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Parigi stravince (e Riad perde) nella partita per il Gnl dell’Artico russo

di Sissi Bellomo

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2' di lettura

Parigi ha segnato un nuovo punto a favore nella partita per il gas dell’Artico russo, mentre i sauditi sono rimasti a bocca asciutta. Negli ultimi giorni Novatek ha dato un’accelerazione al progetto Arctic Lng 2, assegnando alla francese TechnipFMC il compito di progettare e realizzare i tre treni di liquefazione del gas dell’impianto, ciascuno da 6,6 milioni di tonnellate l’anno.

Si tratta di un contratto Epc da ben 7,6 miliardi di dollari, affidato alla stessa società che aveva già vinto la gara per Yamal Lng, il primo degli impianti di Gnl avviato a tempi da record (e con enorme successo) dalla compagnia russa.

Anche l’italiana Saipem, in joint venture con la turca Renaissance, è coinvolta nella costruzione di Arctic Lng.

Soltanto lunedì Novatek aveva chiuso la ricerca di partner per il progetto da 21 miliardi di dollari, che conta di portare in produzione nel 2022-2023. A marzo era entrata con il 10% Total (altra società francese, già socia anche di Yamal Lng, con il 20%). Un altro 10% di Arctic Lng 2 era stato ceduto alla cinese Cnpc. E ora si sono affiancate – con quote identiche – la Cnooc, un’altra major cinese, e il consorzio Japan Arctic Lng, delle giapponesi Mitsui e Jogmec.

A Novatek resta una partecipazione del 60%, che il presidente Leonid Mikhelson ha chiarito di non aver intenzione di ridimensionare: «Abbiamo raggiunto il nostro target e questo ci permetterà di prendere la decisione finale di investimento», mentre il denaro incassato sarà impiegato «per finanziare nuovi progetti».

L’Arabia Saudita – che puntava a rilevare «una quota importante» di Arctic Lng 2 e che ancora a giugno ribadiva un forte interesse ad investire nel progetto attraverso Saudi Aramco – è rimasta fuori. Un’esclusione che fa riflettere, visti gli stretti legami che Riad e Mosca hanno intessuto in campo energetico, attraverso l’Opec Plus e non solo.

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