cinque i morti

Parigi, poliziotto fa strage di colleghi al commissariato. Indaga l’antiterrorismo

L’omicida, «dipendente modello» si era convertito all’Islam 18 mesi fa

di R.Sor.


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2' di lettura

È entrato in Prefettura, all’Ile de la Cité, armato di un coltello da cucina. In ceramica per sfuggire ai controlli. Tra le 12 e 30 e le 13 di giovedì 3 ottobre il dramma: ha colpito al primo piano - probabilmente nell’ufficio dove lui stesso lavorava - tre colleghi poi, scendendo le scale, ha assalito due donne. È giunto infine nel cortile centrale del palazzo, la Cour 19 août 1944, dove un poliziotto gli ha intimato di far cadere il coltello e gli quindi ha sparato colpendolo alla testa e uccidendolo.

Al termine della rapida sequenza di eventi, tre poliziotti e un agente amministrativo - oltre all’attentatore - sono morti, mentre una quinta persona - una delle due donne, sembra - è stata ricoverata per una ferita alla spalla in ospedale, da dove arrivano informazioni «incoraggianti».

Anche l’omicida, Michael Harpon, 45 anni, era un funzionario amministrativo della polizia, dal 2003 attivo nel servizio informatico del Dipartimento informazioni della prefettura che si occupa tra l’altro di immigrazione clandestina. Nato a Fort-de-France in Martinica, aveva 45 anni e un handicap all’udito. Era considerato, secondo un sindacalista, «un impiegato modello, senza storia».

Militari sul luogo dove si è consumato l’attacco al commissariato a Parigi

In un primo momento gli inquirenti avevano quindi escluso il movente terroristico e avevano fatto riferimento a possibili «tensioni e conflitti interni», sembra con un superiore, anche se - secondo il ministro dell’Interno Christophe Castaner - l’uomo non aveva mai presentato «difficoltà comportamentali sul lavoro» né erano emersi elementi che potessero giustificare anche «un minimo segnale di allerta».

In serata, fonti della polizia hanno però rivelato che l’uomo - sposato con una musulmana portatrice di un handicap simile al suo - si era convertito 18 mesi fa all’Islam. E all’indomani dell’attacco l’inchiesta è stata affidata alla procura anti-terrorismo.

La polizia ha in ogni caso perquisito l’abitazione dell’omicida a Gonesse, la città nella Val-d’Oise dove precipitò il Concorde nel 2000, a una trentina di chilometri dalla capitale. Ha inoltre fermato la moglie, Ilham Eddibes, poi interrogata con l’aiuto di un interprete nella lingua dei segni.

Le rivelazioni sulla conversione ha immediatamente spinto il Rassemblement national a chiedere con urgenza informazioni sul «profilo e le motivazioni dell’assassino», come si legge in un tweet di Marine Le Pen.

Il presidente Emmanuel Macron si è recato in prefettura, insieme al primo ministro Edouard Philippe, al procuratore generale di Parigi Rémy Heitz e alla sindaca della capitale Anne Hidalgo, per testimoniare il suo sostegno e la sua solidarietà «all’insieme del personale».

L’attacco cade il giorno dopo la grande «marcia della collera» dei poliziotti: una manifestazione alla quale hanno partecipato 27mila agenti per protestare contro il malessere dell’istituzione - gli agenti lamentano «vessazioni da parte della gerarchia» e «perdita di senso» - l’aumento dei suicidi - ormai 50 da inizio anno - e la riforma delle pensioni.

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