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Parità di genere: è il motore dell'innovazione

Pandemia e guerra hanno aggravato il gender gap. La formazione nelle materie STEM è uno snodo abilitante anche per superare il divario nelle professioni emergenti

4' di lettura

Nel 2022 i progressi verso la parità di genere sono in fase di stallo e il rischio di inversione si sta intensificando in un contesto di crisi stratificate: inflazione, pandemia, emergenza climatica, guerre ed esodi su larga scala stanno avendo un impatto sproporzionato sulle donne col rischio di calcificare cicatrici nella società. Il Global Gender Gap Report 2022, curato per il World Economic Forum, conferma i trend segnalati dopo l'irruzione sulla scena del covid.
Nel 2022, secondo le proiezioni, il divario globale di genere sarà stato colmato del 68,1%. Al ritmo attuale, ci vorranno 132 anni per raggiungere la piena parità. Prima del 2020 sarebbe “bastato” un secolo.

Le prime 10 economie hanno colmato almeno l’80% dei loro gender gap (in testa a tutti l'Islanda con il 90,8%) ma l'Italia si colloca solo al 63° posto su 146 Paesi considerati dal rapporto a causa di un ritardo in ambito smart working unito a un'endemica precarietà. Il modello di lavoro basato sul conteggio delle ore in ufficio penalizza l'affermazione delle donne e incide di conseguenza sul tasso di natalità: dopo la Finlandia, siamo il paese Ue con un calo più vistoso di nati e l'età media delle donne al momento del parto ha raggiunto i 32,2 anni (ISTAT 2021).
In Italia, solo nel 2019 si è raggiunto il traguardo di una donna su due al lavoro. Poi il tasso è risceso al 49,4% del 2021. I dati sull'empowerment politico (41° posto del ranking) e sulla partecipazione economica e opportunità (114°) confermano il poco performante dato italiano dove le donne nei livelli esecutivi sono solo il 17% e tra i Ceo il 3% (nel 2020 era il 4%, fonte European Women on Boards). La differenza in busta paga fra un italiano e un'italiana è del 23,7% (-2.705 euro, media europea 29,6%, fonte Eurostat).

L'occupazione femminile è più bassa laddove è più fragile la rete delle infrastrutture sociali. L'Istat parla di quattro Italie (Nord, Sud, grandi città e aree interne) dove il Pnrr si propone di agire per superare ogni disuguaglianza anche perché le donne devono investire almeno il doppio del tempo nel lavoro domestico rispetto agli uomini (fonte Ipsos 2021).
Rispetto alla digitalizzazione, si nota una sottorappresentazione delle donne nei settori a rapida crescita come quelli del Cloud Computing (14% della forza lavoro), AI (32%) e ingegneria (20%). Nelle materie Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), le donne rappresentano il 16% contro il 34% degli uomini (fonte Ggg-Wef) e i laureati in materie Stem, in Italia, Germania, Francia, Spagna, Regno Unito, Grecia e Malta sono in media il 26% del totale, insufficienti per colmare i fabbisogni (Osservatorio Stem Deloitte).
La formazione nelle materie Stem è uno snodo abilitante fondamentale anche per superare la sotto-rappresentanza femminile nelle professioni emergenti e, secondo l'Istituto Europeo per l'Uguaglianza di Genere, colmando questo specifico gender gap, l'Ue incrementerebbe il Pil pro capite fino al 3%.

Talvolta questi dati, che sottintendono anche azioni concrete per il miglioramento della società nella quale viviamo, rimangono poi nei cassetti delle aziende quando invece si tratta di prendere delle decisioni concrete. Ma fortunatamente non sempre è così. Incentivare le giovani allo studio delle discipline Stem, e dunque ponendo particolare attenzione al talento femminile, è ad esempio un percorso avviato da tempo da Philip Morris Italia, consapevole che la parità di genere è il “motore dell'innovazione”.
È stato questo il focus di un convegno promosso di recente dall'azienda nel suo stabilimento di Crespellano (Bo), in collaborazione con la community Women at Business. Da qualche tempo, Philip Morris Italia è entrata a fare parte della Rete CapoD, una comunità di aziende per le Pari Opportunità nata sul territorio bolognese in stretta collaborazione con le istituzioni pubbliche. Le due affiliate italiane del gruppo, Philip Morris Italia e Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna, sostengono anche ValoreD, la prima associazione di imprese che promuove l'equilibrio di genere, partecipando a iniziative, progetti e azioni mirate come l'indagine #ValoreD4STEM che ha coinvolto più di 150 impiegate delle due affiliate.

Scienza e parità di genere rappresentano due fattori chiave della trasformazione per un gruppo che da anni ha intrapreso un profondo cambiamento della sua visione aziendale ed è in prima linea nella costruzione di un ambiente di lavoro inclusivo.
Philip Morris Italia e Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna sono infatti le prime tra le realtà aziendali italiane ad avere ottenuto l'EQUAL-SALARY Certification, che attesta la parità di retribuzione a parità di mansione svolta tra uomini e donne. L'azienda è stata la prima multinazionale al mondo a certificare tutte le affiliate, diventando di fatto il primo gruppo mondiale certificato EQUAL-SALARY, a testimonianza dell'impegno concreto per combattere il gender gap.

Oltre a un innovativo accordo individuale per lo smart working, da novembre 2021, per esempio, è stato introdotto Global Parental Leave (GPL), un programma globale che consente ai futuri genitori di concentrarsi sulla cura del/la figlio/a nel periodo successivo alla nascita o all’adozione e garantisce un periodo minimo retribuito al 100% per entrambi i genitori, a integrazione di quanto già previsto dalla normativa nazionale e dal contratto integrativo aziendale.

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