Grandi restauri

Parigi, il Grand Palais alla prova del restyling

Chiuderà per quattro anni per un intervento da oltre mezzo miliardo di euro

di Riccardo Piaggio

default onloading pic

Chiuderà per quattro anni per un intervento da oltre mezzo miliardo di euro


3' di lettura

Nella topografia di Parigi, il Grand Palais non è solo un padiglione fieristico nel cuore della capitale, ma più precisamente il cuore della memoria culturale pubblica del Paese e di una certa idea della Francia. Nato, con immediato effetto simbolico, nel 1900 in occasione di quell’Expo Universale che consacrò Parigi a Capitale incontrastata del mondo occidentale, è stato immaginato non come corpo a sè, ma come elemento di un ecosistema urbano, di cui fanno ancora parte il dirimpettaio Petit Palais e il Ponte Alessandro III, che celebrava il matrimonio tra l’Impero russo e la Terza repubblica francese, pronte alla Triplice Intesa.

Dopo la chiusura nel 1993 e fino al 2005 per un crollo di parte del vetro del tetto, dal prossimo anno il Grand Palais (e l’adiacente Palais della Découverte) chiuderà per altri quattro anni, per un restyling completo che costerà oltre mezzo miliardo di euro. L’evento di chiusura è in grande stile: i 13.500 metri quadrati del pavimento della NEF (la navata con il più grande tetto in vetro del mondo) saranno coperti di ghiaccio, per la realizzazione éphémère della più grande patinoire del mondo. Le Grand Palais des Glaces durerà fino all’8 gennaio prossimo. E non si tratta di semplice entertainment ad uso turistico, ma di un’operazione coerente con l’immaginario che fa di Parigi la città dell’art de vivre, cui verrà dedicato il prossimo anno un nuovo Musée poco distante, in Place de la Concorde.

Nel frattempo, il grand Palais ha continuato puntualmente a macinare i grandi eventi parigini dell’autunno, in primis la FIAC, la terza Fiera d’arte contemporanea per importanza dopo Basel/Miami Art e la londinese Frieze e Paris Photo, appuntamento commerciale che definisce lo standard del mercato mondiale della fotografia. Insieme, FIAC (197 Gallerie e settantaseimila visitatori) e Paris Photo (180 gallerie e sessantottomila visitatori) raccontano lo Stato dell’Arte di una fetta importante della creatività contemporanea e devono il loro successo anche al contenitore.

Il grand Palais, appunto, grande Halle dell'arte, nonostante sia praticamente rimasta immutata (anche all'interno) da oltre cento anni e non si sia mai aperta ad alcuna innovazione. Potere di Parigi. E ora? A poco più di un chilometro, la prossima estate sorgerà un Grand Palais éphémère, indovinate ai piedi di cosa? Della Tour Eiffel, l’altra certezza (estetica, simbolica e retorica) di residenti e turisti. Tra il pilone più famoso del mondo e l’Ecole Militaire (struttura analoga alla meno fortunata Caserma di Pinerolo), tornata in voga dopo il J’Accuse di Polanski, verrà edificato un padiglione di 10.000 metri quadrati che accoglierà i grandi classici parigini e pure il pattinaggio delle prossime Olimpiadi del 2024; mentre le Expo del Palais de la découverte avranno casa provvisoria in una avveniristica struttura integrale in legno al Parc Citroen, esperimento urbanistico progettato dall'inventore del Terzo Paesaggio, il sociologo urbanista Gilles Clément.

La Capitale del Regno/Impero/Repubblica francese, nonostante i rigurgiti anti-parigini della Francia rurale e quella degli esclusi al di là del Périphérique (che si sta pure esso trasformando), si trasforma e si aggiorna, senza buttare via niente, con tempi e costi (quasi) certi e la vocazione a continuare ad esser un grande, coerente simbolo di loisir, modello di iper-capitalismo (Piketty) senza finanza.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti