Discriminazioni di genere

Pari opportunità, denunce anonime per le violazioni. Fa discutere la proposta Orlando

Il ministro del Lavoro a Radio24: verifiche per evitare che chi segnala questo tipo di violazioni non sia esposto a ritorsioni. Emma Bonino: no alle delazioni, il ministro si fermi

Donne e Lavoro

3' di lettura

Fa discutere la proposta annunciata dal ministro del Lavoro Andrea Orlando di piattaforme anonime che denuncino chi viola l’articolo 27 del codice delle Pari opportunità che prevede il divieto di fare «domande sulla vita personale alle donne al momento dell’assunzione». In un colloquio a Radio 24 il ministro ha sottolineato che non si tratterebbe di si tratterebbe di «delazioni» e che l’istituto «esiste anche in altri ambiti» ma «purtroppo questa normativa non viene applicata, perché le donne hanno paura» anche di rischiare così la tenuta del loro posto di lavoro. Invece, questa iniziativa che «va approfondita e studiata» ha aggiunto Orlando, potrebbe «consentire di evitare questo problema».

Divario occupazionale

Il ministro aveva parlato domenica 21 marzo a “Obiettivo 62%. L’occupazione femminile come rilancio nazionale”, webinar cui hanno particapato numerosi suoi colleghi di governo: Vittorio Colao, Elena Bonetti, Mariastella Gelmini, Mara Carfagna, Enrico Giovannini, assieme al mondo dell’associazionismo e altri. Un tema quanto mai attuale visto che il Covid ha colpito duro proprio l’occupazione femminile, aumentando un divario che era già alto nel nostro paese, fanalino di coda rispetto ai suoi pari.

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Piattaforme anomine contro le violazioni

Orlando ha parlato della creazione di «meccanismi di piattaforme anonime che denuncino chi viola l’articolo 27» del codice delle Pari opportunità che prevede il divieto di fare «domande sulla vita personale alle donne al momento dell’assunzione». Lo Stato, riconosce il ministro del Lavoro, deve fare la sua parte dove ora è carente: «Abbiamo due Italie e in una le infrastrutture sociali non ci sono e lavorare per una donna è praticamente impossibile».

Per questo è «imprescindibile» approvare finalmente il Livelli essenziali delle prestazioni che consentano di “misurare” le prestazioni del welfare: «Avere standard unici è una risposta potente per evitare l’impraticabilità del lavoro per milioni di donne o la scelta» di lasciare «con la nascita del primo figlio» ha detto Orlando. Al Nord e nelle grandi aree urbane dove ci sono i servizi, ha osservato «l'occupazione femminile è più alta».

Bonino: il ministro si fermo

La proposta del ministro del Lavoro non piace a Emma Bonino: la storica esponente radicale riconosce che si tratta di un’iniziativa «a fin di bene». «Ma - aggiunge -, come lei ben sa, la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Per favore, si fermi!». L’ex ministro e commissario europeo scrive che «tanto sono appassionata al tema della parità, tanto trovo inaccettabile questa ipotesi: non è con un altro strappo allo stato di diritto che promuoveremo alcunché per le cittadine e i cittadini del nostro Paese. Senza stare a ricordare i disastri delle passate delazioni, lei sa bene ministro che esistono altri strumenti per affrontare il tema, a partire dai controlli. Spero di aver capito male la sua proposta e spero che la spieghi meglio. Ad ogni modo, ministro si fermi».

Zangrillo (Forza Italia): scorciatoie Orlando pericolose

Critiche alla proposta sono arrivate anche da Forza Italia: «L’invito alla denuncia anonima è segno di uno Stato ormai incapace di far rispettare la legge, che non trova di meglio che alimentare la macchina del fango, piuttosto che creare le condizioni affinché ciascuno si senta libero di rivendicare i propri diritti» sostiene Paolo Zangrillo, capogruppo di Forza Italia in Commissione Lavoro a Montecitorio. Che aggiunge: «La tutela delle donne e dei loro diritti è cosa seria e non merita di essere buttata in caciara, con improbabili scorciatoie dai potenziali effetti devastanti in termini di coesione sociale».

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