sono stati obbligati a rinviare le inaugurazioni e restano in stand by, in attesa di altre indicazioni. Per questo motivo sono state rinviate le campagne di recruiting e quindi è impossibile formare il personale. Un fattore che allungherà i tempi della ripartenza.

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In questo quadro l’Associazione chiede al Governo un pacchetto di misure specifiche a tutela dell’intero comparto, a partire da agevolazioni fiscali, cassa integrazione straordinaria, moratoria per pagamenti fiscali e bancari oltre ad altre misure volte ad agevolare i pagamenti dell’Iva.

«I danni finanziari sono enormi e in assenza di interventi di sostegno rischiamo il tracollo - continua Ira -. Le società che avevano aperto le campagne di prevendita prima della pandemia incassavano 10mila euro al giorno ora, se tutto va bene, 300-400 euro. Sperando che i clienti non chiedano indietro i soldi e cambino le date dei biglietti. Chiediamo di non essere dimenticati per non entrare in uno stato di profonda sofferenza».

L’incertezza cresce con il rinvio delle inaugurazioni. Il parco che, per esempio, doveva aprire i cancelli il prossimo 14 marzo ora ha posticipato l’apertura alla fine di marzo. Un campanello d’allarme perché il timore degli imprenditori si proceda di rinvio in rinvio in funzione dell’evolversi della situazione sanitaria. «Se si perderà la settimana di vacanze di Pasqua il danno sarà incommensurabile e impossibile da recuperare» dice allarmato il presidente dell’associazione. C’è poi lo stop alle gite scolastiche che rappresentano una quota importante del business, fino al 40% degli incassi.

Come misure prudenziali a tutela dei visitatori i gestori possono predisporre dei controlli con i termoscanner ai varchi d’ingresso e colonnine igienizzanti. Il tutto in attesa di un completo ritorno alla normalità.

L’industria dei parchi a tema conta in Italia, secondo i dati dell’associazione, 230 parchi e su base annua genera un giro d’affari, compreso l’indotto, di un miliardo di euro. Una voce che include la ristorazione, la parte alberghiera, i gadget con i characters. Gli addetti nei parchi sono 25mila tra diretti (10mila) e indiretti (15mila) a cui si devono aggiungere altre 60mila persone dell’indotto. Ogni anno i parchi accolgono circa venti milioni di visitatori italiani e 1,5 milioni che arrivano dall’estero. Anche per questo attorno a ogni parco sono sorte strutture alberghiere che ospitano quei visitatori che vogliono dedicare più di 24 ore al parco. Questi hotel realizzano 1,1 milioni di pernottamenti l’anno.

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