MEPHISTO WALTZ

Parigi val bene una messa


3' di lettura

Satanasso ne sa più di chiunque, quanto a cambiamenti epocali che hanno fatto la storia del mondo: dal Covid-19 - che vi entrerà più per questo aspetto che per il numero di vittime - volando indietro. Dal Vecchio (ossia Primo) Testamento col patto-sacrificio di Isacco e a Mosè. Dal pentateuco e deuterocanonici ai ventisette libri del Nuovo Testamento. Dal fuoco (Paleolitico Inferiore) alla ruota (Sumeri 3500 a.C.), dalla scrittura (Sumeri 3200 a.C.) all’alfabeto moderno (Egitto 2000 a.C.), dalla caduta dell'Impero Romano (476) a Carlo Magno e al Sacro Romano Impero (Natale 800) a Gutenberg (la Bibbia 1448-54). Cristoforo Colombo (1492), partito per «buscar el levante par el ponente», in realtà cercava un percorso nuovo alle spezie, gravate dai dazi arabi nella rotta attraverso i loro territori. Subito, in quel mondo dominato da Spagna e Portogallo, scoppiò una dura diatriba per stabilire a chi appartenessero le future scoperte nel Nuovo Mondo, che era “res nullius”, terre incognite tutte, eccetto le Bahamas.

Ci volle Alessandro VI Borgia col trattato di Tordesillas (1494), per tracciare una raya lungo il meridiano a 370 leghe (1700 km) a ovest di Capo Verde: quello che stava ad est spettava al Portogallo, quello ad ovest alla Spagna. A sancirlo arriverà Giulio II (Ea quae pro bono pacis, 1506). Olanda, Francia e Inghilterra furono tenute fuori. Ma si rifecero alla grande con la pirateria politica che da lì nacque. Ricordate il corsaro Francis Drake (1540-96) nominato baronetto da Elisabetta I (1533-1603)? Il mondo di allora era sotto l’egida del Papa che, sempre per divina potestate, pose un’unico limite al Trattato: tabù per le terre appartenenti a Principi cristiani e obbligo di evangelizzare le popolazioni. Dando così il via ai massacri di interi popoli, “Inter coetera”ed ”Eximiae devotionis”.

Il dopo Covid-19 (d come diavolo?) porrà altrettanti problemi irrisolvibili, sul piano politico ed economico a livello globale. E ci vorrà l’intervento di una sorta di pontefice, nell'impossibilità di mettere d'accordo i Paesi dell'Eurozona su movimento merci, persone, fisco e gestione comune del debito: un “creatore di ponti” per imporre un provvidenziale Piano Marshall, salvifico e risolutore. I più ottusi e retrivi, Olanda in primis, seguita da Germania e Paesi scandinavi oggi lo renderebbero impossibile. Vorrebbero portare il costo del lavoro italiano più in basso di un 30-40%, per avvantaggiarsi ancor di più. Ma con un ammicco, quel geniaccio del prof. Stefano Casertano ci sottolinea che l’intero debito dell'Eurozona compete per il 23,6% all'Italia, per il 22,9% alla Francia e per il 20% alla Germania. Non sarebbe difficile perciò accordarsi. Anche perché in termini nominali l’economia tedesca vale il doppio di quella italiana.

Il debito pubblico dell’Eurozona si spalmerebbe così per 29.000 euro su ogni cittadino, una bella cifra, ma del tutto affrontabile se ci inventasse una vera integrazione politica ed economica. Ad impossibilia ... si attende un Giulio II redivivo, un Draghi? «L’Europa val bene una messa», ammette a denti stretti il diavulin, parafrasando l'esclamazione di Enrico di Navarra (1553-1610). Lui, ugonotto vincitore della «Guerra dei tre Enrichi» (1585-89) contro Enrico III e Enrico di Guisa, abiurò la fede calvinista per diventare re di Francia, primo dei Borboni.

Lo citerà pari pari Chaplin in «Monsieur Verdoux» (1947), nel momento in cui varca la soglia della camera da letto nuziale ove l’attende una orrenda vecchia ricchissima signora, che ha appena sposato.

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