Francia

Parigi salva rassegne e saloni dalla nuova stretta per Omicron

I piani per il rilancio

di Chiara Bussi

 Visitatori di Maison&Objet 2021. L’edizione 2022, in programma a gennaio, è stata posticipata a fine marzo

3' di lettura

Nuove restrizioni per fiere e saloni, anzi no. Almeno per ora. L’annuncio natalizio del divieto di assembramenti con più di 2mila persone in luoghi chiusi in Francia per tre settimane a partire dal 3 gennaio ha subito scatenato un’ondata di annullamenti. Ben 130 sono stati di colpo “congelati” con perdite potenziali per un miliardo di euro.

Pochi giorni dopo il governo ha però corretto il tiro escludendo questo tipo di eventi dal perimetro d’azione della misura. Così, dopo i primi tentennamenti, anche gli organizzatori ci hanno ripensato. Solo 14 fiere o saloni sono stati rinviati ai prossimi mesi, quasi tutti in primavera, nella speranza di lasciarsi alle spalle la variante Omicron. Tra i rinvii eccellenti ci sono quelli di Maison & Objet, una delle principali kermesse del design che va in scena al parco delle esposizioni di Paris-Nord Villepinte. Doveva tenersi dal 20 al 24 gennaio ma è stata posticipata dal 24 al 28 marzo. O Museum Connections, appuntamento internazionale del business dei musei, spostato dal 19 gennaio al 30 marzo. Bisognerà invece aspettare il 2023 per il Salon du Mariage di Pontivy (in Bretagna) o per “ Respire la vie” di Vannes, dedicato al benessere e al bio, sempre nella stessa regione.

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Gli altri in calendario a gennaio sono stati tutti confermati. «È una nostra vittoria – dice Frédéric Pitrou, delegato generale di Unimev (Union Française des Métiers de l’Evénement) – che riconosce il peso e l’importanza del settore. La filiera degli eventi viene finalmente identificata come motore dell’economia». Prima della pandemia si tenevano ogni anno nel Paese 1.200 fiere e saloni con 250mila espositori e 23 milioni di visitatori, 5mila congressi e 380mila eventi di impresa con un giro d’affari per tutto l’indotto di 34,5 miliardi. I 18 mesi di sospensione quasi totale dell’attività hanno però presentato il conto. «Nel solo primo semestre 2021 - spiega Pitrou - gli attori della filiera degli eventi professionali hanno subito perdite per 8,2 miliardi. A questi si sono aggiunti gli 8 miliardi di incassi andati in fumo per gli operatori del turismo e del commercio. In più, a causa dell’annullamento degli eventi, gli espositori hanno dovuto rinunciare a introiti pari a 15,3 miliardi».

Gli aiuti messi in campo dal governo, sottolinea Pitrou, «hanno consentito di attutire il colpo. Nei primi sei mesi dello scorso anno era a rischio chiusura circa la metà delle imprese del settore e oggi possiamo dire che “solo” il 20% ha chiuso i battenti. È una delle crisi peggiori dalla seconda guerra mondiale, ma al momento della ripresa dell’attività nella seconda parte del 2021 abbiamo constatato la volontà forte dell’ecosistema (visitatori, clienti, espositori) di ritrovarsi in presenza. La paura, inoltre, non è più la stessa rispetto all’inizio della crisi dato che abbiamo ora la capacità di gestire i flussi di persone».

Dal 22 gennaio per partecipare a una fiera o a un congresso in Francia non basta più il pass sanitario ma serve quello vaccinale. «Grazie alla nostra professionalità e alle misure sanitarie - spiega il delegato generale di Unimev - il settore rinascerà ancora più forte». Perché questo succeda, fa notare, «saranno ancora necessari meccanismi di assistenza prolungati nel tempo perché per preparare un evento è necessaria una programmazione di diversi mesi». Il tema sarà al centro dei prossimi incontri con il ministero dell’Economia. «Uno degli ostacoli per la nostra filiera – fa notare Pitrou – è la serie di stop and go che ci impediscono di gestire l’attività in modo lineare».

Mentre entra nel vivo la campagna presidenziale Unimev ha inviato ai candidati un Libro bianco per il rilancio del settore. Tra le proposte spicca la creazione di un grande ministero per il turismo e per gli eventi professionali e finanziamenti ad hoc da parte di Bpi, la Cdp transalpina, per accelerare l’innovazione della filiera. «Il nostro settore – conclude Pitrou – è un acceleratore di rilancio delle imprese e dei territori e deve essere al centro dell’agenda».

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