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Parchi logistici: ecosistema tra riciclo, verde e aree per il relax

I primi esperimenti per ripensare i parchi logistici secondo una logica che non sia solo di risparmio energetico e di performance dell’edificio

di Laura Cavestri

L’area break alla Fercam, realizzata con container in disuso e legno da pallet

2' di lettura

Stazioni mobili per il rifornimento dei mezzi elettrici e colonnine disposte “a raggiera” attorno ai sistemi di accumulo di uno stoccaggio energetico composto interamente di megawatt prodotti da pannelli fotovoltaici. Ma anche progetti di recupero dei pallet usati, per dare vita ad arnie, arredi in legno e barbecue dei venerdì sera.

Ripensare i parchi logistici secondo una logica che non sia solo di risparmio energetico e di performance dell’edificio. Ma come un ecosistema coerente, progettato per minimizzare sia l’impatto sull’ambiente che i tempi di rifornimento dei mezzi e la loro movimentazione negli spazi a disposizione. E che attraverso un circuito di economia circolare – che coinvolge anche partners, associazioni artigianali e terzo settore – porti verde, aree relax e benessere anche nelle zone industriali, negli interporti. In una logica simile a quella di «attrarre e far star bene i collaboratori» che dopo la pandemia è diventata un must nella progettazione degli uffici di classe A.

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Una via la indica Fercam, società altoatesina di logistica, nata nel 1949: 2150 dipendenti, oltre 500mila mq di superficie coperta e quasi 1 miliardo di fatturato.

«Abbiamo iniziato – ha spiegato Dino Menichetti, regional manager di Fercam – con un progetto di relamping a led e sensori intelligenti sui 34 impianti di proprietà e l’autoproduzione di energia elettrica con pannelli fotovoltaici che entro l’anno ci consentirà di ottenere 4,5 megawattora. Ora ci stiamo dedicando alla progettazione di aree di stoccaggio e ricarica per i nostri veicoli a emissioni zero, introdotti per la distribuzione last mile, mantenendo libero l’accesso alle ribalte. Insieme ai ricercatori del Cnr-Itae stiamo studiando soluzioni di ricarica mobili, che possono essere avvicinate all’occorrenza ai mezzi. Per l’abbattimento delle emissioni dei mezzi pesanti – prosegue Menichetti – abbiamo investito su veicoli a Lng, con l’obiettivo di sostituire progressivamente la fornitura di metano fossile con biometano da fonti rinnovabili e partecipiamo a progetti di ricerca per un futuro utilizzo di idrogeno nei trasporti». Riprogettare le aree logistiche tenendo conto di questi cambiamenti diventa essenziale.

Dalla necessità di offrire ai camionisti un’area break «è nata – racconta Menichetti – l’idea di riutilizzare container dismessi e pallet in legno a perdere, per creare una zona relax confortevole ed ecosostenibile. A partire da questa esperienza, Fercam ha costituito – lo scorso dicembre – Echo Labs, società non profit del gruppo». Si tratta di un laboratorio permanente di “compensazione sociale” che coinvolgendo scuole, associazioni no-profit con know how ambientalista, falegnamerie sociali che sostengono formazione e occupazioni di persone fragili, produce arredi in legno per interno ed esterno, arnie per le api, contenitori per piante che favoriscono l’impollinazione ma anche gadget per le imprese. Echo Labs fornisce alle piccole imprese materia prima (il materiale da riciclo) e committenti (i propri partners e fornitori). All’interporto di Bologna, Echo Lab, in collaborazione con Prologis, sta progettando sia gli arredi del centro sportivo che spazi verdi e vivibili per il relax di dipendenti e operatori della logistica.

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