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Paris+ par Art Basel trionfa a Parigi

La prima edizione francese dell’appuntamento organizzato dal gruppo svizzero MCH ha entusiasmato pubblico e galleristi

di Silvia Anna Barrilà

Bertille Bak, Mineur Mineur, 2022. Installazione a Paris+ par Art Basel, stand di Xippas, Courtesy of the artist and Xippas © Rebecca Fanuele

5' di lettura

È stata accolta con grande entusiasmo la prima edizione di Paris+ par Art Basel (20-23 ottobre), la fiera prodotta da Art Basel a Parigi che ha soppiantato la storica fiera francese Fiac. Il brand svizzero, garanzia di qualità, è riuscito ad attrarre nella capitale francese un elevato numero di collezionisti internazionali, più di quanti ne riuscisse ad attirare Fiac, non solo europei ma anche americani, incuriositi dalla novità. Se prima si sceglieva tra Frieze e Fiac, quest'anno saltare Paris+ non era un'opzione. Non solo, i collezionisti hanno anche comprato abbondantemente, secondo quanto hanno riportato i galleristi con grande soddisfazione.

L'identità della fiera

I partecipanti sono 156 da 30 paesi su più di 700 che hanno fatto domanda di partecipazione, secondo le indiscrezioni. Per selezionarli, la fiera ha seguito tre criteri. “Sin dall'inizio questa fiera ha voluto porsi in continuità con Fiac - ha affermato il direttore Clément Delépine, – per cui abbiamo considerato la lealtà nei confronti del lascito di Fiac; poi, la forte relazione di Art Basel con alcune importanti gallerie; e, inoltre, abbiamo considerato i progetti con i quali le gallerie hanno fatto domanda di partecipazione, che sono stati analizzati dalla commissione selezionatrice. Ci siamo impegnati a includere più di un terzo delle gallerie francesi, e questo è ciò che conferisce l'identità alla fiera, la visibilità all'arte francese”.

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Lo stand di Galerie Poggi a Paris+ par Art Basel con l'opera Edvard Munch, “To gutter på stranden (Two boys on the beach)”, 1911, olio su tela, 94 x 99 cm, Courtesy of Paris+ par Art Basel

Le gallerie francesi

Dal canto loro le gallerie francesi non hanno espresso nostalgia nei confronti di Fiac, ma hanno salutato positivamente l'arrivo di Art Basel, nonostante il rischio di omologazione alle altre fiere organizzate dal gigante svizzero. “Ero nella commissione selezionatrice di Fiac e ora sono in quella di Paris+” ha dichiarato Florence Bonnefous, co-fondatrice della galleria Air de Paris. “Sono contenta di questa mossa, in poco tempo Art Basel è riuscita ad organizzare un'ottima fiera con un pubblico molto buono. La scena delle gallerie parigine si sta trasformando con l'arrivo di gallerie internazionali che si inseriscono nel centro della città, mentre le gallerie parigine si trasferiscono in spazi periferici. Sono molto ottimista rispetto al futuro, sebbene come gallerista sia sempre stata più vicina agli artisti che al mercato”. In stand ha creato una sorta di ambiente domestico partendo da due opere di Lily van der Stokker esposte nella famosa mostra “Chambres d'Amis”, curata da Jan Hoet nel 1986, che ha portato le opere al di fuori del white cube inserendole nelle case di 51 abitanti di Gent.

La Vip Lounge di Paris+ par Art Basel con vista sulla Tour Eiffel, Courtesy of Paris+ par Art Basel

L'evoluzione del mercato

Ma non sta cambiando solo la geografia delle gallerie. “Stiamo andando verso un rafforzamento del mercato secondario, ma anche il mercato primario è molto forte e rappresenta un'alternativa solida” ha affermato Tristan van der Stegen, direttore della galleria parigina Xippas. Ai vertici delle due principali case d'aste ci sono due francesi, Pinault e Drahi e, inoltre, sempre più gallerie sono attive sul mercato secondario, come Perrotin, soprattutto per acquistare i lasciti. Anche prima lo facevano, ma c'era maggiore discrezione. “Parigi è sempre stata una capitale culturale - prosegue van der Stegen -, ma ora è anche un'importante piazza di mercato; anche il governo locale l'ha capito e ne riconosce i benefici”. La galleria mostrava una grande installazione sul lavoro minorile dell'artista francese Bertille Bak, classe 1983, che il pubblico italiano conosce dalla Fondazione Merz, dove ha esposto nella prima parte di quest'anno in seguito alla vittoria della terza edizione del premio Mario Merz. L'installazione non è stata venduta il primo giorno di fiera (i video costano 50.000 euro, tutta l'installazione 65.000), ma la galleria ha subito venduto altre due opere al Fmac, Fonds municipal d'art contemporain de Genève.

Il Grand Palais Éphèmére, momentanea sede di Paris+ par Art Basel, Courtesy of Paris+ par Art Basel

Nuovi player in città

In occasione di Paris+ altre due gallerie europee si sono stanziate a Parigi: quella della tedesca Esther Schipper su Place Vendôme, con una personale dell'artista francese Etienne Chambaud, e quella dello svizzero Peter Kilchmann nel Marais. “L'idea è nata durante la pandemia” ha affermato Kilchmann, “non abbiamo avuto difficoltà a trovare lo spazio, poiché molti spazi in quel periodo si sono liberati. L'offerta culturale di Parigi è elevata, per cui attira un pubblico internazionale”. A quanto pare, il gioco vale la candela, come dimostra l'esperienza di Mariane Ibrahim, che ha aperto un anno fa. “Abbiamo trovato un'energia molto positiva da parte di collezionisti non solo francesi” ha affermato. “Abbiamo fatto un grande investimento nello spazio (400 mq), ma ad un anno di distanza abbiamo raggiunto il breakeven”.

Parigi caput mundi

Per il direttore Clément Delépine il momento favorevole di Parigi si fonda anche su una trasformazione delle istituzioni. “È un ottimo momento per Parigi – ha affermato – che è iniziato sei o sette anni fa grazie alle fondazioni private. Sono nate la Fondation Louis Vuitton, Lafayette Anticipations, la Bourse de Commerce con la collezione di Pinault, la Fondation Cartier si trasferirà presto in un nuovo spazio di fronte al Louvre, anche la Fondation Ricard si è trasferita in un nuovo spazio più ambizioso. La Francia non ha mai avuto una cultura di collaborazione tra pubblico e privato e questo sta cambiando, dando vita a nuovi ambiziosi progetti come la mostra di Cyprien Gaillard che è in corso in questi giorni tra il Palais de Tokyo e Lafayette Anticipations. È un segnale di un cambio di mentalità e anche maggiore apertura per iniziative culturali finanziate privatamente. In questo contesto è successa la Brexit, che ha favorito la crescita di una nuova capitale dell'arte. Parigi aveva tutte le carte in regola: il network di gallerie, le infrastrutture turistiche e poi, sono arrivate le gallerie internazionali che hanno creduto nel mercato francese. Prima Parigi era vista come la bella addormentata, ora è suonata la sveglia”.
Ma è un cambiamento destinato a durare? “Sì, Art Basel aiuta ad amplificare questo dinamismo con il suo network, le sue strategie e il suo softpower”. L'unica cosa che manca, per il momento, è il lead partner della fiera svizzera, Ubs, che è Global partner di Art Basel ma non compare tra i partner dell'edizione di Parigi.

Il dialogo con le istituzioni

Ad ogni modo, le gallerie ci hanno creduto, infatti, hanno portato in fiera a Parigi i loro tesori, contando sulle possibilità economiche degli acquirenti – secondo le indiscrezioni, alcune si sarebbero pentite di non aver portato opere con un livello di prezzo ancora più elevato – ma anche sulla loro raffinatezza e gusto. L'offerta include, addirittura, due opere di Fontana della serie “Fine di Dio”, entrambe verdi: una presso lo stand di Hauser & Wirth, ad un prezzo di 25 milioni di euro, secondo quanto pubblicato dalla stampa, e l'altra da Tornabuoni, che non ha rivelato il prezzo. I due Fontana non sono stati venduti il primo giorno, ma in compenso ci sono state numerose altre vendite milionarie. Zwirner ha dichiarato di aver venduto solo il primo giorno opere per 11 milioni di dollari, tra cui “Border” di Joan Mitchell del 1989 a 4,5 milioni, in concomitanza con la mostra dell'artista americana in dialogo con Monet alla Fondation Louis Vuitton. Un'opera su carta di Alice Neel, in mostra al Pompidou, “Evening in Riverside Park” del 1927, è stata venduta a 250.000 dollari. Collegamento con le mostre in corso nei musei anche da Galerie Poggi, che ha portato un'opera di Munch, mentre da Sprüth Magers c'era una scultura di Cyprien Gaillard. Anche la giovane italiana di base a Parigi Giulia Andreani, nominata al premio Duchamp, è esposta presso lo stand di Max Hetzler con un dipinto e un arazzo (i prezzi vanno da 5.000 euro per i disegni fino a 80.000 euro).
Gli artisti emergenti si concentrano nella sezione “Émergentes”, posta al centro della fiera allo snodo tra le due sale, dove c'era anche un partecipante italiano, Veda di Firenze, con l'artista Monique Mouton – un'ulteriore conferma per la galleria, dopo che quest'anno ha già partecipato ad Art Statements a Basilea.

Una crescita inarrestabile

In definitiva una fiera riuscita, sebbene la location non sia perfetta, ma il Grand Palais, con la sua grandiosità, dovrebbe riaprire nel 2024, lo stesso anno di un altro evento a cui la città si sta preparando con fervore, le Olimpiadi. La crescita di Parigi non sembra destinata a fermarsi.

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