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Parco del Vesuvio, 50 operatori aderiscono al Marchio di qualità

Quattro i settori coinvolti nel progetto: agricoltura, artigianato, ristorazione e turismo

di Rosaria Sica

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(Marka)

Quattro i settori coinvolti nel progetto: agricoltura, artigianato, ristorazione e turismo


2' di lettura

Una nuova sfida per il Parco Nazionale del Vesuvio, la realizzazione di un Marchio a cui già oltre 50 operatori hanno dato adesione. Una sorta di bollino blu che rappresenti un valore aggiunto per i prodotti e i servizi disponibili sul territorio.

«Credo molto in questo progetto – dice il Presidente dell'Ente Parco Nazionale del Vesuvio, Agostino Casillo - è un’occasione unica per creare una rete di operatori qualificati sul nostro territorio che, sposando la filosofia di sostenibilità ambientale dell'Ente Parco, potranno utilizzare nella loro attività il “marchio del parco” come strumento forte di marketing e riconoscibilità territoriale».

All’ombra del Vesuvio è stata dunque lanciata la nuova sfida, quattro i settori coinvolti – agricoltura, artigianato, ristorazione e turismo – e già sono diverse decine gli operatori interessati a ricevere il marchio.
Un segno identificativo per le aziende che sono particolarmente sensibili alle tematiche ambientali e che si distinguono per l’ecosostenibilità e per la gestione dei rifiuti. Uno strumento forte di riconoscibilità ambientale ma anche di immagine.

Si è avviato un percorso dal basso che porterà ad una certificazione ambientale, su base volontaria, gestita direttamente dall’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, con il supporto esterno di Enti di ricerca specializzati nel campo, si punterà sul naming Vesuvio che inevitabilmente comporta un'attenzione maggiore da parte degli utenti, incuriositi dalla nuova idea di marketing.

Negli incontri, il presidente Agostino Casillo e il direttore Stefano Donati, hanno illustrato il percorso, innovativo per il Parco Nazionale del Vesuvio, che si seguirà per arrivare alla redazione del Regolamento del Marchio.
Gli operatori intervenuti, ognuno per i rispettivi settori di appartenenza, hanno fornito indicazioni utilissime che dovranno essere successivamente utilizzate, per ciascuna tipologia di settore, per redigere i disciplinari di condotta mirati a migliorare gradualmente le performance ambientali delle singole aziende, nel settore della gestione dell'acqua, dell'energia, dei rifiuti e in tutti gli aspetti legati alla mitigazione dei cambiamenti climatici.

«È il primo passo di un processo partecipato – ha dichiaratao Donati – che ci consentirà in primo luogo di avere dei tavoli di confronto permanenti con gli operatori del territorio e, ancor più, di accompagnarli in un processo di miglioramento graduale delle loro performance ambientali, puntando a generare un'offerta turistica competitiva anche sul fronte della ecosostenibilità dei servizi».

Un esperimento che ha già visto la luce in un altro importante parco della Campania, il Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni: oltre 120 sono le aziende che hanno aderito al marchio del Parco e che lo espongono a garanzia della territorialità e dell’attaccamento ad un luogo di eccellenza ambientale. Un successo in termini di numeri e visibilità nazionale.

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